PRESENTAZIONE SABATO 9 DICEMBRE DI UNA NUOVA OPERA SULLA CHIESA DELLA IMMACOLATA CONCEZIONE DI PISTICCI

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“La Chiesa della Immacolata Concezione. 400 anni di Storia. Antiche Confraternite a Pisticci”. E’ il nuovo libro di Giuseppe Coniglio che incrementa la già ricca letteratura religiosa della cittadina jonica. Nell’opera l’autore, rispetto alle precedenti edizioni, approfondisce con nuovi documenti la secolare storia della “chiesa nostra” come la chiamano gli abitanti del rione Dirupo, dove il tempio si trova, e miracolosamente rimasto indenne dal movimento tellurico del 1688 che distrusse buona parte dell’abitato. L’autore chiarisce che non tutto è ancora ben definito sulle origini della Chie­setta e che talvolta ad alcuni ri­sultati si è giunti per via di ipo­tesi e congetture abba­stanza verosimili. In origine era dedicata al culto di S. Gio­vanni al Fronte, con l’amministrazione dei Confratelli della Pietà. Per P. Egidio Di Lorenzo, studioso scrupoloso e attento, priore dei padri Bianchi, i lavori della costruzione iniziarono intorno al 1623 e si protrassero fino al 1626 quando la chiesetta fu aperta al culto. E’ certo comunque che operava già nel 1544, quando fu “visitata” da mons. Mi­chele Saraceno. Esisteva una prima Cappella, che “… aveva un altare, una cova ed immagini di santi sulle pareti. Un cam­panile con campana. Ha introiti vari ed è cappellano don Teo­doro de Parisio. Si dice che sia posseduta dalla confraternita”. Alcune modifiche furono apportate nel 1626, anno in cui fu istituita la Confraternita della Immacolata Concezione. Solo nel 1688, la chiesa divenne uffi­cialmente sede della Con­fraternita, con bolla vesco­vile, che contemplava l’in­vestitura ecclesiastica ed il cam­biamento di denomi­nazione. La chiesa fu così intestata alla Madonna della Im­macolata Concezione e cadde sotto il patro­nato della Magnifica Uni­versità di Pisticci, più volte re­staurata Venne inserita nell’Inventario di Chiese e Benefizi ecclesiastici della Ricettizia di Pi­sticci del 1799, con altre venti chiese ubicate nel perime­tro urbano e diciassette cappelle “extra moenia”. Coniglio descrive poi l’ambiente originario a pianta a croce latina, altare barocco, la tela settecente­sca della Vergine ed un prezioso soffitto ligneo del ‘700 a tempera, opera forse di artigiani del luogo. Il tutto assume una particolare im­portanza per la sua originale forma a carena di veliero, il cui an­damento ricurvo trova perfetta corrispon­denza ed ar­monia con la facciata che è semplice e ri­chiama vaga­mente il barocco, sormontata da due ro­soni e dal campanile. Del pa­vimento origina­rio, in cotto, non ri­mane alcuna traccia. La seconda parte del libro tratta della storia della Confraternita e le sue iniziative di carità, committente da Napoli di varie opere d’arte. Complessa rimane la vicenda della dipendenza della cappella. Nello statuto si riafferma la sua laicità con le cariche assolte solo dai confratelli, compresa quella di priore, mentre l’assistente ecclesiastico non ha facoltà di interferire negli affari interni. La famiglia Barbalinardo, cui apparteneva l’ultimo priore Giovanni, ha sempre rivendicato questo ruolo. Il libro è dedicato al dott. Giovanni Manolio, ginecologo presso l’ospedale di Policoro, e al suo grande amico, l’indimenticabile Mario Blotti, per la loro grande decozione alla Immacolata Concezione. Sarà presentato sabato 9 dicembre ore 18,30 presso l’associazione Enotria in piazza S. Antuono. Si intende poi precisare che la manifestazione non rientra nel calendario della Festa parrocchiale.

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