Consiglio comunale di Pisticci: tra capriole politiche, silenzi selettivo e vignette che non dovrebbero far paura

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Ieri sera ho dedicato una parte del mio tempo ad ascoltare da remoto il Consiglio comunale di Pisticci, convocato per discutere due argomenti: il sostegno alla candidatura della nostra città al titolo di “Città del Folklore” e l’approvazione del bilancio consolidato dell’esercizio 2025.
Due questioni certamente meritevoli di attenzione.
Eppure, ascoltando gli interventi, mi sono ritrovato a riflettere non tanto sui due provvedimenti, quanto sullo spettacolo politico che si è sviluppato nell’aula consiliare.
Un teatrino nel quale, a mio giudizio, non sono mancati momenti degni di avanspettacolo di terza categoria, ma neppure passaggi che dovrebbero indurre a una seria riflessione sulla qualità della nostra rappresentanza politica.
Perché, mentre nell’aula si consumano schermaglie, polemiche e regolamenti di conti, fuori da quell’aula esiste una Pisticci che aspetta risposte.
Esistono strade dissestate, opere iniziate e non completate, quartieri trascurati, problemi ambientali irrisolti, infrastrutture insufficienti e un territorio che avrebbe bisogno di una visione amministrativa capace di andare oltre l’orizzonte della prossima scadenza elettorale.
E, soprattutto, esiste una questione che meriterebbe risposte documentate: con quali criteri vengono stabilite le priorità degli interventi di riqualificazione urbana?
Perché alcune strade e piazze vengono riqualificate mentre altre attendono da anni? Quali criteri tecnici, quali valutazioni di urgenza e quali scelte di programmazione determinano questa distribuzione delle risorse?
Sono domande che assumono particolare rilievo anche quando gli interventi interessano luoghi nei quali risiedono o possiedono immobili esponenti politici, come il sindaco Albano, l’assessore De Sensi e l’ex sindaca Verri.
Non sto affermando che vi siano favoritismi accertati. Sto sostenendo che la trasparenza delle priorità amministrative è il miglior antidoto a qualsiasi sospetto di trattamento privilegiato.
Ma veniamo al dibattito.

L’INCARICO AL COMMUNICATION MANAGER E LA POLEMICA TUCCINO–VERRI
Uno dei passaggi che maggiormente hanno attirato la mia attenzione è stato quello relativo all’incarico conferito al professionista della comunicazione del sindaco Albano.
Un incarico del quale mi ero già occupato pubblicamente, interrogandomi sulla sua opportunità politica e sull’utilità concreta per la collettività.
Il consigliere Tuccino ha sollevato una critica particolarmente pesante, arrivando a rappresentare quell’incarico come una sorta di corrispettivo politico per il sostegno del Movimento 5 Stelle alla maggioranza Albano.
Un’accusa politica, naturalmente, che richiederebbe elementi documentali per trasformarsi in una conclusione sui fatti.
Ma è stata soprattutto la replica della consigliera Viviana Verri a meritare, a mio avviso, una riflessione.
Anziché affrontare direttamente il merito della contestazione, la consigliera ha richiamato la necessità di mantenere elevato il livello del confronto istituzionale, spostando poi l’attenzione su questioni ben più ampie: il caro vita, il costo dei carburanti, le difficoltà degli agricoltori, degli autotrasportatori e le preoccupazioni per l’economia nazionale.
Argomenti importanti, per carità.
Ma che cosa c’entrano con la domanda posta?
Il fatto che esistano problemi nazionali enormi rende forse irrilevante discutere di come un Comune utilizza il denaro pubblico?
Seguendo questo ragionamento, non si dovrebbe mai discutere di una spesa comunale finché nel mondo esiste un problema più grave!
Una tecnica retorica ben conosciuta: spostare il confronto dal tema specifico a una questione generale sulla quale tutti possono facilmente dichiararsi d’accordo.
Peccato che la domanda iniziale resti senza una risposta altrettanto specifica.

