Preoccupanti quelle crepe apparse sul Castello

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Ha bisogno di cure, prima che sia troppo tardi. Bene hanno fatto quanti, a vario titolo – ma pur sempre in termini costruttivi – hanno acceso i riflettori della cronaca sul Castello Tramontano, maniero Cinquecentesco incompiuto per la morte del suo committente, avvenuta il 29 dicembre del 1514.

La segnalazione riguarda la torre che guarda verso la sottostante via Lanera, adiacente alla Casa di spiritualità Sant’Anna. Giunti sul posto, prevale l’evidenza dei fatti. Ad ogni modo, non manca, copioso ed eloquente, il materiale fotografico che consente di valutare, anche da parte dei non addetti ai lavori, una condizione di palese sofferenza.

Senza scomodare non secondarie ragioni storiche, la salvaguardia è necessaria prima di tutto al fine di tutelare la pubblica incolumità. Dopo la sicurezza, non meno importante diventa l’intenzione di preservare il patrimonio culturale della città per mantenere viva una memoria controversa, eppure interessante, ancora da approfondire, in quanto non mancano motivi di nuove letture e ulteriori possibili novità.

Il castello sorge sulla collina di arenaria denominata del “Lapillo”, ricca di acqua sorgiva che viene rilasciata lentamente a valle, verso la Gravina. L’opera gareggia visivamente e per mole con la Cattedrale, incarnando un’architettura difensiva che rappresenta un’importante testimonianza delle vicende politiche di un’epoca cruciale per la città. Tuttavia, la sua salvaguardia non è solo auspicabile, richiede una pianificazione attenta e una spesa oculata delle risorse all’interno di un orizzonte gestionale dinamico.

È importante, a questo proposito, coinvolgere tecnici specializzati nella conservazione del patrimonio architettonico, così come esperti in grado di definire un preciso percorso di valorizzazione e fruizione: da bene passivo ad attrattore positivo. Non è mai un’ambizione banale, in definitiva quella che, onestamente, cerca di bilanciare l’opportunità di preservare il patrimonio culturale e di creare opportunità economiche per la comunità locale, possibilmente mantenendo in vita la memoria storica della città.

Pasquale Doria
Matera Civica

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