Il responsabile regionale di Futuro Nazionale Basilicata interviene dopo l’audizione dell’ex ministro in Commissione Covid. «Due anni fa lo contestavamo a Venosa. Oggi chiediamo ancora risposte. La salute pubblica non può diventare un lasciapassare per qualsiasi decisione politica».
Venosa, 27 ottobre 2026 – «Roberto Speranza non può pretendere che la propria ricostruzione venga accettata come una verità indiscutibile. Un ministro risponde delle decisioni che assume, delle prove sulle quali si fondano e delle conseguenze che producono. Anche quando quelle decisioni vengono prese durante un’emergenza».
È quanto dichiara Giulio Curatella, responsabile regionale di Futuro Nazionale in Basilicata, commentando l’audizione dell’ex ministro della Salute davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione della pandemia.
«Il punto è stabilire se tutte le misure adottate fossero necessarie, proporzionate e mantenute soltanto per il tempo indispensabile. Perché tutelare la salute pubblica non significa ottenere un potere illimitato sulla vita dei cittadini».
Curatella concentra la propria critica soprattutto sul Green Pass e sulle conseguenze degli obblighi vaccinali.
«Durante quella stagione abbiamo assistito a una compressione straordinaria delle libertà individuali. Lavoratori sospesi, attività economiche chiuse, famiglie sottoposte a limitazioni, studenti privati della normale vita scolastica. E milioni di cittadini costretti a confrontarsi con una scelta che, in determinate circostanze, condizionava perfino la possibilità di lavorare. Non basta affermare che tutto fosse necessario: bisogna dimostrarlo, provvedimento per provvedimento».
Il responsabile lucano richiama quindi la necessità di distinguere l’efficacia sanitaria dei vaccini dalla giustificazione delle misure coercitive.
«La Commissione deve chiarire quali dati sostenessero le decisioni, quali alternative fossero state considerate e come le misure siano state aggiornate quando sono cambiate le conoscenze scientifiche».
Particolare attenzione viene riservata anche alle cure domiciliari, alla farmacovigilanza e alle conseguenze sociali dell’emergenza.
«Vogliamo conoscere le responsabilità nella gestione dell’assistenza territoriale, le ragioni delle indicazioni terapeutiche adottate nelle diverse fasi della pandemia, le risposte fornite alle persone che hanno subito danni vaccinali riconosciuti e il bilancio delle conseguenze economiche, educative e psicologiche delle restrizioni. Sono domande precise. Pretendono documenti, numeri e risposte altrettanto precise».
Curatella interviene inoltre sulle polemiche che hanno accompagnato l’audizione e sulle critiche pubblicate dalla stampa nazionale e lucana.
«La Verità parla di una cortina di fumo sul Covid. Cronache Lucane titola “Speranza, che figuraccia!”. Sono giudizi editoriali che testimoniano quanto sia ancora acceso il confronto sulla gestione pandemica. La risposta istituzionale, però, non può esaurirsi nella denuncia di presunte persecuzioni politiche. Chi ha esercitato responsabilità di governo deve accettare il controllo parlamentare e il contraddittorio pubblico».
IL PRECEDENTE DI VENOSA: LA CONTESTAZIONE DEL 25 OTTOBRE 2024
«Poco più di due anni fa, il 25 ottobre 2024, quando Speranza venne a Venosa per presentare il suo libro, un gruppo di genitori di cui facevo parte organizzò una contestazione pubblica, documentata anche da un grande manifesto affisso in città. Allora non ricoprivo l’incarico politico che ricopro oggi. Partecipavo a quella protesta come cittadino e come genitore, convinto che fosse necessario discutere apertamente delle scelte compiute durante l’emergenza».
«La mia posizione non è cambiata. Ho contestato pubblicamente le restrizioni che ritenevo ingiustificate. Rivendico il diritto di aver espresso quel dissenso, così come riconosco a chi ha compiuto scelte diverse il diritto di essere rispettato. La libertà individuale e la responsabilità pubblica non possono essere difese soltanto quando coincidono con le convinzioni della maggioranza».
LE RESPONSABILITÀ POLITICHE E IL CASO BASILICATA
«In Basilicata dobbiamo pretendere una ricostruzione altrettanto rigorosa di quanto accaduto negli ospedali, nella medicina territoriale e nell’assistenza domiciliare. Quante prestazioni furono rinviate? Quali furono le conseguenze sui pazienti non Covid? Quali criticità emersero nella gestione regionale? Quali interventi avrebbero potuto limitarle? Sono questioni che riguardano direttamente la salute e i diritti dei lucani».
Curatella conclude richiamando il ruolo della Commissione parlamentare d’inchiesta.
«Non chiediamo condanne preventive e non accettiamo assoluzioni preventive. Chiediamo che ogni decisione venga esaminata sulla base degli atti, che gli eventuali errori siano riconosciuti e che le responsabilità politiche siano individuate senza riguardi per nessuno.
Non siamo moderati quando si tratta di difendere i diritti fondamentali. Non siamo disponibili a considerare intoccabili le decisioni di chi ha governato. E non accettiamo che il dissenso venga liquidato con un’etichetta.
L’emergenza sanitaria è terminata. Il dovere di rispondere delle scelte compiute durante quella stagione rimane. Speranza risponda nel merito: gli italiani hanno diritto alla verità, non a un’altra autoassoluzione».
Giulio Curatella
Responsabile regionale Basilicata
Futuro Nazionale

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