Ricominciare dal Piano del Lavoro. Un invito al dialogo sociale con i Patti di integrità territoriale.

Giancarlo Vainieri Presidente del CSSEL (Centro studi sociali e del lavoro)-UIL Basilicata 

L’idea di un’ Piano e di un patto per il lavoro’  nel racconto degli esponenti sindacali confederali è un approdo recente, ma ha radici antiche. Intanto ‘il patto per il lavoro’ in Basilicata ha una ragione attuale e sfidante. Preparare una piattaforma di confronto largo con le Istituzioni e la società locale, ’rigorosa, propositiva e soprattutto innovativa, mutuando il meglio delle esperienze svolte nelle regioni più avanzate d’Italia’.

Un documento di lavoro più generale nella prima parte (L’orizzonte di una nuova frontiera sociale. L’Europa e la Regione oltre le diseguaglianze crescenti. Un nuovo modello di politiche di sviluppo post-Covid) .Con una agenda più dettagliata nella seconda parte :le ‘esigenze strategiche’della regione nel tempo postpandemico. La competitività e l’attrattività, la svolta ecologica, le infrastrutture, la protezione sociale, il nuovo lavoro, l’innovazione.

Che poi è l’idea di una nuova filigrana della regione dispersa nei suoi cento borghi che si riunisce con le connessioni scorrevoli (Basilicata mover); dei progetti delle ‘green communities’ e della circolarità; delle filiere produttive che si completano; della  prossimità di una ’ comunità immaginata ‘e praticata con un  turismo fatto, di culture e scenografie dei piccoli e medi centri che si aprono mobilitando ospiti e professioni dalla riviera di mare all’interno delle valli. 

Dopo la lunga disintermediazione dei corpi sociali nei decenni scorsi i sindacati spingono oltre la semplice funzione rivendicativa, guardando alla generalità, alla globalità dei fenomeni della vita sociale ed individuale. Non è questa una opportunità che fa bene all’insieme della comunità locale? Servono ancora  metodi e scelte di esclusione e di riduzione della funzione sindacale?

La riflessione intorno al ‘documento unitario’ sembra attingere  proprio a quella lunga scia degli accordi del 92/93che assicurarono all’Italia il superamento della crisi ..Lasciando tuttavia incompleto un capitolo, pure anticipato in quei decisivi accordi :quello degli accordi ed intese regionali per costruire modelli programmati e compartecipati di sviluppo locale. Uno spazio di assoluto valore ed attualità da riprendere e continuare .

.Ma è chiaro che la ricerca di accordi non esclude gli aspetti conflittuali  del capitalismo globale, ‘il movimento del mondo’ che prende vie e trasformazioni inimmaginate. Anche la realtà contrattuale si è già trasformata! Nei recenti accordi aziendali infatti spiccano  i diritti di informazione e della sicurezza e le misure di ristrutturazione. Al contrario crollano nel 2020 le tematiche centrali del 2019(salario e straordinario dal 24 al 3%e welfare).Come pure sono ridotti intorno all’8%gli accordi sulla flessibilità e sul part-time.

Ecco che il gioco cambia .Cresce il polo della contrattazione decentrata legata al territorio, della nuova dimensione locale dello sviluppo ,cogliendo una aspirazione di ripresa post-pandemica. 

Non è solo l’italia sportiva ed olimpionica a primeggiare. Pil, export, edilizia sono in netto rilancio. Nel 2021 è rilevante l’ aumento del Pil tra il 5,5 e 6%, di spicco nel contesto europeo. 

Nel dopo Covid l’economia è più forte, beneficia di un ciclo di riforme e misure strutturali del biennio 2015/17 ,tra cui industria 4.0 che si dimostra reattiva proprio agli impulsi energici delle politiche pubbliche .

Avanza il desiderio di una società più visionaria, oltre le strettoie della crisi. Una sorta di ‘raccoglimento’ dice De Rita (Censis) proprio quando l’onda è più bassa ,una presa di coscienza di nuovi spazi . Mettere al centro la fatica delle imprese e del lavoro anche nel conflitto per distribuire le nuove risorse.

La pandemia  ha posto una sfida ardua alle istituzioni stesse e non le ha lasciate immutate. L’agire pubblico ha ripreso quel senso profondo e ‘classico’  dell’azione,di ogni azione come ‘inizio’ e ‘comando’. Cosi l’azione pubblica è sempre l’inizio di qualcosa di nuovo. E’la sfida di una nuova programmazione che nel tempo post pandemico non può che essere cooperativa e ‘popolare’, con un innesco forte della partecipazione sociale e sindacale.

Senza il filo del programma non ha alcun effetto  il nuovo ciclo dei Fondi europei , di “breve” (Fondi SIE ed FSC 2014/2020, REACT-UE), di “medio” (Recovery Fund) e di “lungo” periodo (Fondi strutturali e fondi FSC 2021/2027).

Ma la sfida si vince se si pone mano, oltre il semplice ‘government’ ,agli assetti amministrativo –gestionali regionali. Con un vero’ piano di cambiamento organizzativo’ che recuperi attraverso la contrattazione decentrata il corretto rapporto tra ‘piano generale degli obiettivi  ed il controllo della loro attuazione(il ciclo di Anthony). Con i Dipartimenti e le unità operative , rivisitati e rafforzati nelle linee di attività assegnate, nei piani di fabbisogno ed aggiornamento del personale, nella capacità realizzativa delle opere e degli interventi. Supervisionati  con strutture di missioni  e manager di progetto.

Si fa cosi ora?  La Commissione europea dice al Governo italiano,  per il Pnr:’..coinvolgete le autorità locali ed i portatori di interesse,tra cui le parti sociali durante l’intera esecuzione degli investimenti e delle riforme incluse nel piano’.

Attivando anche strumenti innovativi di partecipazione: i ‘Patti di integrità territoriale’ con enti indipendenti e soggetti della  società civile  e con laboratori ed iniziative nei cantieri. La rete del volontariato del terzo settore e del sindacato come agente di sviluppo può fare molto . 

Un primo punto è comprendere che non si tratta  solo  di conoscere le scelte fatte dalle Istituzioni. La sfida vera  è di contribuire alla formazione di queste scelte. Con la coprogettazione. Perchè ci sono saperi, esperti e non esperti di cui si giova il genius dei   territori. Periferie, integrazione urbana, sanità di comunità , scambi generazionali ,modelli di energie alternative, green food e reti di assistenza domiciliare sono i temi del futuro  nelle dorsali interne, meridionali e lucane, con una partecipazione libera e competente.

Giancarlo Vainieri Presidente del CSSEL (Centro studi sociali e del lavoro)-UIL Basilicata 

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