Le proteste sono iniziate verso la metà di settembre in Francia, per poi propagarsi in Albania e, successivamente, anche in Italia. All’origine vi era una richiesta meritevole di considerazione, quella di aumentare i fondi destinati alla scuola pubblica. Tra le principali doglianze: la mancanza di personale qualificato, il forte degrado strutturale degli edifici e il continuo sovraffollamento delle aule, che renderebbe complicato svolgere le lezioni in un clima sereno e rilassato. Le stesse motivazioni hanno spinto la popolazione in piazza anche in Albania e, almeno in un primo momento, anche in Italia. Inizialmente i cortei si sono svolti in modo pacifico, ma è bastato poco poiché la situazione degenerasse. In pochi giorni si sono contate migliaia di saccheggi, a negozi ma anche a privati cittadini, migliaia di feriti, soprattutto tra le forze dell’ordine, e danni stimati per svariate decine di milioni di euro. Il bilancio finale racconta una devastazione totale dal punto di vista umano, economico ed etico. In Italia, a Milano in particolare, la situazione è critica. Dall’inizio delle manifestazioni gli agenti feriti hanno superato quota 100 e i danni complessivi ammontano a più di 10 milioni di euro. Gli arresti e i fermi riguardano diverse decine di soggetti, per buona parte minorenni, spesso addirittura di 11 e 12 anni. Anche in questo caso i social hanno agito come cassa di risonanza al messaggio della protesta, spesso violento, che si è diffuso con una rapidità disarmante e con conseguenze altrettanto pesanti. Anche al Sud Italia la situazione è complicata benché la diffusione mediatica sia molto più contenuta. Migliaia di contadini sono scesi in strada rifiutandosi di vendere la loro merce per pochi spiccioli, soprattutto se si pensa al prezzo esorbitante a cui viene poi venduta al consumatore finale. Una protesta quasi completamente pacifica, ma non per questo meno rilevante. Qui le ragioni sono diverse: contadini e autotrasportatori chiedono una riduzione del costo del carburante e, nel caso dei contadini, un aumento dei prezzi dei beni alimentari che producono e vendono. Un contadino esclama in lacrime davanti ai giornalisti: «Non ce la facciamo più, aiutateci!». Gli autotrasportatori, nello specifico, non riescono più a far fronte alle spese sempre più ingenti del carburante. Circa il 90% delle merci in Italia viaggia su strada e, se la situazione dovesse continuare a peggiorare, si rischierebbe di andare incontro ad un gravissimo collasso economico nazionale. Un disagio diffuso che merita una risposta. Non ci si può più limitare a contenere i danni. Meritocrazia Italia avanza alcune proposte per risanare l’ordine pubblico ed economico del Paese: – istituire canali stabili di dialogo tra cittadini e Istituzioni, attraverso assemblee pubbliche, sportelli di ascolto territoriale e consultazioni periodiche, affinché le istanze della popolazione possano essere ascoltate e trasmesse tempestivamente alle Istituzioni. Un confronto accessibile e continuativo consentirebbe di intercettare le situazioni di disagio prima che degenerino in tensioni sociali, rafforzando inoltre la fiducia nelle istituzioni e la partecipazione democratica; – promuovere una maggiore responsabilizzazione delle piattaforme digitali col fine di contrastare la diffusione di minacce, incitamenti alla violenza e contenuti che favoriscano l’organizzazione di azioni illegali. Occorre investire in strumenti di segnalazione efficaci, procedure tempestive di intervento e collaborazione con le autorità competenti, chiaramente, nel rispetto della libertà di espressione, della riservatezza degli utenti e delle garanzie previste dalla legge. La prevenzione online deve contribuire alla sicurezza collettiva senza trasformarsi in una forma indiscriminata di sorveglianza. Fermare le proteste non è l’unica soluzione e, da sola, servirebbe soltanto a rimandare la catastrofe. Servono spiegazioni trasparenti e interventi concreti per invertire la tendenza, perché davanti a tutto questo non si può far finta di niente. Il carovita è oggi più concreto che mai e si verifica il bisogno reale di ascoltare i cittadini. È giunto il momento che la politica esca dai palazzi del potere, abbattendo le distanze che la separano dai cittadini e torni ad ascoltare, comprendere e agire. Perché è soltanto attraverso il confronto diretto con la società e i cittadini che le istituzioni possono individuare le autentiche cause del disagio, affrontare le criticità e costruire soluzioni concrete, ma soprattutto, durature.
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