Crisi sanitaria e lavorativa: è richiesto anche l’intervento del presidente della II commissione Luca Braia.

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La denuncia dell’Unità di Crisi, che si fa portavoce del disagio di cittadini, imprese e lavoratori: rischi per l’ordine pubblico.

Una situazione realmente drammatica: è quanto emerge dal resoconto dell’Unità di Crisi Sanitaria Basilicata ed inviato via PEC a Luca Braia, presidente della II Commisione Permanente della Regione Basilicata

Più passa il tempo e più lo scenario diventa cupo e, alla sempre più tangibile crisi sanitaria si aggiunge la crisi lavorativa delle strutture sanitarie accreditate che, a causa degli atti degli uffici regionali e dell’ASP, si trovano ad affrontare vertenze lavorative e la rabbia crescente dei pazienti che, frustrati, se la prendono con le strutture e i loro lavoratori, benché la colpa non sia da attribuire a loro. Il tempo passa e sembra sia diventato sempre più difficile uscire da questa situazione senza un intervento deciso da parte della Giunta e del Consiglio Regionale, al fine di tutelare il diritto alla salute dei cittadini e salvaguardare il livello occupazionale dell’intero comparto.

È su quest’ultimo punto in particolare che il consigliere Luca Braia, in veste di Presidente della II Commissione, che è chiamato ad agire da parte dell’Unità di Crisi. Si capisce bene che in questa circostanza il tema della salute e quello del lavoro sono legati a doppio filo e  se non si risolve il primo non si può risolvere nemmeno il secondo. 

Nella PEC vengono ripercorsi sinteticamente i punti cruciali che hanno portato a questa crisi, di cui tra l’altro il consigliere si presume sia già ben informato. “Per meglio comprendere la drammatica e diffusa pericolosità” – si legge nella PEC –  si fa riferimento anche ai dati dell’AGENAS e della Regione Basilicata stessa che evidenziano la drastica riduzione nell’erogazione di prestazioni della specialistica ambulatoriale in Basilicata. Restituendo in modo inconfutabile l’assoluta necessità di prestazioni sanitarie specialistiche per l’intera popolazione lucana. 218.875 prestazioni specialistiche ambulatoriali da recuperare fino al 31/12/2022. Questo dato, riportato dalla stessa Regione Basilicata, deve intendersi ancora più allarmante in vista dell’interruzione improvvisa nell’erogazione di prestazioni da parte delle strutture private convenzionate. Non meno preoccupanti sono i dati riportati dal documento dell’Agenas che per quanto riguarda la Basilicata e le prestazioni di specialistica ambulatoriale a pazienti oncologici (codice esenzione 048), riporta una verticale diminuzione nel 2021 di prestazioni ambulatoriali erogate, pari al 65,59% rispetto al 2018! Diminuzione di prestazioni che sale al 75,68% per il codice esenzione E01 (bambini e anziani).

In questo scenario di assoluta criticità, essendo la fruizione di prestazioni sanitarie e l’erogazione delle stesse, riunite in un binomio inscindibile strutture/pazienti, l’adozione dei nefasti atti regionali, citati nella PEC, produce conseguenze altrettanto drammatiche e pericolose per la tenuta dei livelli occupazionali e per l’ordine sociale.

Le strutture sanitarie sono in prima linea e si trovano sempre più spesso, loro malgrado (essendo anche loro parte danneggiata) a fronteggiare la rabbia dei cittadini, a rischio anche dell’incolumità fisica degli operatori.

È indiscutibile che tale situazione ha creato un rilevantissimo allarme sociale come risulta dalle notizie divulgate dagli organi di stampa.

La popolazione contesta alle strutture sanitarie convenzionate di non potersi più curare altrove o di non avere le risorse economiche per poter pagare le cure. La sensazione di dramma, diffusa nella popolazione degli utenti con patologie croniche spesso anche oncologiche o neuro degenerative, è giustificata dal timore di non poter più rispettare la corretta cadenza dei controlli diagnostici e di dover rinviare le relative terapie aggravando la propria condizione di salute.

Altrettanto dolorosa è la condizione di persone con esiti di trauma o esiti chirurgici e di bambini bisognosi di costanti terapie logopediche che, non potendo più accedere ad una corretta riabilitazione, rischiano la perdita di funzionalità fisiche.  Non meno importante è la situazione in materia di prevenzione attraverso le prestazioni cosiddette salva vita finalizzate alla diagnosi precoce di patologie oncologiche, che nel periodo pandemico sono state sospese producendo purtroppo risultati drammatici in termini di tardività. 

La sommatoria di tutte queste situazioni di criticità sta generando una pressione sociale elevatissima, tale per cui le strutture convenzionate con il SSN dovranno ricorrere sempre più spesso all’intervento delle forze dell’ordine per sedare le rimostranze della popolazione che non accetta più attese.

In tale contesto non si riesce neanche ad immaginare cosa possa succedere se costretti a dover chiamare l’utenza già prenotata fino alla conclusione dell’anno, per comunicare la cancellazione degli appuntamenti, sapendo bene che non vi sono percorsi alternativi da offrire verso altre strutture accreditate o verso quelle pubbliche regionali, generando così un ulteriore ed odioso paradosso di cura in altre regioni. 

Incredibile, di fronte a tutto ciò, è la mancata presa di coscienza della Regione Basilicata che sembra voler proseguire con ulteriori provvedimenti ad aggravare, se possibile, l’emergenza che già, in concreto, sta precipitando rapidamente.

“Ciò posto, l’Unità di crisi sanitaria – Basilicata” si legge nella PEC inviata al Presidente della II Commissione – “per trovare una rapida soluzione della situazione che consenta di evitare l’immediata interruzione delle prestazioni sanitarie e il contestuale licenziamento del personale addetto, ritiene doveroso chiedere la via dell’urgenza affinchè le soluzioni possibili e non più dilazionabili possano e debbano essere compiute nelle sedi più autorevoli della partecipazione democratica.”–

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