POTENZA – Riportare al centro del dibattito nazionale la grave crisi che sta investendo il comparto olivicolo e oleario italiano. È questo l’obiettivo del flash mob in programma il prossimo 19 giugno a Bari, promosso dalle organizzazioni dei produttori e dal mondo agricolo per richiamare l’attenzione delle istituzioni, della politica e dei consumatori su una situazione che gli operatori definiscono senza precedenti.
A sostenerne le ragioni è anche Oprol Basilicata, l’Organizzazione dei Produttori Olivicoli Lucani, che lancia l’allarme sulle difficoltà che stanno colpendo aziende agricole, frantoi e produttori di olio extravergine di oliva.
Il presidente di Oprol Basilicata, Paolo Colonna, evidenzia come il settore stia attraversando una fase particolarmente delicata.
«Siamo di fronte a una situazione congiunturale che non ha precedenti. L’assenza di certezze sulle quotazioni dell’olio extravergine di oliva e soprattutto la forte contrazione della domanda di prodotto italiano stanno determinando conseguenze pesantissime per le imprese agricole. Da mesi registriamo giacenze sostanzialmente invariate nei magazzini, mentre cresce in modo evidente la commercializzazione di oli comunitari ed extracomunitari».
Secondo Oprol Basilicata, i segnali del mercato mostrano una progressiva perdita di spazio dell’olio extravergine italiano nelle scelte di acquisto delle famiglie.
«I dati ci dicono che rispetto allo scorso anno è aumentata di circa sei punti percentuali la riduzione dell’utilizzo di olio extravergine italiano sulle tavole degli italiani. Parallelamente cresce il consumo di oli non nazionali, che registrano incrementi significativi. È un fenomeno che deve far riflettere tutti».
Per il presidente Colonna le ragioni di questa tendenza sono principalmente due: la riduzione del potere d’acquisto delle famiglie e la crescente pressione esercitata dal mercato sui prezzi.
«Da una parte i consumatori devono fare i conti con bilanci familiari sempre più difficili e vengono orientati verso prodotti a minor costo. Dall’altra la grande distribuzione propone con sempre maggiore frequenza oli di provenienza estera o comunitaria, spesso presentati come alternative economicamente più convenienti».
Particolarmente delicata appare anche la situazione nel settore della ristorazione e della somministrazione alimentare.
«Ristoranti, mense, attività di panificazione e gran parte del comparto food sono sempre più orientati verso l’utilizzo di oli non italiani per contenere i costi. È una dinamica che inevitabilmente penalizza la nostra produzione nazionale e mette in difficoltà migliaia di aziende agricole».
Da qui l’invito ad aprire una riflessione anche in Basilicata.
«Occorre interrogarsi su quali oli vengano utilizzati nelle cucine dei ristoranti lucani e su quali strategie possano essere messe in campo per incentivare l’utilizzo dei prodotti del territorio. Non basta produrre eccellenza e alta qualità se poi il mercato non è in grado di riconoscere e remunerare adeguatamente questo valore».
Per Oprol Basilicata il tema va affrontato anche sul piano delle politiche agricole nazionali e regionali.
«Mentre si parla di Piano Olivicolo Nazionale e di strumenti regionali per il settore, gli operatori attendono ancora di conoscere contenuti concreti e misure realmente efficaci. La crisi che stanno vivendo l’olivicoltura, il comparto cerealicolo e quello vitivinicolo impone una riflessione profonda sulle strategie di sostegno all’agricoltura italiana».
Il presidente Colonna sottolinea come oggi la sola valorizzazione del Made in Italy non sia più sufficiente.
«Tracciabilità, origine certificata e qualità restano elementi fondamentali, ma da soli non bastano più a garantire redditività alle imprese agricole. Gli operatori italiani si confrontano ogni giorno con un mercato globale che impone regole sempre più competitive e che spesso penalizza chi produce rispettando standard elevati di qualità, sostenibilità e sicurezza alimentare».
Da qui la partecipazione al flash mob di Bari.
«Con questa iniziativa vogliamo mantenere alta l’attenzione su una crisi che rischia di compromettere il futuro di migliaia di aziende agricole. Servono politiche concrete, strumenti efficaci e una strategia chiara per sostenere il reddito degli agricoltori e valorizzare davvero le produzioni italiane. Senza un cambio di passo, il rischio è che interi settori strategici dell’agricoltura nazionale continuino a perdere competitività e capacità produttiva».
L’appuntamento del 19 giugno rappresenterà dunque un momento di mobilitazione e confronto per chiedere interventi urgenti a tutela di uno dei comparti simbolo dell’agroalimentare italiano e lucano.
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