Pensavo di aver esaurito le mie considerazioni sull’ultima seduta del Consiglio comunale di Pisticci, alla quale ho già dedicato alcune riflessioni, non propriamente lusinghiere, sulla qualità del dibattito politico e amministrativo.
E invece no!
Riascoltando idealmente alcuni passaggi di quella seduta, mi sono reso conto che un intervento, in particolare, merita di essere sottratto alla distrazione generale e consegnato a una riflessione più approfondita.
Mi riferisco alle considerazioni del consigliere del Partito Democratico, avv. Eligio Iannuzziello, sulla necessità di superare il modello dell’amministratore unico in alcuni importanti enti strategici del nostro territorio, per tornare a forme collegiali di governo.
Una proposta che, in astratto, può certamente meritare attenzione.
Ma c’è un piccolo particolare. Un particolare grande quanto la storia politica della Basilicata degli ultimi decenni.
Chi ha contribuito a introdurre proprio quei modelli di governo che oggi si vorrebbero superare?
Chi governava la Regione quando furono adottate le relative decisioni legislative e societarie?
E soprattutto: com’è possibile invocare oggi il ritorno alla collegialità senza ricordare, o quantomeno spiegare, le scelte compiute ieri dalla propria area politica?
Perché, vedete, in politica si può cambiare idea. Anzi, qualche volta è persino auspicabile.
Ma cambiare idea è una cosa. Cambiare la memoria dei fatti è tutt’altra faccenda.
Ed è proprio qui che la questione diventa interessante.
Non tanto per stabilire quante poltrone debbano esserci attorno a un tavolo, quanto per comprendere se chi propone di cambiarne il numero conosca davvero la storia, le regole e le responsabilità delle istituzioni di cui parla.
Perché le poltrone possono cambiare. Le maggioranze possono alternarsi. Le stagioni politiche possono finire.
Ma gli atti amministrativi, le leggi e le responsabilità politiche rimangono.
E allora, prima di discutere delle poltrone di domani, forse sarebbe opportuno rinfrescare la memoria su quelle di ieri.
COMINCIAMO DAI FATTI
UN PO’ DI STORIA, PER CHI AVESSE LA MEMORIA CORTA
La Basilicata, fino al 2019, è stata governata per decenni da maggioranze di centrosinistra, nelle quali hanno avuto un ruolo determinante prima il PDS e le altre formazioni della coalizione, poi i Democratici di Sinistra, la Margherita e infine il Partito Democratico.
Ebbene, è proprio durante quella lunga stagione politica che sono maturate alcune delle scelte istituzionali oggi oggetto di discussione.
Primo: il Consorzio per lo Sviluppo Industriale della Provincia di Matera.
Con la legge regionale n. 32 del 5 novembre 2014, approvata durante il governo regionale di centrosinistra, venne introdotta la figura dell’amministratore unico, superando il precedente modello di governo collegiale.
Non fu una decisione casuale, né una scelta dell’attuale maggioranza regionale di centrodestra.
Fu una precisa scelta normativa maturata in quella stagione politica.
Secondo: Acquedotto Lucano S.p.A.
Il 14 maggio 2014 l’assemblea dei soci approvò una modifica statutaria che consentiva di scegliere tra amministratore unico e Consiglio di amministrazione.
Anche questo passaggio avvenne durante la lunga stagione di governo regionale del centrosinistra, sebbene la decisione fosse di competenza dell’assemblea societaria.
È dunque opportuno ricordare che l’attuale modello monocratico non nasce improvvisamente nel 2019.
Terzo: il Consorzio di Bonifica Bradano e Metaponto.
Qui la vicenda è diversa, perché occorre distinguere il commissariamento dalla figura dell’amministratore unico.
Anche il riordino del sistema consortile, culminato nella legge regionale n. 1 del 2017 e nella costituzione del Consorzio di Bonifica della Basilicata, avvenne durante un governo regionale di centrosinistra.
