di MICHELE SELVAGGI
Che belle quelle feste di matrimonio di tanti anni fa ! La nostra storia, ritorna indietro di alcuni decenni per raccontare qualcosa di speciale, che ormai, solo in pochi ricordano o conoscono. Parliamo appunto, di quello che era meglio conosciuto come “u spusalizie” (“Lo sposalizio”), un evento dal sapore particolare, tutto da vivere, tutto da gustare. Lo accompagnavano gli usi e i costumi del tempo, parecchio atteso dagli sposi, familiari, amici e conoscenti. Il tutto, ricordiamo, era preceduto qualche giorno prima, dal rito della esposizione del corredo da parte della sposa, nella casa dove viveva con i suoi. Una variegata mostra di vestiti, dall’intimo al leggero, al pesante, ma anche coperte, lenzuola, tovaglie e altro, di cui era stata dotata la futura sposa per affrontare la nuova vita. Tanti i visitatori, dai parenti dello sposo a quelli vicini e lontani della sposa, amiche, amici e soprattutto il vicinato. Il giudizio sulla esposizione, era oltremodo importante, se non altro per dimostrare le capacità e l’impegno dei genitori della sposa, nella dotazione di un guardaroba e altro, di tutto riguardo. Ma il giorno del matrimonio, era caratterizzato anche dal pranzo di commiato, offerto dalla famiglia della sposa al nuovo parentato. Nel tardo pomeriggio la grande cerimonia in chiesa, che, partendo dalla casa della sposa, si raggiungeva in corteo. Caratteristica dei matrimoni dell’epoca, appunto, le coppie che si formavano dietro la sposa, accompagnata dal papà o da un parente, seguito dal compare e dalla comare ( ora si chiamano testimoni) e da diverse altre, tutte in fila e sotto braccio. Non mancava una certa spettacolarità alla sfilata, dove venivano indossati eleganti vestiti, con in mostra i migliori gioielli di famiglia. Importante però, era il numero delle coppie partecipanti, che in un certo senso, qualificava e…quantificava l’importanza dell’evento. Le domande di prammatica infatti, e i commenti che seguivano non potevano prescindere da : “quante coppie c’erano?”. Lo sposo, come adesso, attendeva in chiesa (prevalentemente ci si sposava in Chiesa Madre ) e poi tutto si svolgeva secondo i canoni della tradizione sotto gli occhi del sacerdote ( all’epoca, in particolare celebrava l’arciprete don Vincenzo Di Giulio, grande oratore che chiudeva il rito con un riverente pensiero augurale sulla nuova vita della coppia) . Il corteo delle coppie, dopo la cerimonia si ricomponeva, con in testa i novelli sposi, ritornando così al luogo di partenza, dove venivano offerti “i complimenti “ (si chiamavano così i dolci delle allora pasticcerie di Tonnuccio il Tarantino ( Terso) o dei fratelli Nicola, Tonino e Armando Colacicco), con il liquore ( rosolio) fatto in casa, dalle varie sfumature e colori. In allegria si ballava tango, valzer, mazurka e, naturalmente quadriglia, al suono di un grammofono con i dischi della “Voce del Padrone” o con le note di un concertino. Si andava avanti fino a notte inoltrata, poi i commiati, auguri di rito, regali e, magari, da parte di pochi intimi, l’accompagnamento degli sposi fino al nuovo nido. Naturalmente, con gli ultimi saluti e l’augurio di una…. “piacevole, lunga notte d’amore”. Tutto quello che abbiamo raccontato, sperando sempre di fare cosa gradita soprattutto a chi di queste cose conosce poco o niente, è andato avanti sino, più o meno alla metà degli anni 50. Poi le cose cambiarono e il tutto, si….modernizzò. In chiesa si andò in macchina e quì vennero inaugurate nuove sale per le feste, come Sala Caruso, Sala Europa- Rosano e l’altra , in Corso Margherita, dove fino a poco tempo fa, c’era la cappella di S. Rocco. Qualcuno però, sceglieva anche la grande sala del Cinema Colosseo, Ritornando all’epoca, è importante richiamare l’attenzione su quella che era la “spettacolarità” del corteo di coppie che riusciva a dare anche un tocco di classe e caratterizzava in modo alquanto singolare l’evento. Quella che vedete pubblicata, è una foto (messa gentilmente a disposizione dalla provetta fotografa Marta Caruso) di un recente matrimonio di Castelsaraceno, (il padre della sposa si chiama Rosano di origine pisticcese) dove ancora oggi, come in altri paesi del Pollino, si celebra con la presenza delle coppie. Peccato non essere riusciti a recuperare qualche antica foto di eventi della nostra città, che testimoniasse quei particolari momenti della bella storia dello “sposalizio”. Simbolo di un’epoca felice di tanti anni fa !!!

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