I sassi di Matera tra memoria e futuro: oltre la logica del bilancio, serve una nuova visione

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La discussione che si sta sviluppando in questi giorni in Commissione Cultura del Comune di Matera sul rinnovo delle sub-concessioni trentennali in scadenza rischia di scivolare su un terreno pericolosamente riduttivo. Se l’intero dibattito sul futuro del nostro patrimonio più prezioso si limita alla trattativa al centesimo sui canoni di locazione o a una mera esigenza di cassa per far quadrare i bilanci comunali, significa che stiamo perdendo di vista la storia, l’identità e il destino stesso della nostra città.

Il prossimo 11 novembre, tra poco più di cinque mesi, cade il quarantesimo anniversario dalla approvazione della legge 771, una data che per noi deve trasformarsi in un’imperdibile opportunità metodologica e politica. Abbiamo davanti mesi decisivi per fermarci a riflettere se gli strumenti che hanno guidato il miracolo del recupero dei Sassi siano ancora adeguati a governare la complessità della Matera contemporanea.

La nostra programmazione urbanistica affonda le radici nelle intuizioni del celebre Concorso Internazionale della metà degli anni ’70, da cui scaturì l’impianto della Legge Speciale 771/86. Quella norma, con una straordinaria visione federalista ante litteram, pose al centro un obiettivo preciso: il recupero a fini abitativi degli antichi rioni in tufo. Lo Stato e il Comune scommisero sul ritorno della vita quotidiana e dei residenti laddove c’era stato lo sfollamento forzato.

Da allora, una straordinaria accelerazione internazionale ha cambiato il volto di Matera. L’inserimento nel Patrimonio Mondiale UNESCO nel 1993, il Premio europeo di progettazione urbanistica nel 1995, la stagione del grande cinema internazionale dei primi anni Duemila, l’indimenticabile epopea di Matera Capitale Europea della Cultura 2019, fino al recente riconoscimento di Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo per questo 2026. Matera è diventata, a pieno titolo, una delle mete mondiali del turismo culturale.

Questa metamorfosi, tuttavia, porta con sé interrogativi profondi che non possiamo più eludere. I Sassi non possono diventare un set cinematografico permanente, né un “parco a tema” ad uso e consumo esclusivo della rendita turistica, in cui gli abitanti storici e le attività tradizionali non trovano più spazio. Tutelare i Sassi oggi non significa musealizzarli, ma preservarne la sua anima attraverso la qualità e la vivibilità.

Per questa ragione, il dibattito sul rinnovo delle concessioni deve aprirsi a tre grandi sfide di scenario:

In primo luogo, dobbiamo pretendere che la qualità degli interventi di recupero degli immobili rimanga altissima. Questo richiede la tutela rigorosa dell’intero sito UNESCO attraverso un Piano di Gestione aggiornato, capace di legare i vecchi rioni al prospiciente altopiano murgico, salvaguardando il decoro e garantendo i servizi essenziali a chi nei Sassi vive e lavora.

In secondo luogo, dobbiamo chiederci con coraggio se l’impostazione del Programma generale di recupero debba rimanere immutata o se sia necessario aprirsi a nuovi scenari socio-economici, capaci di governare i flussi turistici anziché subirli.

Infine, occorre aprire una riflessione seria e coraggiosa sulla necessità di costruire nuovi modelli giuridici ed economici per i Sassi. Il sistema fondato esclusivamente sulla concessione dei beni – dallo Stato al Comune e dal Comune ai privati – appartiene ad una stagione storica che ha avuto il merito di salvaguardare e recuperare il patrimonio, ma che oggi mostra limiti evidenti rispetto alle nuove sfide della città.

Serve interrogarsi su strumenti più evoluti, capaci di garantire stabilità, radicamento e responsabilità di lungo periodo. Modelli che sappiano favorire il ritorno della residenzialità stabile, sostenere un artigianato d’eccellenza autenticamente legato al territorio e incentivare investimenti coerenti con l’identità culturale dei Sassi, evitando il rischio di una progressiva trasformazione in spazio esclusivamente turistico e commerciale.

Non si tratta di mettere in discussione la tutela del patrimonio, ma di comprendere se gli strumenti normativi ed economici attuali siano ancora adeguati a governare una realtà profondamente cambiata rispetto a quarant’anni fa. La sfida oggi è costruire un equilibrio nuovo tra conservazione, diritto all’abitare, sviluppo economico e funzione culturale della città storica.

Matera ha dimostrato al mondo come una “vergogna nazionale” possa trasformarsi in orgoglio globale. Oggi la sfida è ancora più complessa: dimostrare che il successo internazionale può convivere con la coesione sociale, la vita quotidiana dei residenti e la salvaguardia dell’identità comunitaria. Fino all’11 novembre, politica, associazioni, operatori culturali e cittadini hanno il dovere di confrontarsi senza semplificazioni e senza posizioni ideologiche, elevando il dibattito pubblico all’altezza del destino dei Sassi, che coincide con il destino stesso di Matera.

Matera, 27 maggio 2026 

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