Progetto corridoi ecologici a Matera: Legambiente, Rete delle associazioni di quartiere materane e Italia Nostra rivendicano trasparenza e partecipazione

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E’ incominciata l’attuazione del Progetto “Interventi di miglioramento della rete di corridoi ecologici e aree verdi del territorio di Matera”. (Legge regionale n.53 del 31 novembre 2021 /Finanziamento per le azioni di compensazione e mitigazione ambientale per i comuni della Basilicata).

Il Progetto, finanziato con 1 milione e 700 mila euro, è in fase di esecuzione.

Subito dopo averne avuto notizia, il Circolo Legambiente Matera ha inviato tramite PEC all’Assessore al Verde e per conoscenza al Dirigente dell’ufficio interessato, oltrechè all’Assessore alla Partecipazione, una nota in cui esponeva le sue considerazioni principalmente in ordine al numero degli abbattimenti arborei previsti ed alla scelta delle nuove essenze scelte per la compensazione, denunciando altresì in prima istanza l’assenza di qualsiasi iniziativa da parte del Comune volta alla realizzazione della partecipazione da parte dei cittadini.

(A questo proposito è da sottolineare che lo stesso progetto prevede tra gli obiettivi “aumentare la consapevolezza della popolazione riguardo i temi ambientali”).

Sia le considerazioni sopraesposte, che quest’ultima rimostranza non hanno sortito alcun effetto.

Si sta procedendo quindi all’attuazione  senza alcun coinvolgimento dei cittadini, dimenticandosi che esso, sbandierato aparole in più consessi ed occasioni, costituisce un diritto democratico e non una gentile concessione da parte dell’Amministrazione.

Perché il Verde urbano è un “bene comune”, per cui alla cittadinanza non si deve solo l’informazione (che pure è mancata in maniera preventiva, complessiva e strutturata sin dall’inizio), ma la cogestione, a cominciare dall’aspetto progettuale.

Così gli abitanti di Via Castello si sono svegliati con il rumore delle motoseghe che abbattevano i pini, senza saperne alcunché.

L’identica situazione è occorsa agli abitanti di Viale Europa che hanno visto venir giù molti degli olmi dei filari stradali ed agli abitanti ed ai frequentatori delle aree esterne contigue al Campo Scuola.

Non conoscendo il progetto, gli abitanti di Via Castello non hanno neppure potuto accorgersi che il numero previsto per gli abbattimenti, lungi dal ridursi come avevamo proposto, superava abbondantemente quello previsto dal progetto.

Né quelli di Serra Venerdì, già privati del loro Parco da tempo immemorabile per l’inagibilità del cantiere, hanno potuto capire la motivazione dell’abbattimento di quegli olmi o venire a conoscenza delle ragioni della scelta di ben 33 Ginko biloba previsti per la compensazione, a fronte della nostra proposta di alternare varietà diverse per aumentare i benefici della biodiversità.

Gli abitanti e gli sportivi che frequentano il sentiero esterno al Campo Scuola, dopo aver già subito in un recente passato l’abbattimento quasi integrale del boschetto antistante la palestra, un bel giorno si sono imbattuti inaspettatamente negli operai che, motosega alla mano, erano intenti a tagliare non solo le 35 piante previste di eucalipti e robinie ritenuti secchi dai periti incaricati dai progettisti, ma anche un pino nero (varietà insolita in città) ed  un cedro atlantico, come abbiamo evinto dai tronchi, dai rami e dagli strobili rinvenuti al suolo e documentati con le nostre foto.

Il progetto prevede inoltre “interventi di manutenzione, riqualificazione e messa in sicurezza” di alcuni Parchi cittadini: Parco di Villa Comunale, Parco Lanera, Parco IV Evangelisti, Area Agoragri.

Parchi questi in cui si svolgono attività ludiche, ricreative e sportive di gran parte degli abitanti della nostra città: anche gli interventi in questi luoghi pioveranno dall’alto sulla testa di chi li usa?

Non abbiamo noi tutti cittadini il diritto di conoscere i punti di vista dei progettisti, il risultato delle perizie a cui sono stati sottoposti gli alberi, le motivazioni della scelta delle varietà delle piante scelte per i nuovi impianti?

Non siamo i più idonei a proporre le strutture da impiantare funzionali agli usi di chi ne deve usufruire?

Siamo noi i proprietari di quel “bene comune”, abbiamo diritto ad esserne coinvolti.

In questo tempo di costruzione del Regolamento dei Beni Comuni, di Patti di Collaborazione, di Amministrazione condivisa, il Comune faccia ammenda dei suoi comportamenti antidemocratici ed attui al più presto le modalità per attuare davvero e non solo a parole la partecipazione dei cittadini!

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