«Mentre l’iter delle pre-intese sull’autonomia differenziata corre a Roma con la complicità della Giunta regionale, a Potenza assistiamo al teatro del tatticismo domenicale, con gli assessori che si affannano a incensare il disegno di legge sulle compensazioni su eolico e fotovoltaico, definendolo ‘la forma più sana di autonomia’. La verità è che siamo davanti a un provvedimento parziale e adottato a rimorchio degli eventi, utile solo come specchietto per le allodole per nascondere la reale spaccatura del Paese che il centrodestra sta avallando sulla pelle dei lucani».
Lo dichiara il consigliere regionale del centrosinistra e presidente della Commissione Bilancio, Roberto Cifarelli, intervenendo nel dibattito in Consiglio regionale dedicato alle politiche energetiche.
«Abbiamo avuto la sensazione che la relazione sulle linee guida energetiche presentate al Consiglio regionale in modo estemporaneo lo scorso 7 luglio servissero per coprire il via libera immediato a nuove istanze di ricerca petrolifera, per questo ho risposto in aula con dati macroeconomici e con una posizione chiara e pragmatica, perché non permetteremo che il patrimonio immateriale, il paesaggio e la salute della Basilicata vengano ridotti a merce di scambio con un’elemosina monetaria al 3% da sbandierare per mero consenso elettorale».
Secondo Cifarelli, la posizione del centrosinistra riformista e progressista deve essere netta e inattaccabile: «Il nostro primo No è al deposito nazionale delle scorie e il secondo No è a qualsiasi disponibilità ad accogliere centrali nucleari di nuova generazione. Le due questioni non possono essere artificiosamente separate: aprire alla scelta nucleare significa aprire inevitabilmente anche al tema dello stoccaggio e della gestione delle scorie, fino a rendere concreta la possibilità che la Basilicata venga nuovamente individuata come sede del deposito nazionale. Evocare l’atomo nella nostra regione, oltre a essere una distrazione di massa smentita dai costi e dalla reale tempistica, significa insultare la storia e l’orgoglio democratico di un popolo che già nel 2003, a Scanzano Jonico, rispedì al mittente i decreti nucleari del Governo Berlusconi. I lucani hanno già detto No allora e risponderanno No oggi».
«Sul fronte del fossile e delle rinnovabili commerciali – incalza l’esponente del centrosinistra – servono regole semplici ma chiare. Esigiamo che il rinnovo della concessione Eni in Val d’Agri, in scadenza nel 2029, sia rigidamente vincolato alla decarbonizzazione, alla sottoscrizione di un nuovo piano straordinario per il no-oil, obbligando Eni, Total e Shell a investire i profitti upstream nelle nostre aree industriali e anche nell’automotive e nell’innovazione tecnologica a Melfi, e ad impegni veri per il decommissioning per preparare il dopo-petrolio, sganciando il finanziamento dei servizi sociali essenziali dal numero di barili estratti. Infine, sulle rinnovabili, il DDL della Giunta arriva quando sul territorio lucano gravano già oltre 1.500 pale eoliche e 2.700 impianti fotovoltaici a terra e mancano ancora gli strumenti di programmazione epianificazione quali il piano strategico, il piano paesaggistico, il piano delle aree non idonee. La destra dimentica di favorire lo strumento più moderno e democratico: le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), l’unico modello europeo che permette a Comuni e cittadini di essere produttori diretti e trattenere il valore economico sul territorio».
«Alla Basilicata – conclude Cifarelli – serve un modello radicalmente nuovo, che innanzitutto abbandoni la politica degli annunci. Continueremo a sfidare la maggioranza sul terreno della programmazione e della verità, per difendere l’identità, il lavoro e il territorio della comunità lucana»
Potenza, 28 luglio 2026
Views: 28