Il degrado idrogeologico che caratterizza l’ intera plaga agraria compresa fra la S.S.106 e la costa Jonica e i fiumi Sinni e Bradano e aldi la confinanti rispettivamente con la Calabria e la Puglia ci riporta indietro di circa 2500 anni: ai tempi dei coloni greci che compresero le potenzialità produttive dei luoghi e procedettero a bonificarli con grandi opere e con la messa a coltura attraverso l’ appoderamento e realizzazione di razionali centri aziendali ben collegati alla rete viaria.
Una testimonianza riprodotta fedelmente di quel che era il centro aziendale della Magna Grecia ,la troviamo in agro di Andriace presso il sito archeologico montalbanese in uno stato di semi-abbandono.
Negli anni 50 con la grande Riforma fondiaria ,una delle poche vere riforme, con impegnative opere di miglioramento fondiario si procedette anche bonificare e alla sistemazione idraulica -agraria che hanno garantito x circa un trentennio la fertilità e la vivibilità nelle unità produttive.
La lunga e vessatoria mano del Consorzio di Bonifica Bradano e Metaponto,interessato solo a fare cassa e reclutare elettori e clienti per il politico di turno ha abbandonato il territorio tant’è che i principali canali di Bonifica,e quasi tutta la rete di scolo che interessa circa 30 Milà ettari versano in uno stato di degrado e di abbandono preoccupante le cui conseguenze negative si riverberano sui campi coltivati e non meno su quelli abbandonati per via della crisi del settore agricolo. Le negatività si appalesano maggiormente in annate relativamente piovose ,ma anche quando si verificano andamenti pluviometici che fanno registrare piogge intorno ai 50 mm nelle 24 ore come nell’ anno in corso.
Fenomeni che si registrano anche in altre parti del Paese con condizioni pedo climatiche similari,ma che non hanno mai o quasi subito danni come quelli della Basa Metapontina.In definitiva quelli che annovera il Metapontino Materano ,con allagamenti persistenti,con tracimazioni della rete di scolo ed esondazioni di canali principali e secondaria non sono causati dall’ eccezionalità degli eventi meteorologici ma
dall’ incuria e dall’ abbandono da parte di chi gestisce il potere pubblico e da parte degli enti preposti alla salvaguardia dell’ Ambiente e del territorio che nel caso specifico è il Consorzio di Bonifica Regionale: un ente privatisco di tipo pubblico; al quale la contribuenza,i proprietari, i conduttori e i gestori a diverso titolo corrispondono tributi insostenibili all’ ente sino a 180 euro ettaro anno per la Bonifica e per servizi presunti.Insomma gli utenti pagano per ricevere disservizi e danni e per elevare il grado dello sfasciume idrogeologico e ricevere Acqua quando è dannosa invece di usufruirne quando è necessaria per le piante e la coltivazione dei campi.Noi che abbiamo buona memoria ricordiamo le conseguenze catastrofiche dell’ emergenza idrica degli anni precedenti che è stata una pura invenzione del Governo Bardi,di Cicala,del Consorzio di Bonifica gestita dai pregiudicati e dalle Organizzazioni di Categoria in primis dalla Coldiretti.Tutti insieme responsabili dello sfasciume idrogeologico che vivono in primo luogo i produttori agricoli con rilevanti perdite economiche di cui hanno chiesto il ristoro,ma mai ottenuto.
Questa è se vi pare l’ attenzione che il territorio e gli agricoltori ricevono da chi ci governa e o amministra.
Per TAVOLO VERDE PUGLIA E BASILICATA
Prof Francesco Malvasi.
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