Pratica riparativa di comunità, Silletti: passaggio storico

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La Garante per detenuti: Si tratta del primo progetto di pratiche riparative di comunità nelle Case Circondariali della regione Basilicata. Un’esperienza che segna un passaggio importante, rimettendo al centro la rieducazione

“Ieri, nella Sala Convegni della Caritas Diocesana Matera-Irsina, si è svolta la presentazione del volume ‘Coltivare umanità. Manuale involontario di botanica umana’ di Ilaria De Vanna, che è diventata anche occasione di condivisione di un’esperienza che va oltre il libro. Le testimonianze dei partecipanti hanno restituito il senso più autentico di questo cammino: la difficoltà di guardarsi dentro, il coraggio di riconoscere i propri errori, ma anche la possibilità concreta di cambiare”. Lo dichiara la Garante per i detenuti, Tiziana Silletti, che aggiunge:
“Per la prima volta, in una Casa Circondariale della Regione Basilicata, è stato realizzato un progetto di pratica riparativa di comunità. Un’esperienza che segna un passaggio importante, perché rimette al centro il vero significato della pena: non solo sanzione, ma rieducazione. Le pratiche riparative di comunità vanno proprio in questa direzione. Creano spazi di ascolto e di responsabilità, in cui le persone possono comprendere l’impatto delle proprie azioni e ricostruire un legame con la comunità. Non si tratta di dimenticare, ma di trasformare. Non di escludere, ma di accompagnare.”
“Per le persone detenute – evidenzia Silletti – questo tipo di percorsi è importante perché rompe l’isolamento e restituisce un senso di appartenenza che la detenzione inevitabilmente tende a spezzare. Le pratiche riparative di comunità consentono di non essere identificati solo con il reato commesso, ma di essere riconosciuti nella propria complessità di persone, con una storia, delle responsabilità, ma anche con la possibilità concreta di cambiamento. Sono percorsi che favoriscono la consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni e permettono di ricostruire un legame con la comunità, attraverso il dialogo e l’ascolto”.
“In questo senso – sottolinea la Garante – la rieducazione non resta un principio astratto, ma diventa un’esperienza concreta, che può aprire la strada a un reinserimento reale e dignitoso nella società. Ciò che abbiamo vissuto ieri non è solo un momento da ricordare, ma un impegno da portare avanti. Dare senso alla pena significa renderla capace di trasformare, di aprire prospettive, di restituire valore alla persona”.
“Se la rieducazione è il fine, allora percorsi come questo non sono un’eccezione, ma una strada necessaria. Una strada che parla di responsabilità, ma anche di fiducia. Perché investire nella persona detenuta – conclude Silletti – significa investire nella possibilità concreta di un nuovo inizio, dentro e fuori dal carcere, e nella costruzione di un percorso reale di reinserimento nella comunità”.

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