Gratitudine per la fisioterapia dell’Ospedale di Policoro: un porto sicuro in una complessa odissea sanitaria. 

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Un’odissea lunga 14 anni per problemi alle ginocchia, con continue complicazioni e diversi interventi. eppure quello di Rosa Ranù, per una volta, non è un racconto di recriminazione ma di gratitudine. 

In un percorso accidentato c’è stata la fortuna di trovare le figure giuste. C’è “gloria” anche per il Sistema Sanitario della nostra Basilicata in questa vicenda di buona sanità, in particolare per il reparto di Fisioterapia dell’Ospedale di Policoro.

E’ qui che la signora Ranù ha trovato un porto sicuro nelle sue diverse complicazioni legate in un primo momento a una gonartrosi e poi sfociate in diversi altri problemi. Oltre che per Policoro c’è gratitudine anche per l’Osepdale Rizzoli di Bologna, dove la signora ha trovato la provvidenziale presenza del dottor Giovanni Pignatti (Direttore della struttura complessa di Ortopedia Generale).  

E’ stato lo stesso Pignatti, nel gennaio 2024, a operarla di protesi totale, un intervento a cui ha fatto seguito la fisioterapia presso l’Ospedale di Policoro. A marzo 2024 il ritorno a Bologna per il controllo, ed è in questa occasione che il dottor Pignatti si è complimentato con il reparto di Fisioterapia di Policoro e in particolare con il dottor Elio Antonio D’Alessandro per la qualità del lavoro

Da qui il ringraziamento della signora Rosa: “Il mio grazie profondo, oltre che allo straordinario lavoro del dottor Pignatti del Rizzoli, va a tutto il reparto di Fisioterapia dell’Ospedale di Policoro e in particolare al dottor Elio Antonio D’Alessandro. Ho gioito quando a Bologna mi hanno detto che non c’era bisogno di tornare ancora perché il lavoro a Policoro era stato fatto nel migliore dei modi. Il dottor D’Alessandro, oltre a essere un grande professionista, è anche una persona di straordinaria umanità, mi è stato sempre vicino e continua a farlo tutt’ora anche con un semplice messaggio per sapere come vanno le cose”. Belle storie di attenzione, vicinanza e qualità professionale, che meritano di essere raccontate accanto alle storie di malasanità. Per fortuna non esistono solo quelle. 

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