Scuola, Uil: «Quasi 7mila posti in meno. In Basilicata a rischio soprattutto i piccoli comuni e le aree interne»
Tortorelli e Veltri: «La denatalità non può diventare un alibi per tagliare personale. La scuola è un presidio culturale, sociale e di legalità da difendere»
Quasi 7mila posti in meno tra docenti e personale ATA dal prossimo anno scolastico. Una prospettiva che preoccupa la Uil e che, in Basilicata, rischia di produrre conseguenze ancora più pesanti, soprattutto nei piccoli comuni e nelle aree interne, dove la scuola rappresenta spesso uno degli ultimi presìdi pubblici rimasti sul territorio. A lanciare l’allarme sono il segretario generale della Uil Basilicata, Vincenzo Tortorelli, e il segretario regionale della Uil Scuola, Luigi Veltri, che chiedono al Governo e al Parlamento di cancellare i nuovi tagli previsti dal disegno di legge di Bilancio 2027.
«Nel nostro viaggio On The Way 131, attraverso i 131 comuni lucani, abbiamo sempre messo la scuola al centro della riflessione sul futuro delle comunità. Non come semplice servizio da organizzare o voce di spesa da razionalizzare, ma come presidio culturale, sociale e democratico da salvaguardare. Quando una scuola perde personale, quando diminuiscono le risorse e si riducono le possibilità di garantire un’offerta formativa adeguata, a perdere non è soltanto il sistema dell’istruzione: è un’intera comunità».
I numeri della manovra sono pesanti. Dal 2027/28 il disegno di legge prevede una riduzione di 4.925 posti di docenti e 2.049 posti di personale ATA. Tagli che si aggiungono ai 5.660 posti di insegnamento già ridotti dal 2025/26 e ai 2.174 posti ATA dal 2026/27. Se le nuove misure saranno confermate, il conto complessivo arriverà a 14.808 posti in meno nell’arco di tre anni scolastici.
«È una scelta inaccettabile – sottolineano Tortorelli e Veltri – perché si continua a intervenire sugli organici anziché cogliere il calo demografico come un’occasione per migliorare la qualità dell’istruzione. Meno alunni dovrebbero significare classi meno affollate, maggiore attenzione ai bisogni individuali, più inclusione e un rapporto più efficace tra insegnanti e studenti. Invece si utilizza la denatalità come giustificazione per ridurre il personale. È una logica che penalizza soprattutto i territori più fragili».
In Basilicata il rischio è particolarmente evidente. La contrazione della popolazione scolastica, insieme allo spopolamento e alla progressiva riduzione dei servizi, alimenta un processo che può diventare difficile da invertire. Nei centri minori, la scuola non è soltanto il luogo in cui si svolgono le lezioni: è uno spazio di aggregazione, un punto di riferimento per le famiglie, un presidio di legalità e un fattore di tenuta demografica. Indebolirla significa rendere ancora meno attrattivi territori già alle prese con la partenza dei giovani e la perdita di popolazione.
«Non possiamo accettare che le aree interne paghino due volte: prima con la diminuzione degli abitanti e poi con la riduzione dei servizi essenziali. La presenza di una scuola, anche nei comuni più piccoli, contribuisce a mantenere vive le comunità. Se si riducono gli organici e si restringono le condizioni per garantire un servizio scolastico di qualità, si accelera una desertificazione che non è soltanto economica e demografica, ma anche culturale e sociale».
Particolarmente preoccupante è anche la riduzione del personale ATA. Collaboratori scolastici, assistenti amministrativi e tecnici garantiscono quotidianamente il funzionamento delle istituzioni scolastiche, dalla vigilanza all’assistenza degli alunni, fino alla gestione amministrativa e organizzativa. «Tagliare ulteriormente questi organici – evidenziano i due segretari – significa aumentare i carichi di lavoro, rendere più difficile la vigilanza e l’assistenza e compromettere il funzionamento delle scuole, soprattutto di quelle articolate su più plessi e distribuite in territori geograficamente complessi».
La Uil richiama anche la questione retributiva. L’inflazione continua a erodere il potere d’acquisto del personale scolastico, già penalizzato dalle perdite accumulate negli anni precedenti. A questo si aggiunge il peso delle addizionali regionali e comunali, che riduce ulteriormente il beneficio effettivo degli aumenti contrattuali in busta paga.
«Non si può chiedere alla scuola di fare sempre di più con meno personale e senza un adeguato riconoscimento economico e professionale. Come hanno già chiesto i segretari generali nazionali Pierpaolo Bombardieri e Giuseppe D’Aprile, sollecitiamo l’eliminazione dei tagli previsti dalla manovra, lo stanziamento di risorse aggiuntive per i rinnovi contrattuali e l’estensione della detassazione degli aumenti contrattuali a tutto il pubblico impiego».
Un appello è rivolto anche alla Regione Basilicata. La conferma per il 2026/27 di tutte le 83 dirigenze scolastiche, 56 in provincia di Potenza e 27 in quella di Matera, rappresenta un risultato da salvaguardare, ma non può essere considerata sufficiente. «Aver mantenuto tutte le dirigenze non significa aver risolto il problema. La rete scolastica continua a ridursi sotto la pressione della denatalità e delle politiche di razionalizzazione. La Regione deve far sentire la propria voce nei confronti del Governo e chiedere che la specificità della Basilicata, caratterizzata da piccoli comuni, distanze e fragilità demografiche, venga riconosciuta nelle scelte sugli organici».
Per Tortorelli e Veltri, la questione va oltre la vertenza sindacale e investe direttamente le prospettive della regione. «Investire nell’istruzione significa investire nel futuro della Basilicata e del Paese. Il rispetto e la fiducia verso la scuola non si misurano soltanto nelle dichiarazioni, ma nelle risorse, nel personale e nella capacità di garantire pari opportunità a tutti gli studenti, indipendentemente dal comune in cui vivono. Difendere la scuola nei 131 comuni lucani significa difendere il diritto delle comunità a continuare ad avere un futuro».–


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