Intervento del Prefetto di Potenza Michele Campanaro in occasione della cerimonia di consegna delle “Stelle al Merito del Lavoro”

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Il Prefetto di Potenza

Potenza, 1° maggio 2026
Rivolgo un cordiale saluto alle cittadine e ai cittadini presenti, alle autorità civili e militari
intervenute, alla Federazione regionale dei Maestri del Lavoro di Basilicata, con il neo Console
regionale Vincenzo Nardiello, a cui vanno gli auguri di buon lavoro nel prestigioso incarico. Saluto
affettuosamente anche il Console uscente Lorenzo Berardino, per l’ottimo lavoro portato avanti in
tanti anni nella Federazione.
Ai Maestri del Lavoro lucani di nuova nomina – sia a quelli qui presenti a cui a breve
consegneremo le onorificenze, come pure alla insignita che la riceverà prossimamente al Palazzo
del Quirinale dalle mani del Presidente della Repubblica – rivolgo, a nome del Governo oggi
rappresentato nelle cerimonie sul territorio dai Prefetti dei capoluoghi di regione, sentimenti di
stima e gratitudine. Un pensiero commosso mi sia consentito di dedicare al Maestro del Lavoro
Domenico Coviello, prematuramente scomparso a gennaio scorso: consegneremo nelle mani dei
suoi figli la prestigiosa decorazione della “Stella al merito del lavoro”.
Questa decorazione viene istituita con Regio Decreto n. 3167 del 30 dicembre 1923 ed esiste,
quindi, ormai da più di un secolo, attraversando diverse epoche storiche del nostro Paese.
Eppure c’è una perdurante attualità del messaggio legato a questa onorificenza! Essa resta il
riconoscimento più prestigioso per chi, in una lunga carriera lavorativa, si è saputo distinguere per
qualità e serietà del proprio impegno, per i miglioramenti che ha saputo apportare all’attività
quotidiana della propria azienda, come pure per gli insegnamenti che ha saputo trasmettere. Non si
tratta, si badi bene, di un riconoscimento individuale, atteso che i successi di questi nuovi Maestri
del Lavoro sono stati possibili grazie anche all’apporto di altri: dalle aziende che hanno offerto un
posto di lavoro, ai colleghi che li hanno sostenuti, a tutti coloro che hanno consentito alle diverse
realtà produttive di crescere, rafforzarsi, rimanere competitive e resistere nei momenti più difficili.
Tutta la comunità lucana ha tratto beneficio dal lungo e generoso impegno degli insigniti presenti
oggi in questo splendido Teatro e vi è molto da attingere dalla loro esperienza. A loro va il nostro
riconoscente grazie!

Partendo da questa suggestione introduttiva, vorrei provare a sviluppare qualche spunto sul
significato più profondo del lavoro oggi, riprendendo brevemente alcune riflessioni che ho riportato
appena tre giorni fa in occasione del Congresso regionale di uno dei Sindacati confederali,
scusandomi quindi in anticipo con chi ha già avuto modo di ascoltarle.
E’ fuori di dubbio che le questioni occupazionali da noi in Basilicata rappresentano una delle
principali preoccupazioni sociali (cito solo le più recenti, dalla grande questione Stellantis alla
vertenza Natuzzi), anche per chi deve occuparsi di gestirne le eventuali tensioni che possono
discendere: mi riferisco, ovviamente, alla responsabilità di noi Prefetti di occuparsi, anzitutto
attraverso la mediazione ed il confronto, dei profili di ordine pubblico.
Ecco che i temi legati al mondo del lavoro possono rappresentare fonte di preoccupazione, perché
strettamente intrecciati con il dramma delle persone che si sentono private della propria dignità,
condannate da una condizione di precarietà a non essere realmente libere.
Ho sempre confessato apertamente il mio più grande amore, quello per la nostra Costituzione: essa
pone il lavoro tra i pilastri fondamentali della Repubblica. L’articolo 1, lo colloca a fondamento
della nostra comunità nazionale e l’articolo 4, ne sottolinea la duplice dimensione: di diritto, che la
Repubblica deve riconoscere, e di dovere, che ogni cittadino deve adempiere. Diritti e doveri che, in
un complesso equilibrio sistemico alla base di una democrazia, non possono esistere
disgiuntamente, tanto con riferimento ai singoli cittadini, quanto in relazione ai soggetti collettivi e
alle Istituzioni. Un equilibrio che richiama una responsabilità condivisa: delle Istituzioni, chiamate
a creare le condizioni affinché il diritto sia effettivo, e dei cittadini, chiamati a contribuire, con il
proprio impegno, al progresso sociale.
Quando la Costituzione afferma che la Repubblica “promuove le condizioni che rendono effettivo
questo diritto”, ci ricorda che i diritti non possono restare semplici enunciati formali, ma devono
tradursi in opportunità concrete. Significa che la misura della qualità della nostra democrazia si
coglie proprio nella capacità di rendere effettivo il diritto al lavoro.
Un lavoro che deve essere tutelato in tutte le sue forme, a partire dalla sicurezza. Su questo punto è
necessario essere estremamente diretti: il diritto al lavoro è diritto alla sicurezza nei luoghi di
lavoro. La sicurezza sul lavoro non è solo un obbligo giuridico, ma un presidio fondamentale di legalità e di civiltà, come più volte richiamato dal nostro Presidente della Repubblica. I dati che
registriamo, anche qui in Basilicata, non ci lasciano sereni: se, nonostante una legislazione di
tutela e rigore, i fatti dicono che continuano numerosi gli incidenti, è segno che la crisi economica
scarica i suoi effetti sui segmenti più fragili del mondo del lavoro e che quanto sin qui fatto non è
sufficiente. La Prefettura anche su questo tema è in prima linea, non solo per vigilare sul rispetto
delle regole, ma anche per incidere sul piano culturale, per sovvertire l’idea ancora troppo spesso
diffusa che considera la sicurezza sul lavoro un costo, se non addirittura una pesante zavorra!
Accanto al profilo della sicurezza non possiamo ignorare le altre criticità che caratterizzano il
nostro mercato del lavoro: mi riferisco, in particolare, alla disoccupazione giovanile ed a quella
femminile, in stretto rapporto sinallagmatico con il precariato e con il rinnovamento tecnologico
che sta ridefinendo tutti i paradigmi produttivi.
Come ha ricordato di recente il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, «viviamo un
passaggio di particolare complessità in cui l’irrompere dell’Intelligenza Artificiale richiede
competenze nuove per dirigere, con saggezza, questa fase trasformativa. Fase che esige un salto di
qualità non alla portata immediata di qualsiasi cittadino, e dunque con il rischio di esclusioni
inedite».
È illusorio, cioè, pensare che la tecnologia escluda ‘in re ipsa’ ogni forma di diseguaglianza o di
discriminazione.
E poi, c’è l’altra grande questione immanente, quella di una regione che si svuota delle sue
migliori energie: insieme con il tema della denatalità, ci sono centinaia, migliaia di giovani che
lasciano questa terra per studio o per lavoro, senza farvi più ritorno. Gli ultimi dati ISTAT diffusi
ieri – riferiti al Censimento permanente della popolazione in Basilicata dell’anno 2024 –
fotografano questo trend negativo, che consacra tristemente la Basilicata come regione con il tasso
migratorio negativo più alto d’Italia (-4,8 abitanti per mille 1 ). Nel corso del 2025, inoltre, gli iscritti
all’anagrafe degli italiani residenti all’estero della Basilicata in due anni sono cresciuti di oltre 11
mila unità, raggiungendo la quota di 152.363 2 .

