Dai diritti al caro-carburante in Basilicata, servono responsabilità e attenzione ai problemi reali»
«Le recenti dichiarazioni del ministro degli Esteri Antonio Tajani sul ruolo della donna e le successive esternazioni del generale Roberto Vannacci riportano al centro del dibattito pubblico una questione che va ben oltre la polemica del giorno: la responsabilità di chi rappresenta le istituzioni.
Quando a parlare sono esponenti che ricoprono ruoli istituzionali o rappresentano l’Italia, le parole hanno un peso diverso. Non perché chi fa politica debba rinunciare alle proprie opinioni, ma perché rappresentare la Repubblica significa essere consapevoli della responsabilità che deriva dal proprio ruolo. La donna non ha bisogno di essere definita attraverso la lunghezza della propria gonna, il giudizio sulla propria vita privata o la capacità di corrispondere a un determinato modello familiare. La nostra Costituzione indica un principio semplice e fondamentale: tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso. È da qui che una classe dirigente dovrebbe partire.
Ma c’è anche un’altra questione che questa vicenda pone davanti alla politica, mentre il dibattito pubblico viene occupato da provocazioni, battute e slogan, i cittadini continuano ad affrontare problemi molto più concreti: sanità, liste d’attesa, lavoro, salari, scuola, pensioni, infrastrutture ed energia.
Lo dico anche da amministratore e da rappresentante politico della Basilicata, una regione che da decenni contribuisce in maniera significativa alla produzione energetica nazionale attraverso le attività estrattive presenti sul proprio territorio. La Basilicata rappresenta uno dei principali territori italiani per l’estrazione di petrolio. Eppure, quando un cittadino lucano si reca al distributore, questa ricchezza non si traduce direttamente in un vantaggio sul prezzo del carburante.
La domanda che la politica dovrebbe porsi è un’altra: quanto di questa ricchezza si traduce realmente in un beneficio percepibile nella vita quotidiana dei cittadini? In una regione caratterizzata da grandi distanze, piccoli comuni e collegamenti non sempre adeguati, il prezzo del carburante non è una questione astratta: è il costo per andare al lavoro, per accompagnare i figli a scuola, per raggiungere un ospedale. È un costo che pesa sulle famiglie, sui lavoratori e sulle imprese.
Per questo ritengo necessario aprire un confronto istituzionale serio sul rapporto tra produzione energetica, compensazioni e costi sostenuti dai cittadini lucani, verificando quali strumenti possano rendere ancora più concreto il ritorno economico e sociale delle risorse prodotte sul nostro territorio, anche rispetto ai costi della mobilità. Non chiediamo privilegi per la Basilicata. Chiediamo equità, responsabilità e reciprocità nel rapporto tra territori e Stato. Se un territorio contribuisce alla produzione energetica nazionale, è giusto discutere apertamente di come quel contributo possa generare benefici duraturi per le comunità che ne sostengono anche i costi ambientali e sociali.
È di questo che vorremmo discutere. Non della lunghezza di una gonna o dello slogan costruito per occupare qualche ora i titoli dei giornali. L’Italia non ha bisogno di una politica permanentemente in campagna elettorale. Ha bisogno di una politica che governi, ascolti, studi, decida e si assuma la responsabilità delle proprie scelte.
Chiediamo rispetto per la Costituzione, rispetto per le persone e rispetto per le istituzioni della Repubblica. La Repubblica italiana merita rappresentanti all’altezza della sua Costituzione e una classe dirigente capace di guardare avanti: meno slogan, meno provocazioni, più responsabilità, più attenzione ai problemi reali delle persone».
Carmine Ferrone (PD Basilicata)
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