Questi sono passaggi storici e istituzionali che non possono essere cancellati dalla memoria politica.
E allora la questione su cui discutere è:
se oggi si ritiene che la collegialità garantisce maggiore rappresentatività e confronto, perché non si comincia con il riconoscere chi, quando e attraverso quali atti ha modificato quei modelli di governo?
La coerenza politica dovrebbe cominciare proprio dalla conoscenza della propria storia.
MA PERCHÉ QUESTO DIBATTITO ARRIVA SOLTANTO ORA?
Con tutto il rispetto per il consigliere Iannuzziello e per la legittimità della sua proposta, non posso evitare un’altra considerazione.
Siamo ormai negli ultimi mesi del mandato dell’attuale Consiglio comunale.
E proprio adesso si apre una discussione sulla composizione degli organi di governo di enti tanto importanti?
La domanda è legittima.
Perché una questione così rilevante non è stata affrontata prima?
Quali iniziative concrete sono state assunte negli anni precedenti?
Esiste una proposta normativa, statutaria o amministrativa dettagliata?
Sono stati valutati costi, benefici, competenze e vincoli giuridici?
Non vorrei che una questione meritevole di approfondimento finisse per apparire, agli occhi dei cittadini, come l’ennesima discussione sulle poltrone, proprio mentre si avvicinano le elezioni.
Sarebbe un peccato, perché il tema è troppo serio per essere ridotto a una disputa sulle nomine.
LA POLITICA NON SI IMPROVVISA
Si può essere un eccellente medico, un bravo ingegnere, un preparatissimo avvocato, un affermato professionista.
Ma esercitare responsabilmente la politica è un’altra cosa.
Max Weber, nella sua celebre riflessione sulla politica come professione, individuava qualità decisive dell’uomo politico: passione, senso di responsabilità e lungimiranza.
A queste aggiungerei, pensando alla realtà amministrativa dei nostri territori, la conoscenza approfondita delle questioni, l’esperienza, la capacità di ascolto e l’autorevolezza.
Perché la politica non consiste nel prendere la parola davanti a un microfono.
Consiste innanzitutto nel sapere di cosa si sta parlando.
Significa studiare gli atti, conoscere le leggi, comprendere le competenze degli enti, approfondire i bilanci, valutare le conseguenze delle decisioni.
E significa soprattutto saper spiegare ai cittadini, con chiarezza, le ragioni delle proprie proposte.
Un intervento consiliare non può essere affidato all’improvvisazione, alla confusione delle idee o alla speranza che qualche frase a effetto possa sostituire un ragionamento compiuto.
L’autorevolezza non deriva dalla carica che si ricopre. Deriva dalla preparazione e dal modo in cui quella carica viene esercitata.
IL MANDATO ELETTORALE È UN MUNUS, NON UN PASSATEMPO
Esiste una parola latina che dovrebbe accompagnare ogni Sindaco, ogni assessore, ogni consigliere comunale: MUNUS.
Il dovere, la responsabilità che discende dalla funzione pubblica.
Chi riceve il mandato di rappresentare una comunità non riceve semplicemente un titolo da esibire.
Assume un’obbligazione morale nei confronti dei cittadini.
Ed è proprio alla luce di questo principio che mi domando come sia possibile pensare di amministrare una realtà complessa come Pisticci dedicandole soltanto i ritagli di tempo.
Non è una questione di presenza fisica continua in Municipio, ma di attenzione, capacità di indirizzo, conoscenza dei problemi e risultati.
Basta attraversare il nostro territorio, da Pisticci a Marconia, da Pisticci Scalo ai vari aggregati urbani, per incontrare situazioni di degrado, manutenzioni carenti, infrastrutture problematiche, opere incompiute e criticità che attendono risposte.
E allora mi chiedo: chi governa conosce davvero, fino in fondo, le condizioni del territorio che è chiamato ad amministrare?
La stessa domanda vale per i consiglieri comunali.
