Direzione Italia su ddl rendiconto e assestamento

“A differenza del nostro Paese, le altre principali economie europee hanno raggiunto da tempo i livelli pre 2007, e hanno tutt’oggi tassi di crescita nettamente superiori al nostro.  Infatti, mentre gli altri Paesi europei hanno superato il livello di pil che avevano nel 2008, prima della crisi, in Italia siamo a 6,5 punti percentuali rispetto al 2008. Vogliamo porci, ad esempio, qualche domanda sui motivi che hanno determinato negli ultimi 8 anni la chiusura di 158.000 imprese tra artigianato e commercio al dettaglio? Un dramma per lavoratori e famiglie.  Vogliamo chiederci come recuperare il milione di unità di lavoro persi rispetto a nove anni fa?”. Lo ha dichiarato l’on. Cosimo Latronico, capogruppo di Direzione Italia, a proposito dei ddl di  rendiconto ed assestamento del bilancio dello Stato. “ È vero che il numero di occupati è tornato ai livelli del 2008, ma se uno lavora una settimana, uno o due mesi o un anno, non è un lavoro vero ed effettivo. Conteggiare questo tipo di lavoro significa “truccare” le cifre per illudere gli italiani che siano aumentati i posti di lavori. La realtà, purtroppo, è ben diversa. Bisognerebbe, quindi, non limitarsi a festeggiare un debole segno più (oltretutto previsionale), ma capire come aumentare il passo della nostra ripresa e garantirne la sostenibilità, capire che anche questo piccolo segno positivo deriva da fattori esogeni e cioè da una ripresa più forte in UE e dalla politica monetaria della Bce. Ovvio che il prossimo disimpegno della Bce nell’acquisto di titoli italiani – ha continuato Latronico – rappresenterà uno dei principali fattori di instabilità per le nostre finanze pubbliche, con il serio rischio di un aumento dello spread. Vogliamo, ad esempio, menzionare cosa ha detto la Corte di Conti su questi documenti? Mi limito a ricordare che la Corte, oltre ad aver riscontrato una serie di anomalie e incongruenze nella contabilità delle amministrazioni con capitoli poco chiari, ha parlato di “nessuna reale riduzione della spesa” e “riforme pasticciate”. Basta poco, quindi, per smontare le “grandi imprese” del Governo Renzi (e del successivo Governo Gentiloni) e capire come sia stato devastante per il nostro Paese”.

Roma 28  settembre  2017

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