Kurt Cobain: 25 anni dalla sua morte

“Io non provo più emozioni nell’ascoltare musica e nemmeno nel crearla nel leggere e nello scrivere da troppi anni ormai. Questo mi fa sentire terribilmente colpevole. Per esempio quando siamo nel backstage e le luci si spengono e sento il maniacale urlo della folla cominciare, non ha nessun effetto su di me, non è come era per Freddie Mercury, a lui la folla lo inebriava, ne ritraeva energia e io l’ho sempre invidiato per questo, ma per me non è così. Il fatto è che io non posso imbrogliarvi, nessuno di voi. Semplicemente non sarebbe giusto nei vostri confronti né nei miei. Il peggior crimine che mi possa venire in mente è quello di fingere e far credere che io mi stia divertendo al 100%. A volte mi sento come se dovessi timbrare il cartellino ogni volta che salgo sul palco. Ho provato tutto quello che è in mio potere per apprezzare questo. “

“C’è del buono in ognuno di noi e penso che io amo troppo la gente, così tanto che mi sento troppo fottutamente triste. Il piccolo triste, sensibile…! Perché non ti diverti e basta? Non lo so! Ho una moglie divina che trasuda ambizione e empatia e una figlia che mi ricorda troppo di quando ero come lei, pieno di amore e gioia. Bacia tutte le persone che incontra perché tutti sono buoni e nessuno può farle del male. E questo mi terrorizza a tal punto che perdo le mie funzioni vitali. Non posso sopportare l’idea che Frances diventi una miserabile, autodistruttiva rocker come me. “

Sono spezzoni della lettera di addio che Kurt Cobain, il ledear dei Nirvana scrisse a 27 anni, nel pieno del suo successo, prima di uccidersi.

Una lettera, rivolta all’amico immaginario della sua infanzia, “Boddah,” nella quale racconta la sua disperazione e la sua frustrazione per non saper piu’ apprezzare la musica, la sua ragione di vita. Una morte che gettò nello sconforto  milioni di fan. Ed oggi a 25 anni dalla sua morte, fa davvero tenerezza leggere quella sua lettera nella quale confessa la sua fragilità, nella quale si evince come un ragazzo, non abbia saputo saputo gestire emotivamente tutto quello che gli stava accdendo. Fama, notorietà, ricchezza non sono serviti a non farlo sentire “un piccolo triste irriconoscente.” Nell’era dei social, dove tutti cercano, anche senza averne requisiti e diritti, la notorietà e la fama, oggi si celebra l’anniversario di quella assurda fine, la fine di un giovane di 27 anni che non sapeva piu’ divertirsi con la sua Musica.

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