Buon pomeriggio,
Saluto e ringrazio per la loro presenza il Vicepresidente esecutivo della Commissione Europea Raffaele Fitto e il Ministro Elisabetta Casellati, la Commissaria al Mediterraneo Dubravka Šuica, le istituzioni regionali a partire dal Presidente Vito Bardi, i nostri graditi ospiti internazionali dell’Unione per il Mediterraneo Petra Kezman e della Fondazione Anna Lindh Josep Ferré, tutte le autorità civili e militari, sua Eccellenza il Vescovo, i colleghi sindaci, che ci hanno raggiunto così numerosi…saluto tutti voi qui presenti e chi ci sta ascoltando in piazza o da remoto.
Saluto con particolare affetto la rappresentanza scolastica, le ragazze e i ragazzi che sono il presente e il futuro del mondo.
Saluto e ringrazio chi, del Comune e della Fondazione Matera Basilicata 2019, lavorando con impegno, passione e dedizione, ha consentito a tutti noi di essere oggi qui, a inaugurare l’anno di Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo.
Il Mediterraneo, per i Romani, era il “Mare nostrum”; cosa è invece per noi italiani, per noi europei? Di solito possiamo considerare “nostro” un pezzo di terra, non qualcosa che sfugge tra le dita come l’acqua. E allora, posso dire cosa è per me. È la spiaggia quasi deserta delle mie estati di bambino, il mare che si è portato via la mia palla. È il mare che ho studiato a scuola, quello di Omero e di Ulisse – il mare del ritorno a casa -, quello delle guerre persiane, delle crociate e delle incursioni saracene, ma anche il mare delle avventure disegnate di Corto Maltese, il mare del viaggio sognato, degli approdi, … e dei naufragi. Il mare dove nuotò per salvarsi mio zio marinaio, quando la sua nave venne affondata durante la Seconda Guerra Mondiale. Quando ero piccolo mi raccontava dei suoi amici che non ce la fecero; stremati, si lasciarono andare a fondo perché si salvassero gli altri.
È il mare che ha restituito il corpo del piccolo Alan Kurdi, che come tanti, troppi altri, ha perso la vita in cerca di una vita migliore. Quando io avevo la sua età, andavo con mio padre in campagna, un piccolo appezzamento di terra appena fuori dal centro abitato. Mi affascinava l’enorme quantità di conchiglie fossili che trovavo per terra, o sui fronti di cave di tufo scavate secoli addietro per costruire la città. Trovavo più conchiglie lì, di pietra, che non sulla spiaggia.
Anni dopo, proprio poco lontano da qui, fu scoperto un enorme fossile di balena, oggi custodito nel Museo Ridola.
Quindi il “mare nostro” è un po’ anche il mare del tempo. Ma il tempo non è nostro, al massimo siamo noi ad appartenergli, “come dei piccoli segmenti in uno spazio infinito”. Diceva così don Basilio Gavazzeni.
Se guardiamo all’Europa e al Mediterraneo, dobbiamo trovare il nostro posto nel tempo e non soltanto nello spazio. Possiamo farlo pensando a ciò che resterà, di noi e delle nostre civiltà, ovvero quello che costruiamo, ma anche quello che non distruggiamo. Come gli esseri umani, anche le città sopravvivono nel tempo per i segni che lasciano.
Per essere capitale della cultura e del dialogo, dobbiamo cercare e saper riconoscere i segni delle altre città, delle altre culture, il segno degli altri. Solo così potremo tracciare un segno nostro, e far riconoscere il significato di una città come Matera, che persiste nel tempo come le conchiglie che sono nei blocchi di pietra di cui è costruita.
Il messaggio di Matera capitale della cultura e del dialogo, in questo tempo, è proprio questo messaggio di pace e di solidarietà. Di comunità. Di amore. Parole così forti, che a volte sembrano spaventarci.
Cos’è, quindi, il Mediterraneo per una capitale culturale europea?
