I Consigli comunali congiunti di Santeramo in Colle, Altamura e Matera rappresentano un passaggio politico e istituzionale rilevante, perché segnano finalmente l’emersione di una posizione unitaria dei territori su una crisi che non è più solo aziendale, ma di un intero sistema produttivo.
Ritengo importante, in questo contesto, condividere anche ciò che avrei voluto rappresentare nel corso dei lavori dei Consigli comunali congiunti, qualora mi fosse stata data adeguata possibilità di intervenire. Non come elemento di polemica, ma come contributo utile ad arricchire il confronto e a rafforzare una linea comune dei territori.
La vertenza Natuzzi è il punto più evidente di una difficoltà più ampia che riguarda l’intera filiera del mobile imbottito tra Puglia e Basilicata che consta di circa 9.000 lavoratrici e lavoratori e 600 imprese. Per questo è giusto rafforzare il confronto al tavolo nazionale e sostenere la richiesta di riconoscimento dell’area di crisi complessa, strumento necessario per accompagnare una transizione industriale che tuteli il lavoro e rilanci la competitività.
Ma oggi è necessario dire con chiarezza che non siamo di fronte solo a una crisi industriale: siamo di fronte a una crisi di modello.
Da tempo poniamo il tema della necessità di anticipare le criticità, evitando di intervenire solo quando si è sull’orlo del baratro. Già da gennaio avevamo chiesto come minoranze al Comune di Matera la convocazione di un Consiglio comunale dedicato, proprio per costruire per tempo una posizione forte dei territori. Non farlo ha significato arrivare tardi dentro una trattativa complessa, indebolendo il ruolo delle istituzioni locali.
Occorre ora un cambio di impostazione netto.
Non può esistere una distinzione tra grandi imprese e indotto quando sono in gioco migliaia di posti di lavoro. Il sistema del mobile imbottito è una filiera integrata, fatta di aziende, lavoratori, competenze e territori che devono essere considerati nella loro interezza. Il rischio, altrimenti, è che si salvino pochi soggetti lasciando indietro centinaia di piccole e medie imprese che rappresentano un patrimonio produttivo strategico.
In questi anni ingenti risorse pubbliche sono state destinate al sostegno dei grandi gruppi industriali, a partire da Natuzzi. Questo dato impone una riflessione: quando un’impresa beneficia in maniera significativa di interventi pubblici, non può più essere considerata un soggetto esclusivamente privato. Diventa, a tutti gli effetti, un bene di interesse collettivo.
Per questo è necessario aprire una nuova fase, che tenga insieme responsabilità pubblica e diritti dei lavoratori. A partire dal tema della partecipazione dei lavoratori alla vita delle imprese, così come previsto dalla legge n.76/2025 che attua l’art.46 della Costituzione italiana, che non può restare un principio astratto ma deve tradursi in strumenti concreti di coinvolgimento e tutela.
Non è più accettabile un modello in cui gli utili restano privati mentre le crisi vengono scaricate sulla collettività e sulle lavoratrici e lavoratori.
Parallelamente, la costruzione del distretto interregionale del mobile imbottito rappresenta una scelta strategica necessaria. Mettere insieme le migliori esperienze di Puglia e Basilicata significa costruire una massa critica capace di competere, innovare e stare sui mercati internazionali. In questa direzione va anche la risoluzione approvata dal Consiglio regionale della Basilicata, che individua nella governance, nell’innovazione e nella cooperazione interregionale le leve fondamentali per il rilancio.
La traiettoria è chiara: territori, Regioni e Governo devono agire in modo coordinato, con una visione di sistema e con tempi rapidi.
Perché una cosa deve essere chiara a tutti: di fronte a una crisi di questa portata, nessuno si salva da solo e nessuno si salvi da solo.
Matera, 30 aprile 2026
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