La possibilità di derogare all’ordinanza sindacale 8 del 2022, che vieta la reimmersione di seme allogeno in Mar Piccolo, deriva da una precisa richiesta di cooperative di produttori, sindacati e associazioni di categoria a causa dell’indisponibilità di seme autoctono.
Come noto, le altissime temperature registrate questa estate hanno decimato quasi del tutto la produzione locale, mettendo in seria difficoltà la sopravvivenza stessa del comparto mitilicoltura. Una vera e propria emergenza che ha prodotto, tra le altre conseguenze, la richiesta dello stato di crisi alla Regione Puglia e al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, insieme con il riconoscimento di adeguati ristori ai produttori.
«Senza seme, non c’è produzione. E senza produzione – le parole dell’assessore allo Sviluppo Economico Francesco Cosa – parlare di tutela della cozza tarantina è un esercizio vano. Il settore ci ha chiesto una soluzione immediata per superare questo frangente e la deroga a quell’ordinanza appare attualmente l’unica strada percorribile. Asl, Arpa e Cnr, che abbiamo interpellato affinché ci confortassero sull’assenza di rischi per igiene, salute e ambiente, non hanno posto veti, se non la necessità di utilizzare semi della stessa specie coltivata a Taranto, il mytilus galloprovincialis, provenienti solo dal Mediterraneo, oltre al costante monitoraggio delle produzioni e a controlli serrati contro l’abusivismo».
Questa piattaforma ha convinto i rappresentanti del settore presenti alla riunione tenuta mercoledì in assessorato, una riunione che ha registrato ampia convergenza, nonostante la diversità dei punti di vista portati al tavolo. Martedì prossimo si terrà un altro incontro, nel quale sarà discussa la bozza della nuova ordinanza che avrà durata limitata (fino a febbraio 2027) e prevedrà, oltre quanto già detto, il divieto assoluto di reimmersione di prodotto adulto.
«Il settore non può permettersi attese – ha aggiunto Cosa – gli ottimi progetti di ricerca su specie più resistenti ai cambiamenti climatici, come Mitica, daranno risposte non prima di diversi anni e nel frattempo, senza contromisure, potremmo non avere più un prodotto da difendere. Ciò che rende la cozza tarantina tale è la peculiarità geomorfologica di Mar Piccolo, con i suoi citri, oltre le particolari competenze dei mitilicoltori: utilizzando la stessa specie, tuteleremo l’identità della produzione e gli operatori».
Con un ulteriore risultato in termini di concorrenza: evitare che i produttori ancora in possesso di semi autoctoni, per varie ragioni, possano operare in un regime di privilegio rispetto a chi li ha persi completamente.
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