Screening oncologici, Marrese: “I dati Gimbe dimostrano che i lucani rispondono alla prevenzione.

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Ora la Regione migliori il sistema degli inviti e della sensibilizzazione”

“I dati diffusi dalla Fondazione Gimbe sugli screening oncologici in Basilicata consegnano un messaggio molto chiaro: quando vengono coinvolti e informati, i cittadini lucani rispondono positivamente ai programmi di prevenzione. È dunque necessario che la Regione Basilicata rafforzi la propria capacità organizzativa per raggiungere un numero maggiore di persone attraverso inviti puntuali, capillari ed efficaci”.

Lo dichiara il Consigliere regionale Piero Marrese, commentando il rapporto che evidenzia come, nel 2024, per lo screening mammografico la Basilicata abbia registrato un tasso di adesione del 56%, superiore alla media nazionale del 50%, ma una percentuale di inviti pari al 79,2%, nettamente inferiore alla media italiana del 97,3%. Secondo la stessa Fondazione Gimbe, tale divario richiama precise responsabilità organizzative nella gestione delle chiamate ai cittadini.

“Questi numeri dimostrano che il problema non è la scarsa volontà dei cittadini di prendersi cura della propria salute. Al contrario, la popolazione lucana mostra una sensibilità verso la prevenzione addirittura superiore alla media nazionale. Il vero nodo riguarda la capacità del sistema sanitario regionale di raggiungere tutti gli aventi diritto e di accompagnarli verso i percorsi di screening”.

“Per questo chiediamo alla Giunta regionale e alle strutture competenti di investire maggiormente nell’organizzazione delle campagne di prevenzione, nel potenziamento degli strumenti di convocazione e in una più incisiva attività di informazione e sensibilizzazione. Ogni cittadino che non riceve un invito rappresenta un’opportunità persa per individuare precocemente patologie che, se diagnosticate in tempo, possono essere curate con maggiori probabilità di successo”.

“È necessario utilizzare tutti i canali disponibili – dalle comunicazioni digitali ai rapporti con i medici di medicina generale, fino alle campagne informative sui territori – affinché gli screening oncologici raggiungano la totalità della popolazione interessata. La prevenzione non può essere considerata un costo, ma un investimento fondamentale per la salute pubblica e per la sostenibilità del sistema sanitario”.

“Il dato più incoraggiante che emerge dal rapporto Gimbe è proprio la risposta dei lucani. La Regione faccia la propria parte con un’organizzazione più efficiente e una comunicazione più efficace. Se aumenteranno gli inviti e la sensibilizzazione, aumenteranno anche le opportunità di salvare vite umane attraverso la diagnosi precoce”.

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