LA NOSTRA STORIA. GIUGNO 1946, DOPO IL REFERENDUM,LA VISITA DI FRANCESCO SAVERIO NITTI A PISTICCI

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di MICHELE SELVAGGI

La nostra storia, ci riporta indietro di 80 anni, a  quel mese di giugno 1946 quando la nostra città, registrò la visita  di un illustre uomo politico,  Francesco Saverio Nitti, che, ricordiamo,  era stato Presidente del Consiglio dei Ministri, dal 1919 al 1920. Parliamo  dei giorni post referendum  che il 2 giugno aveva  appena proclamato la Repubblica dopo il ventennio fascista e la fine della Seconda Guerra Mondiale. Era la tarda mattina di un giorno del metà giugno,  quando una colonna di automobili proveniente dalla Valle del Basento, con in testa quella in cui aveva  preso posto l’insigne statista lucano, entrando a Pisticci, si diresse nella parte alta  del  centro storico, l’antico e suggestivo  rione Terravecchia,  dove in un grande palazzo d’epoca viveva la famiglia Salomone, dello statista,  da  sempre amica, discendente dalla nobile casata dei Franchi che aveva dato i natali ai capitani Nicola e Luigi, quest’ultimo divenuto famoso per via di quella “carta bianca” di cui fu investito nella lotta al brigantaggio della zona. Don Francesco Saverio,  come rispettosamente  veniva chiamato, per  primo volle rendere omaggio alla signora Enrichetta, moglie del ragioniere  Alberto Salomone, che proprio qualche giorno prima aveva dato alla luce l’ultimogenito di una numerosa famiglia, a cui era stato dato il nome  di Francesco Saverio, proprio come quello, ed in onore, dell’illustre   amico ospite. Il “Presidente” si fermò a casa Salomone circa un’ora per poi  trasferirsi a piedi –  accolto con simpatia lungo il tragitto, dal popolo  pisticcese,  con cui si fermò a parlare più volte  –   in piazza Umberto I,  dove era stato allestito un palco  per parlare alla cittadinanza e dare il suo contributo di libero cittadino democratico dopo gli ultimi importanti avvenimenti politici. La giornata dello statista melfitano, proseguì  nella tenuta agricola  della famiglia di cui era ospite, in località San Gaetano, a qualche chilometro dall’abitato, dove fu consumato un pranzo  nel  suggestivo e antico palazzo  Franchi dallo stesso molto ammirato. Nel tardo pomeriggio – non senza aver  prima piacevolmente  “scorazzato” nella campagna pisticcese, alla guida di un calesse, come a lui solitamente piaceva fare – il commiato e gli abbracci ai sei fratelli Salomone, Alberto, Luigi, Riccardo, Francesco, Enrico ed Ettore, figli dell’illustre avvocato Nicola, amico di vecchia data dello statista, con i quali  anche in seguito tenne un intenso rapporto epistolare.  Sono ormai trascorsi tantissimi  anni     e su quella “storica giornata” per la comunità pisticcese, ma c’è ancora chi  dell’avvenimento  oggi conserva un  emozionante  ricordo: non solo a  casa Salomone  si visse un avvenimento eccezionale,  ma anche in paese  con il corso Margherita e piazza Umberto I° ornati a festa e straordinariamente animati per quella che doveva essere la prima visita di un  Capo di Governo. Quello di Francesco Saverio Nitti, fu un  lungo e applaudito discorso alla cittadinanza  toccando i vari  temi, attualissimi per quel momento politico e in particolare del recente  referendum. Tra gli altri ricordi della giornata, oltre alla visita di cortesia  alla signora  Salomone, la visita al Castello degli Acerra con lo sguardo al rione Dirupo, con le sue originali casette bianche allineate  e poi, sempre a casa Salomone,   un breve  brindisi in memoria del nonno avvocato Nicola, suo compagno di tante battaglie politiche, prima   del trasferimento località S. Gaetano nella villa di famiglia,  per il pranzo in suo onore. ” Meridionalista convinto – ricorda Francesco Saverio Salomone –  “ Franco”, per gli amici – unitamente  al fratello Dr. Antonio e alla sorella Anna Maria –  Nitti documentò per primo il divario tra le due Italie con il suo famoso saggio “Nord  e Sud” non mancando di indicare  anche la strada per la soluzione dei problemi meridionali dell’epoca. E’ giusto quindi che questo insigne personaggio,   figlio della nostra terra, uomo di dottrina, di studio e di enormi competenze economiche, una delle più belle coscienze di uomo politico e di cittadino  che l’Italia abbia prodotto, non venga mai dimenticato”.

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