Soprattutto per quelli di maggioranza, il cui silenzio durante le discussioni consiliari meriterebbe qualche riflessione.
Il consigliere Andrea Badursi ha utilizzato l’espressione «muti selettivi».
Una definizione ironica che suggerisce un interrogativo: si tace per scelta politica, per disciplina di maggioranza oppure perché non si è sufficientemente approfondito l’argomento?
Naturalmente il silenzio, da solo, non dimostra impreparazione.
Ma chi rappresenta i cittadini ha il dovere di conoscere, valutare, controllare e, quando necessario, intervenire.
UNA DOMANDA SEMPLICE AI NOSTRI CONSIGLIERI
Vorrei rivolgere una domanda a tutti i componenti del Consiglio comunale, di maggioranza e di opposizione.
<Sapreste indicare con precisione quale sia oggi la struttura di governo del Consorzio Industriale di Matera, quali organi esercitino le funzioni di amministrazione e chi abbia il potere di nominarli?>
<E sapreste fare altrettanto per Acquedotto Lucano e per il Consorzio di Bonifica?>
Può sembrare una domanda banale.
Ma non lo è affatto.
Perché se si ambisce a governare un Comune, a rappresentarlo negli organismi sovracomunali o a proporre modifiche alla governance di enti strategici, la prima condizione dovrebbe essere conoscerne struttura, competenze, funzioni e disciplina normativa.
Altrimenti si rischia di confondere il confronto istituzionale con la demagogia.
E una proposta che potrebbe essere seria finisce per alimentare il sospetto che dietro la richiesta di maggiore collegialità possa nascondersi soltanto l’interesse a moltiplicare le occasioni di nomina.
Non sostengo che questa sia l’intenzione di qualcuno.
Sostengo che proprio per evitare simili interpretazioni occorrano proposte documentate, trasparenti e motivate nell’interesse pubblico.
UN APPELLO A CHI VORRÀ CANDIDARSI NEL 2027
A quanti intendono candidarsi alla carica di Sindaco o di Consigliere comunale rivolgo un invito semplice, ma impegnativo.
STUDIATE. PREPARATEVI. APPROFONDITE. SIATE AUTOREVOLI.
Non presentatevi ai cittadini soltanto con uno slogan, una fotografia, una promessa o un’appartenenza politica.
Presentatevi con idee, conoscenze, progetti, capacità di analisi e senso di responsabilità.
Perché una politica priva di preparazione può produrre decisioni sbagliate, spreco di risorse e perdita di fiducia nelle istituzioni.
E rischia soprattutto di allontanare dalla vita pubblica le energie migliori della nostra società, a cominciare dai giovani.
Giovani ai quali dovremmo trasmettere non l’idea della politica come sistemazione personale, ma quella della politica come servizio, impegno e responsabilità.
La democrazia non migliora automaticamente sostituendo un amministratore unico con cinque consiglieri di amministrazione.
Migliora quando chi governa è competente, quando le nomine sono trasparenti, quando gli organi rispondono delle proprie decisioni e quando l’interesse collettivo prevale su quello personale o di partito.
E migliora quando chi chiede oggi di cambiare le regole dimostra di conoscere anche la storia di quelle regole.
Perché le scelte del passato non si cancellano con un intervento consiliare.
E la memoria, in politica, dovrebbe essere il primo dovere di chi pretende di insegnare agli altri come si governa.
LA POLITICA NON È UN PASSATEMPO. NON È UNA POLTRONA. NON È UN ESERCIZIO DI IMPROVVISAZIONE.
È UN MUNUS: UN DOVERE VERSO LA COMUNITÀ.
E chi non è disposto a studiare, ad assumersi responsabilità e a dedicare il tempo necessario a quel dovere dovrebbe almeno interrogarsi seriamente sul significato del mandato che chiede ai cittadini.
Francesco Di Benedetto
Rinascimento Sociale
Associazione civico – politico – culturale

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