Premio Thalia 2023 a Giovanni Baldantoni e Enza Barbaro: il cibo primo elemento della memoria dei luoghi e del turismo delle radici

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Giovanni Baldantoni,  presidente Palazzo Italia Bucarest, “simbolo” del “made in Basilicata” nel mondo e dell’ingegno ed intraprendenza dei lucani all’estero ed Enza Barbaro, Presidente Associazione Cuochi Italiani “testimonial” della cucina euro mediterranea della tradizione e del mangiare sano, sono i vincitori del Premio Thalia 2023. La consegna del Premio è avvenuta da parte del segretario del Centro Studi Turistici Thalia Arturo Giglio in occasione della giornata conclusiva della Settimana della Cucina Italiana nel mondo a Bucarest. Per Il CS Thalia – che in contemporanea con Bucarest ha tenuto una seconda missione all’estero a Tirana con il presidente Piero Scutari – c’è un legame stretto tra il cibo, primo elemento della memoria dei luoghi, e il turismo delle radici secondo quanto emerge a Matera, nella seconda edizione di ”Roots-in”, la borsa internazionale del turismo delle radici. In proposito, l’istituto Crea (che si occupa di ricerca in agricoltura), in collaborazione con l’Università della Calabria (Dipartimento di Scienze Aziendali e Giuridiche)  ha realizzato un’indagine “Turismo delle Radici e dei Prodotti Agroalimentari. Percorsi e strategie per valorizzare l’olivicoltura e le aree rurali “. I risultati più significativi: gli emigrati che tornano come turisti per riscoprire le proprie radici sono fortemente legati alla terra dei propri avi (71%), ne apprezzano la cucina (83%), acquistano e consumano prodotti agroalimentari italiani anche al ritorno dopo il viaggio (oltre il 61% li ha acquistati negli ultimi 6 mesi e oltre la metà li ha consumati anche più volte a settimana) e li promuovono presso parenti e amici una volta tornati a casa (più dell’87% del totale). Infine, per oltre 73%, l’olio di oliva italiano è di qualità superiore, nonostante il mercato poco sviluppato all’estero, sia per la difficoltà a reperire il prodotto che per i prezzi elevati. Dunque i nostri emigrati sono a tutti gli effetti i migliori ambasciatori del “made in Basilicata e regioni del sud “ e i migliori canali di promozione turistica dei luoghi di produzione. Un potenziale per ampliare il mercato del nostro agroalimentare, un fenomeno che potrebbe interessare circa 60 milioni di italiani all’estero e un possibile introito stimato dagli esperti del Crea in  8 miliardi di euro. Ed il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero – attraverso il patrocinio del segretario generale Michele Schiavone – nel riconoscere Palazzo Italia, struttura di riferimento per la nostra comunità a Bucarest e per le imprese italiane interessate ad una presenza in Romania, ne sottolinea  “la missione e il ruolo delle attività di promozione enogastronomiche della cultura del cibo e del gusto italiani quali strumenti efficaci attraverso i quali si moltiplica l’imprenditorialità e la conoscenza culinaria e didattica delle vostre attività quotidiana”. Di qui l’intreccio con la “Carta di Palazzo Italia-Aci (Associazione Cuochi Italiani)” condivisa e sostenuta dalle istituzioni romene in occasione della Settimana della Cucina Italiana nel mondo con protagonisti nostri chef ed imprenditori emigrati nei Balcani.  La presidente dell’Aci, la lucana Enza Barbaro, sottolinea come le tradizioni alimentari, i prodotti tipici e le ricette portate dai nostri emigrati nelle prime valige di cartone, sono diventati l’attuale alimentazione della seconda e della terza generazione con alcune contaminazioni. Come  la tradizionale “minestra maritata” che – spiega – ha radici gastronomiche che risalgono al 500. Il presidente Giovanni Baldantoni – che ringrazia il segretario del Cgie Schiavone per l’attenzione – ha un progetto nel cassetto:  raccogliere le antiche ricette dei nostri primi emigrati , quando non c’erano tutti gli ingredienti necessari e per fare I piatti di casa e bisognava comunque arrangiarsi. Un progetto che si aggiunge alla raccolta delle ricette tradizionali lucane e del Sud e a quella delle ricette ideali per una buona circolazione cardiovascolare (“cucinare per e con il cuore”) realizzate da Enza Barbaro. “Sviluppare un’ottica del cibo inteso – spiega Barbaro – come ricordo delle radici di famiglia e territorio di nascita e come prima azione  di corretto stile alimentare”. Gli obiettivi centrali: valorizzazione delle tradizioni enogastronomiche delle Regioni e dei territori italiani, anche a fini turistici; valorizzazione della Dieta Mediterranea quale modello di stile di vita equilibrato; tutela e valorizzazione dei prodotti a denominazione protetta e controllata, unitamente ad azioni di contrasto al fenomeno dell’Italian sounding; azioni di promozione dei vini italiani per migliorarne il posizionamento sui mercati internazionali; attività di presentazione e internazionalizzazione dell’offerta formativa italiana del settore. Il riscontro di interesse che abbiamo registrato – conclude Baldantoni – è il migliore incoraggiamento a proseguire la nostra attività nei Paesi Balcanici, in Basilicata e in Italia e tra le comunità degli italiani all’estero.

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