AMARCORD – RIVIVIAMO I RITI DELLA SETTIMANA SANTA E DEL VENERDI ABOLITI QUEST”ANNO

PISTICCI. Senza ulivo, comunione e riti del venerdì, la strana Pasqua di quest’anno. Stop forzato, legato al Covid 19, che per la prima volta dopo secoli, non permette lo svolgimento degli struggenti riti, tra fede, storia e tradizione, rivissute attraverso la Passione di Cristo. Riti qui riproposti puntualmente ogni anno, attraverso emozioni da vivere e spiritualità tutta da scoprire. Un’aria impregnata di fede e di dolore, avvertita in ogni angolo della città. Riti espressivi di una civiltà, di una antica cultura, di un sentimento di pietà misto di religiosità popolare. Un appuntamento con fede e storia per perpetuare momenti spirituali e penitenziali, sempre ricchi di fascino arcano che si perde nei tempi. Da qui la necessità, in questo triste contesto che ci accompagna da oltre un mese, di farli rivivere – sperando di fare cosa gradita – per ricordare a tutti il loro svolgimento, attraverso quel ruolo di primo piano che li ha caratterizzati. In centro, come a Marconia, Scalo e Tinchi, l’evento, da sempre ritenuto sinonimo di grande riflessione, toccando altissime punte di partecipazione e coinvolgimento. Già dallo scorso anno, i riti pasquali registrarono la novità dei nuovi parroci nominati dal Vescovo: don Rosario Manco alla Parrocchia S.Pietro e Paolo, don Antonio Di Leo a Cristo Re e don Giuseppe Ditolve allo Scalo. Manifestazioni che prendevano il via la Domenica delle Palme per concludersi con l’apoteosi della Resurrezione. L’appuntamento più importante col momento spirituale più atteso, il giorno dei Misteri del venerdì santo, con la solenne processione serale con lungo, lento, mesto corteo con le note funebre della banda cittadina e canti tradizionali. Partenza dalle varie parrocchie, poi l’incontro in P.zza S. Rocco e il via alla processione, percorrendo poi le più importanti vie del centro dietro i simulacri dell’ Addolorata e feretro di cristallo di Gesù morto, portati a spalla da devoti e scortati da donne vestite di nero, dietro cui si muove tutta la città. Corteo che termina a sera inoltrata in piazza Umberto, con benedizione e scioglimento delle processioni che separatamente raggiungevano le proprie sedi. Rito di grande commozione che si perde nei secoli – come recentemente ci ricordava don Michele Leone in preparazione alla S.Pasqua – estremamente seguito e sentito a testimonianza di come qui, fede e religiosità siano sentimenti ben radicati e sempre forti. Fino agli anni 70, le processioni dei Misteri, precedute dai “troccolanti”, erano addirittura 4. Suggestive e piene di fascino, anche i riti del Gesù morto, a Marconia e a Pisticci Scalo. La settimana santa si concludeva con momenti di grande riflessione e preghiera durante il silenzio liturgico del sabato, preludio alla Pasqua di resurrezione. Quest’anno, purtroppo, non sarà cosi. Un interessante iniziativa suggerita dal pisticcese di Reggio Emilia Donato Vena che propone per il pomeriggio del venerdi santo, l’affaccio alle ore 19,30 di tutti i cittadini sui balconi per cantare insieme, in assenza della tradizionale processione, la canzone “La cattura di Gesù”: “E quanne Giese mo fu pigghiat, a chiesa jeranne mo fu purtate e la Madonna jeret la porta mo li senteva le staffilate……..”. Proviamoci tutti insieme.

MICHELE SELVAGGI

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