BADURSI, I «MUTI SELETTIVI» E LA METAMORFOSI DELLA POLITICA
Ma il momento che personalmente ho trovato più interessante è stato l’intervento del consigliere Andrea Badursi.
Una vera e propria filippica politica, nella quale non sono mancate critiche alla consigliera Verri e alla maggioranza consiliare.
Particolarmente efficace, nella sua rappresentazione polemica, la definizione di «muti selettivi», riferita a quei consiglieri di maggioranza che, secondo Badursi, limiterebbero la propria partecipazione all’alzata di mano al momento delle votazioni.
Una provocazione che pone una domanda seria.
Il consigliere comunale deve limitarsi a garantire numeri e voti oppure ha anche il dovere politico di contribuire al confronto, spiegare le proprie posizioni e rendere conto ai cittadini delle decisioni assunte?
Badursi ha poi richiamato una delle contraddizioni più evidenti della vicenda politica pisticcese: il passaggio nelle file della maggioranza di esponenti che, in precedenza, avevano espresso giudizi severissimi sull’amministrazione Albano.
È legittimo cambiare opinione politica. Talvolta è persino doveroso.
Ma quando si passa dalla contestazione radicale di un’amministrazione al sostegno della stessa, i cittadini hanno il diritto di conoscere quali fatti, programmi o ragioni abbiano determinato quel cambiamento.
Altrimenti il rischio è che la politica venga percepita come un gioco di posizionamenti, anziché come un confronto tra idee.
E qui Badursi ha toccato una questione che condivido come preoccupazione: il messaggio che simili trasformazioni trasmettono alle giovani generazioni.
Come possiamo chiedere ai giovani di interessarsi alla politica se non siamo capaci di spiegare loro il significato della coerenza, della responsabilità e della credibilità pubblica?
Confesso, tuttavia, che una certa sorpresa l’ho provata proprio ascoltando Badursi.
Perché egli stesso, all’inizio della consiliatura, apparteneva alla maggioranza che oggi critica con tanta determinazione.
Siamo quindi, di fronte a una maturazione politica, a un ripensamento delle scelte iniziali o a una diversa lettura degli equilibri amministrativi?
Sarebbe interessante conoscere la sua risposta.
In ogni caso, riconoscere pubblicamente gli errori delle proprie scelte, quando ciò avviene con chiarezza e coerenza, è un esercizio di responsabilità che dovrebbe appartenere alla politica.
IL SINDACO ALBANO E LE VIGNETTE CHE «LASCIANO IL TEMPO CHE TROVANO»
Infine, l’intervento del sindaco Albano.
Non mi soffermo sulla qualità complessiva della sua esposizione, che personalmente non ho trovato particolarmente chiarificatrice.
Mi soffermo, invece, su un passaggio che mi ha direttamente incuriosito.
Il sindaco ha dichiarato, in sostanza, che le vignette non gli interessano, perché lasciano il tempo che trovano.
Caro Sindaco, permettimi una considerazione.
La vignetta satirica non nasce per raccogliere consensi attraverso il numero dei “mi piace”
Non è un concorso di popolarità e non pretende di sostituirsi agli atti amministrativi, ai documenti o all’analisi dei fatti.
La satira è uno strumento antico e potentissimo di comunicazione, capace di condensare, in un’immagine, contraddizioni, comportamenti e interrogativi che talvolta richiederebbero pagine intere per essere raccontati.
Da Aristofane e Giovenale, fino alla satira politica moderna, il potere è sempre stato oggetto di ironia, caricatura e critica.
E nelle democrazie questo rappresenta un segno di libertà.
C’è poi una piccola contraddizione che mi diverte.
Se davvero le vignette lasciassero il tempo che trovano, perché avvertire la necessità di parlarne persino durante un intervento Consiliare?
Forse perché un’immagine, quando riesce a rappresentare una contraddizione riconoscibile, può rimanere impressa nella memoria molto più a lungo di un discorso.
E soprattutto perché, caro Sindaco, non bisogna confondere la punta dell’iceberg con l’intero iceberg.
I likes, le condivisioni e i commenti sono soltanto la parte visibile.
Sotto la superficie esiste un mondo assai più vasto, fatto di cittadini che osservano, discutono, confrontano, ricordano e maturano autonomamente le proprie opinioni.
E non tutti sentono il bisogno di manifestarle pubblicamente.
Per questo continuerò a considerare la satira uno strumento legittimo di critica del potere, purché rimanga ancorata ai fatti e rispetti la dignità delle persone.

Francesco Di Benedetto
Rinascimento sociale
Associazione civico – politico – culturale.

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