A livello nazionale i posti assegnati in deroga sono già 148.462, oltre 20mila in più rispetto ai 128.170 dell’organico di diritto. Luigi Veltri: «Anche in Basilicata la precarietà continua a pesare sulla continuità didattica e sulla qualità dell’inclusione. Non si può garantire un diritto fondamentale con risposte provvisorie».
Il sostegno agli alunni con disabilità si conferma una delle grandi emergenze della scuola italiana. Il sistema scolastico continua infatti a fare ricorso in misura crescente ai posti in deroga, affidati prevalentemente a docenti precari, mentre gli organici stabili non riescono a coprire il fabbisogno effettivo delle istituzioni scolastiche. Un paradosso che mette a rischio non soltanto la continuità didattica, ma anche la qualità dei percorsi di inclusione.
A fotografare questa situazione è un’elaborazione della UIL Scuola sui dati pubblicati dagli Uffici scolastici regionali e territoriali. Per l’anno scolastico 2026/27 risultano già 148.462 i posti di sostegno assegnati in deroga, a fronte dei 128.170 posti dell’organico di diritto nazionale, comprensivo del potenziamento. Il differenziale supera dunque le 20mila unità. Un dato che potrebbe essere ancora più elevato, considerando che in alcune regioni le autorizzazioni non sono state completate e che la ricognizione non comprende le ulteriori necessità coperte attraverso ore aggiuntive e spezzoni orari.
In Basilicata il quadro presenta 709 posti in deroga rispetto a un organico di diritto di 1.248 posti, uno in più rispetto all’anno scolastico precedente. Di questi, 50 sono destinati al potenziamento del sostegno. Numeri che restituiscono la dimensione del fabbisogno aggiuntivo necessario per rispondere alle esigenze degli alunni con disabilità e delle scuole lucane. Anche sul territorio regionale, dunque, il ricorso agli incarichi temporanei rappresenta una componente significativa dell’organizzazione del sostegno.
«I numeri della Basilicata – dichiara Luigi Veltri, segretario regionale della UIL Scuola – confermano che non siamo davanti a una necessità occasionale, ma a un fabbisogno che si ripresenta ogni anno e che deve trovare una risposta strutturale. I 709 posti in deroga rappresentano altrettante esigenze reali delle scuole, delle famiglie e degli alunni con disabilità. Non possiamo continuare a garantire un diritto fondamentale attraverso incarichi temporanei, che troppo spesso costringono gli studenti a cambiare insegnante all’inizio di ogni anno scolastico».
Per Veltri, la questione non può essere affrontata soltanto attraverso l’autorizzazione annuale di ulteriori posti, ma richiede una revisione degli organici che tenga conto delle necessità effettive delle istituzioni scolastiche. «La continuità educativa e relazionale è una condizione essenziale per l’inclusione. Un alunno con disabilità deve poter contare su un percorso didattico stabile e su un insegnante che conosca le sue esigenze, i suoi tempi e le sue potenzialità. La precarietà del personale rischia invece di interrompere relazioni educative costruite con fatica, incidendo sulla qualità dell’apprendimento e sull’efficacia degli interventi».
Sul piano nazionale, il segretario generale della UIL Scuola, Giuseppe D’Aprile, sottolinea che «non siamo più di fronte a un’emergenza temporanea, ma a una condizione strutturale che si ripete ogni anno e che continua a essere affrontata con strumenti provvisori». L’incremento di appena 134 posti di sostegno nell’organico di diritto per il 2026/27 viene giudicato del tutto insufficiente rispetto alle necessità delle scuole.
Da qui la richiesta del sindacato di trasformare i posti di sostegno oggi collocati nell’organico di fatto, con scadenza al 30 giugno, in posti di organico di diritto, sui quali procedere alle assunzioni a tempo indeterminato. «Non si può continuare a parlare di inclusione senza affrontare il problema della stabilità degli insegnanti che ogni giorno devono garantirla», ribadisce D’Aprile.
Una proposta che punta a superare una contraddizione ormai evidente: da una parte il riconoscimento del diritto all’inclusione scolastica, dall’altra un’organizzazione del personale che continua a poggiare su un numero elevato di contratti a termine. Una condizione che riguarda l’intero Paese, con una maggiore incidenza in diverse aree del Mezzogiorno, sebbene alcune regioni del Centro-Nord presentino una situazione differente.
«La stabilizzazione degli organici – conclude Veltri – non è una rivendicazione esclusivamente sindacale, ma una scelta che riguarda la qualità della scuola pubblica e il diritto degli studenti. Anche in Basilicata occorre superare la logica dell’emergenza annuale: i posti necessari devono diventare stabili, così come deve esserlo il lavoro dei docenti chiamati a garantire il sostegno. Perché l’inclusione non può dipendere dalla durata di un contratto. Una scuola precaria rende precario anche il diritto all’istruzione».–
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