Il 28 ottobre, nell’ambito delle iniziative di Ottobre Rosa, un incontro dedicato alle differenze biologiche, alle disuguaglianze nella salute e alla necessità di una medicina sempre più equa, inclusiva e personalizzata, promosso dalla Consigliera di Parità della Provincia di Potenza e dall’IRCCS CROB di Rionero in Vulture, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università della Basilicata, che ne ha curato la direzione e il coordinamento scientifico.
La ricerca scientifica rappresenta davvero tutte e tutti? Quanto incidono le differenze biologiche e i fattori socioculturali sulla diagnosi, sull’efficacia delle terapie e sull’accesso alle cure? E quali conseguenze può avere, sulla salute delle persone, una conoscenza scientifica costruita senza considerare adeguatamente le differenze tra donne e uomini?
Sono questi gli interrogativi al centro del convegno “La salute ha un genere? Ricerca e pari opportunità, dalla prevenzione oncologica a una medicina capace di riconoscere le differenze”, in programma mercoledì 28 ottobre 2026, dalle ore 10:00 alle 12:30, presso l’Aula T3 bis, IV piano, Padiglione 2 I del Campus di Macchia Romana dell’Università degli Studi della Basilicata.
L’iniziativa si inserisce nel calendario di Ottobre Rosa e rappresenta un ulteriore momento di approfondimento del progetto “La scoperta sei tu – Donne di scienza. Donne di prevenzione”, promosso dalla Consigliera di Parità della Provincia di Potenza, Simona Bonito, in collaborazione con l’IRCCS CROB di Rionero in Vulture e l’Università della Basilicata, che ha visto la realizzazione di una mostra dedicata alle donne protagoniste della storia della scienza, attraverso le opere dell’artista Maria Ditaranto.
Un progetto nato dall’idea di costruire un dialogo tra arte, ricerca scientifica e cultura della prevenzione, restituendo visibilità al contributo delle donne, al progresso della conoscenza e, contemporaneamente, richiamando l’attenzione sull’importanza della diagnosi precoce e della tutela della salute femminile.
Dalla valorizzazione delle donne nella scienza alla necessità di riconoscere le differenze nella medicina: è questo il percorso culturale e scientifico che lega le due iniziative.
Se la mostra ha inteso rendere visibili le donne che hanno contribuito, spesso superando pregiudizi e ostacoli, alla costruzione del sapere scientifico, il convegno del 28 ottobre propone di compiere un passo ulteriore: interrogarsi su quanto quel sapere sia oggi capace di rappresentare la complessità delle persone e di tradursi in percorsi di prevenzione, diagnosi e cura realmente appropriati. L’iniziativa rientra nel programma delle azioni del Gender Equality Plan di Ateneo approvato su proposta della Commissione di Ateneo coordinata dalla prof.ssa Aurelia Sole, prorettrice con delega alle Pari Opportunità e alle Politiche di Genere dell’Università degli Studi della Basilicata.
Perché parlare di medicina di genere?
Per lungo tempo, una parte significativa della ricerca biomedica ha assunto il corpo maschile come modello prevalente di riferimento, con una rappresentazione femminile non sempre adeguata negli studi clinici e nella sperimentazione farmacologica.
Questa impostazione ha contribuito a produrre lacune nella conoscenza delle differenze relative alla manifestazione delle malattie, alla risposta ai farmaci, ai fattori di rischio e ai percorsi diagnostici.
La medicina di genere nasce proprio dall’esigenza di superare una visione apparentemente neutra della salute, riconoscendo che donne e uomini possono presentare differenze biologiche e fisiologiche, ma anche condizioni sociali, economiche e culturali che influenzano l’esposizione ai rischi, l’accesso ai servizi sanitari e gli esiti delle cure.
Non si tratta, dunque, di costruire una medicina separata per donne e uomini, ma di promuovere una medicina più precisa, appropriata e giusta per tutte le persone, capace di considerare il sesso biologico, il genere e gli altri fattori che incidono sulla salute.
Una prospettiva che assume particolare rilievo nella prevenzione oncologica, dove l’efficacia degli interventi dipende non soltanto dall’evoluzione delle conoscenze scientifiche e delle tecnologie diagnostiche, ma anche dalla capacità di intercettare tempestivamente i bisogni, riconoscere i fattori di rischio e garantire un accesso equo agli screening e ai percorsi di cura.
La formazione dei futuri medici come investimento nella qualità della salute
Il convegno attribuisce un’attenzione specifica alla formazione universitaria e al ruolo delle nuove generazioni di professionisti sanitari.
L’obiettivo è offrire agli studenti di Medicina e Chirurgia un’occasione di confronto interdisciplinare per comprendere come le differenze biologiche, i determinanti socioculturali e le disuguaglianze possano incidere sulla pratica clinica.