1 https://www.istat.it/wp-content/uploads/2026/03/Report_Indicatori-demografici_Anno-2025.pdf
2 https://www.ansa.it/basilicata/notizie/2025/11/11/lucani-residenti-allestero-in-due-anni-11mila-iscritti-in-piu_df9ac947-fce3-4524-b646-
9eec43cc40e0.html

Eppure, in questo scenario complesso, appaiono segnali di tenacia che devono spingerci a guardare
al futuro con rinnovata speranza. L’aggiornamento più recente di Banca d’Italia di due giorni fa, ci
consegna una fotografia del mercato del lavoro in Basilicata che presenta profili di inaspettata
inversione di tendenza: il tasso di disoccupazione totale del 2025 si attesta al 5,3%, era del 6,7%
nel 2024. Addirittura, guardando al solo secondo semestre del 2025, il tasso è del 4,3%, in assoluto
il valore più basso degli ultimi anni! Anche sul fronte delle nuove generazioni, il dato della
disoccupazione giovanile 2025 all’11,2% (in Italia è dell’11,6% e nel Mezzogiorno addirittura del
20,9%), ci dice di un sistema produttivo che sta provando, con forza, ad assorbire tanti nostri
ragazzi.
Resta, è vero, il 19% di giovani NEET, ragazzi cioè che non studiano e non lavorano, né cercano un
lavoro. Una crepa nel tessuto sociale che ci ricorda come le sfide aperte sono davvero tante,
partendo dall’assunto che solo se il lavoro cresce nell’insieme, cresce la coesione della nostra
società e diventano concreti i diritti.
Ritorno, per avviarmi alle conclusioni, alla duplice dimensione di diritto/dovere ripresa dai nostri
Padri Costituenti nell’articolo 4, proprio per sottolineare che, in fasi particolarmente complesse
come quella attuale, è indispensabile rafforzare il riferimento al contributo che ciascuno è
chiamato a dare alla collettività. Il lavoro resta, anzitutto, il primo fondamentale diritto
costituzionalmente sancito, per essere liberi. Ma è, altrettanto, importante che esso sia
collettivamente orientato ai valori dell’impegno, della serietà e dell’onestà, per rappresentare il
fondamento di una società giusta e coesa.
E’ quello che fanno ogni giorno milioni di italiani, ai quali va il nostro pensiero e la nostra
gratitudine. E’ quello che hanno fatto i lavoratori lucani ai quali stiamo per consegnare le “Stelle
al merito del lavoro” del 2026.
Cari Maestri del Lavoro, la comunità di Basilicata vi è grata per aver tratto benefici dal vostro
lungo e generoso impegno e dalla vostra integrità personale, testimonianza importante di dedizione
e di professionalità.

Buon Primo Maggio a tutti!

Michele Campanaro

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