In Italia circa 5 milioni di persone over 65 sono oggi impegnate in attività di volontariato (oltre 10mila in Basilicata), e negli ultimi vent’anni la partecipazione degli anziani è l’unica ad aver registrato un incremento costante, in controtendenza rispetto al calo generale della partecipazione civica. Il Servizio civile delle anziane e degli anziani attivi – proposta sostenuta dalla Uil Pensionati e presentata ieri a Roma al Cnel – può rappresentare una scelta politica di inclusione, partecipazione e riconoscimento dei diritti di cittadinanza attiva all’interno di un contesto segnato da disuguaglianze e fragilità sociali. L’obiettivo – sottolinea la Uil Pensionati Basilicata – è promuovere il protagonismo delle persone anziane attraverso la coesione intergenerazionale ed in continuità con le iniziative avviate in regione sull’invecchiamento attivo e il sostegno ai servizi di cura ed assistenza alle persone anziane.
Il Convegno, promosso dalla Uil Pensionati con il Patrocinio del CNEL, ha riaffermato il valore sociale e pubblico dell’impegno delle anziane e degli anziani come risorsa fondamentale per il Paese.
La proposta della UILP è chiara: il Servizio civile delle anziane e degli anziani attivi non è un obbligo, non è lavoro mascherato e non è assistenzialismo. Si tratta di una scelta libera e volontaria di cittadinanza attiva, che consente a pensionate e pensionati che lo desiderano di continuare a svolgere attività sociali, educative, culturali o di supporto alla comunità, con modalità flessibili, in un quadro regolato e con un riconoscimento economico adeguato.
In un Paese che invecchia rapidamente, con pensioni spesso insufficienti a fronte dell’aumento del costo della vita e con un numero crescente di persone anziane che vivono sole, il Servizio civile anziane e anziani attivi si inserisce come risposta strutturale ai bisogni sociali emergenti. Promuovere l’invecchiamento attivo significa rafforzare il benessere individuale, prevenire l’isolamento sociale e contrastare il declino cognitivo.
Gli anziani volontari riceveranno una formazione preliminare, un’assicurazione contro gli infortuni e potranno essere accompagnati da tutor o coordinatori, ispirandosi a esperienze già esistenti in alcune realtà locali italiane e a progetti sperimentali europei.
Gli over 50 generano in Italia 67,7% dei consumi; oltre il 23% della popolazione ha oltre 65 anni
Secondo i dati dell’Istat, aggiornati al 2024, il 23,8% della popolazione ha più di 65 anni. E così, a fronte di una popolazione sempre più anziana, la struttura del servizio che si propone “si configura come un’attività aperta a tutti i cittadini residenti in Italia con più di 65 anni di età, in possesso di idoneità psicofisica per lo svolgimento delle attività proposte”.
Gli anziani non sono un problema da gestire” o “un costo”, ma “una risorsa da valorizzare”: da questa convinzione è nata la proposta del Servizio civile anziani attivi che “sta finalmente prendendo forma concreta”. Così Carmelo Barbagallo, segretario generale della Uil Pensionati, al convegno organizzato al Cnel. “Con questa proposta non creiamo lavoro povero o sostitutivo” ma parliamo “di scelta libera, di partecipazione volontaria, di cittadinanza attiva. Istituire il Servizio civile degli anziani attivi significa permettere a pensionate e pensionati che possono e lo desiderano di svolgere attività che piacciono, ricevendo in cambio un giusto compenso. Considerati i dati demografici del nostro Paese, è una scelta lungimirante: questo è il momento giusto per realizzarla”. Per il segretario generale della UIL PierPaolo Bombardieri “è importante riaccendere l’attenzione sul tema” dei pensionati, non soltanto per “il fatto che le pensioni non bastano o che magari ci si arrivi con grande ritardo alla pensione”, ma soprattutto sulle loro condizioni di vita.
“Parliamo spesso dei nostri giovani che non trovano lavoro, che hanno grandi difficoltà, ma dovremmo parlare, in una società complessa come la nostra, anche di chi ha finito di lavorare e ha grandi problemi, non solo economici, ma anche di socialità”. Inserire il servizio civile “nel welfare territoriale pubblico – non come un volontariato che sostituisce, ma che si aggiunge – è una scelta giusta: l’idea di fondo è che gli anziani non sono un costo sociale, ma possono diventare un valore e possono produrre valore sociale. Nessuno pensa di sostituire il lavoro con gli anziani, ma pensiamo che sia necessario aggiungere occasioni di socialità. Non c’è un limite alla cittadinanza attiva e oggi, più che mai, questo deve essere valorizzato”, sottolinea Bombardieri. Ad aprire il convegno il presidente del Cnel, Renato Brunetta, secondo cui “rendere attiva la vita anche dopo il pensionamento è un elemento di intelligenza collettiva. La popolazione anziana sarà sempre più rilevante, protagonista e necessariamente attiva: abbiamo bisogno delle persone che hanno raggiunto la pensione come cultura, lavoro e professionalità. Il capitale umano incorporato nelle età avanzate non può essere messo da parte: serve un nuovo paradigma, che garantisca la sostenibilità dei sistemi di welfare, che compensi gli squilibri nel mercato del lavoro e che dia delle risposte di libertà, efficienza e flessibilità”.
ll Servizio civile anziani, ha sottolineato Barbagallo, non è volontariato improvvisato, ma uno strumento strutturato, sicuro e costruito insieme agli enti locali e ai territori, capace di offrire risposte concrete sia alle persone anziane sia ai bisogni delle comunità.
“La società sta cambiando e dobbiamo cambiare anche noi. Investire nel Servizio civile anziani significa rafforzare la coesione sociale e costruire un Paese più giusto, in cui il valore dell’esperienza e della partecipazione venga riconosciuto lungo tutto l’arco della vita”, ha concluso il Segretario generale della UIL Pensionati.–


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