Formare professionisti consapevoli di queste dimensioni significa contribuire alla costruzione di un sistema sanitario capace di superare approcci standardizzati quando non appropriati, valorizzare la personalizzazione dei percorsi assistenziali e riconoscere le condizioni che possono determinare disparità nella tutela della salute.
La parità, anche in medicina, non coincide con il trattamento identico di situazioni differenti, ma con la capacità di garantire a ciascuna persona risposte adeguate ai propri bisogni.
È questo il principio che attraversa l’intera iniziativa, nella convinzione che le pari opportunità non riguardino esclusivamente la partecipazione delle donne ai luoghi della ricerca e delle professioni sanitarie, ma anche il modo in cui la conoscenza viene prodotta, le priorità scientifiche vengono individuate e le prestazioni sanitarie vengono organizzate.
Il programma del convegno
I lavori saranno moderati dalla prof.ssa Aurelia Sole, prorettrice con delega alle Pari Opportunità e alle Politiche di Genere dell’Università degli Studi della Basilicata, e dal prof. Vincenzo Brancaleone, Coordinatore del Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia dell’Unibas.
Alle ore 10:00 l’apertura sarà dedicata al tema “Ottobre Rosa in università: salute, conoscenza e uguaglianza”, con i saluti istituzionali di:
- Giuseppe Terrazzano, Direttore del Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università della Basilicata;
- Simona Bonito, Consigliera di Parità della Provincia di Potenza;
- Vitina Claps, Vicepresidente della Provincia di Potenza;
- Rocco Mario Calabrese, Direttore Sanitario dell’IRCCS CROB;
- Angela Pia Bellettieri, Direttore Sanitario dell’AOR San Carlo;
- Rocco Paternò, Ordine dei Medici di Potenza;
- Magda Cornacchione, Ordine dei Farmacisti di Potenza.
Alle ore 10:15, il prof. Vincenzo Brancaleone interverrà sul tema “Dalla sperimentazione ai dati: perché le differenze contano”, approfondendo il ruolo della rappresentatività nella ricerca scientifica e l’importanza di considerare le differenze nella produzione e nell’interpretazione delle evidenze cliniche.
Alle ore 10:45, il dott. Marco Materazzo – Unibas, affronterà il tema “Oltre la sensibilizzazione: prevenzione oncologica, rischio e accesso alle cure”, ponendo l’attenzione sulla necessità di tradurre la cultura della prevenzione in percorsi concretamente accessibili, appropriati ed efficaci.
Alle ore 11:15, il dott- Carmine Picone – Unibas, terrà una relazione dal titolo “Diagnostica per immagini tra screening e precisione: la personalizzazione dei percorsi radiologici”, dedicata al contributo delle tecnologie diagnostiche e alla crescente importanza di percorsi personalizzati.
Alle ore 11:45 si svolgerà una discussione aperta tra relatori e studenti sul tema “Progettare una ricerca e una medicina più inclusive: a che punto siamo?”, per favorire un confronto sulle sfide ancora aperte e sulle prospettive di evoluzione della ricerca e della pratica clinica.
La conclusione dei lavori è prevista alle ore 12:00.
Dalla prevenzione alla cultura dei diritti
Il convegno intende riaffermare un principio fondamentale: la salute è un diritto universale, ma la sua effettiva tutela richiede la capacità di riconoscere e affrontare le differenze e le disuguaglianze.
La medicina di genere costituisce, in questa prospettiva, un punto di incontro tra ricerca scientifica, politiche sanitarie e pari opportunità. Una sfida che chiama in causa non soltanto il mondo medico e accademico, ma anche le istituzioni, chiamate a promuovere una cultura della salute fondata sulla conoscenza, sull’equità e sull’accessibilità.
Il percorso avviato con “La scoperta sei tu” conferma così la volontà di andare oltre il carattere simbolico delle campagne di sensibilizzazione, costruendo occasioni di approfondimento capaci di produrre consapevolezza e alimentare una riflessione duratura.
Dalla rappresentazione delle donne nella storia della scienza alla loro rappresentazione nella ricerca clinica, dalla prevenzione oncologica alla personalizzazione delle cure, il filo conduttore rimane lo stesso: rendere visibile ciò che troppo spesso è rimasto invisibile.
Perché riconoscere le differenze non significa introdurre nuove distinzioni, ma creare le condizioni affinché nessuna persona venga esclusa dai benefici del progresso scientifico.
Ed è proprio questa la sfida che il convegno intende affidare, in particolare, alle future generazioni di medici: contribuire a costruire una medicina nella quale l’innovazione scientifica e la giustizia nella tutela della salute procedano insieme.
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