LA NOSTRA LETTERATURA. IL VENTENNIO FASCISTA A PISTICCI NELLA RICOSTRUZIONE DEL PROFESSOR CONIGLIO

PISTICCI. La nostra letteratura. Opere che vale la pena rileggere. Ad 80 anni dalla entrata in guerra dell’Italia – proprio di questi giorni. Era il 10 giugno 1940 –  il regime fascista del ventennio, continua a far parlare di sé, tra gli storici, i politici e il mondo della cultura. E se nel corso del tempo la storiografia ha in gran parte chiarito  caratteri, protagonisti ed eventi di quel difficilissimo e discusso  periodo, c’è un’altra storia che merita di essere scoperta e raccontata. Cosa fu appunto il ventennio nei piccoli centri sparsi sul territorio italiano? Al di là dei grandi monumenti, delle avventure imperiali, dell’alleanza con la Germania nazista, dell’ascesa e del tragico tracollo del regime nazionale, cosa è accaduto, in quegli anni, nelle cittadine di provincia e nei paesi italiani? E’ l’interrogativo che ha mosso l’opera del professor Giuseppe Coniglio, storico pisticcese già autore di numerosi volumi di indagine sugli argomenti più vari, brigantaggio, religione e civiltà locali. “Il ventennio  fascista a Pisticci”, libro firmato da Coniglio,  si pone l’obiettivo di portare a conoscenza pubblica “le cronache, gli avvenimenti e i personaggi” (come recita il sottotitolo) di quell’epoca nel territorio pisticcese, attraverso un’accurata, precisa e documentata ricostruzione storica che parte dal periodo prefascista e dalle condizioni che, anche quì, resero possibile il pieno affermarsi del regime. In 14 capitoli e 160 pagine, ricche anche di inedite e preziose fotografie, l’opera passa  in rassegna gli anni del potere fascista, le amministrazioni con particolare riferimento al podestà Antonio Pelazzi, i rapporti con la chiesa, gli oppositori del regime (gli “ammoniti politici” o i “vigilati speciali”), le vicende dei confinati politici – tra i quali  spiccavano nomi importanti come Umberto Terracini, presidente della Costituente, Filippo Doria Pamphili, primo sindaco di Roma – l’atmosfera culturale e socio-economica dell’epoca fino agli avvenimenti bellici e dunque alla caduta del regime, non disdegnando tuttavia di sottolineare vicende singolari quali la storia della banda musicale cittadina e la realizzazione di opere pubbliche non trascurabili come il serbatoio idrico, il Mattatoio, la nuova chiesa di San Rocco, la ristrutturazione delle scuole elementari, la Fontana Monumentale di P.za Sant’Antonio Abate. Ed altre opere importanti. Altrettanto interessanti gli allegati al volume, tra cui ad esempio il resoconto del discorso del veterinario Nicola Lo Franco, nel maggio 1923, da cui si ricava tutta la retorica del linguaggio e dei proclami del tempo. Coniglio cerca di prescindere il più possibile dal condire la narrazione con giudizi e considerazioni di valore, tentando la strada difficile della pura presentazione di fatti, documenti e ritrovati storici. “Mia  costante preoccupazione – precisa l’autore – è stata quella di liberare il lavoro da distorsioni ideologiche e consegnarlo al reale accadimento dei fatti, lasciando poi libero il lettore di pervenire ad un suo particolare giudizio”. Lo stesso non manca tuttavia di sostenere la tesi che vede, in quello pisticcese, una versione morbida e più moderata di fascismo. Certo, resta molto arduo sfuggire ad una presa di posizione su un periodo che è comunque stato, anche quì, tutt’altro che indolore. Comunque, al di là di tutte le considerazioni, quello di Coniglio è il primo valido tentativo di analizzare ciò che accadde a Pisticci in un periodo “tra i più controversi della nostra storia”,  Il suo merito è dunque quello di aver aperto un nuovo capitolo di discussione su questi avvenimenti, in modo che ciascuno possa ricordare o conoscere gli avvenimenti che hanno fatto la nostra storia, anche quando questa ha purtroppo segnato pagine tristi e dolorose. Un lavoro, che non dovrebbe mancare nelle  biblioteche di famiglia.

MICHELE SELVAGGI

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