Di certo non è, come potrebbe dire Bauman, un “confine liquido”, che poi, per il solo fatto di essere percepito come tale, come tutti i confini finisce per invitare al suo attraversamento.
Non è solo un’area geografica, né tantomeno un’entità circoscritta nello spazio: così come l’Europa (per il comune e più profondo sentimento europeo) è definita dalle diversità delle sue culture, altrettanto può dirsi del Mediterraneo. Una diversità figlia del tempo, che ha prodotto la nostra – le nostre – culture, che ci uniscono. Non è l’acqua, infatti, l’unico elemento ad accomunare questa parte di mondo, ma anche la pietra; non ci sono solo i confini, le distanze, le divergenze, ma anche la scienza, i linguaggi (e i dialetti), il cibo, la musica, la letteratura, … molto ma molto di più dei conflitti e della sofferenza dei popoli e degli individui.
Lo scopriremo nei prossimi mesi, che ci vedranno declinare tutto questo in progetti, insieme alla nostra città gemella di Tetouan, capitale Mediterranea 2026 al pari di Matera. E per noi materani, se il 2019 ha chiuso una lunga stagione di desideri cercati e di obiettivi raggiunti, il 2026 aprirà la stagione dei nuovi progetti e anche dei luoghi restituiti alla città, a partire da questo.
Abbiamo scelto di inaugurare quest’anno nella giornata internazionale della felicità, che coincide con la fine del Ramadan. Domani inizia la Primavera, una nuova stagione.
Definire la felicità non è semplice; un dizionario direbbe che è “lo stato d’animo di chi è pienamente appagato”. Ma come potremmo esserlo, se vicino a noi infuriano le guerre? Per noi, come diceva il grande Rodari, “la felicità sta nel fare le cose che possono arricchire la vita di tutti gli uomini; nell’essere in armonia con coloro che vogliono e fanno le cose giuste e necessarie. La felicità non è semplice e facile: è una lotta”.
Felicità può voler dire impegnarsi, con ostinazione e tenacia, a cercare la bellezza, a scacciare le paure che ci limitano, a ricordare a tutti che i droni o i laser non devono necessariamente essere strumento di morte, ma possono e devono essere strumenti che creano arte. E lo dimostreremo stasera!
Allora, se questa è la felicità, sarà stata felice la famiglia di imprenditori materani che costruì questo teatro, inaugurato esattamente 77 anni fa, il 26 marzo 1949. L’Italia usciva dalla Guerra e Matera, città medaglia d’argento al valor militare e medaglia d’oro al valor civile, veniva scoperta proprio in quegli anni dalla comunità italiana e internazionale come città “troglodita”, dove la gente viveva in grotta, in condizioni di miseria inumane. In quegli stessi anni, degli imprenditori locali investirono le loro risorse in cultura, dando fiducia a un giovane architetto, Ettore Stella, per costruire questa straordinaria opera di architettura, destinata per generazioni ad essere dedicata alla bellezza e all’arte. Una casa della cultura, un luogo per il futuro, difeso e riscattato da questa comunità contro i rischi della speculazione edilizia. Ha attraversato il tempo fino al 2019, e oggi era un cantiere, un luogo chiuso e interdetto alla vita della città. Non ci siamo fermati, e abbiamo trasformato il cantiere, come testimonianza dell’operosità italiana, capace di creare bellezza e armonia, e di non fermarsi di fronte agli ostacoli, con volontà, professionalità e coraggio.
Con questo stesso spirito indomito, che appartiene al popolo materano, vivremo il nostro rinnovato ruolo di città Capitale della Cultura – e adesso anche del Dialogo. Con tenacia e ostinazione scopriremo e parleremo di un Mediterraneo nuovo, definito non per i suoi “confini”, che oggi sono troppo spesso “divisioni”, non per ciò che rappresenta un limite al comune sviluppo, al dialogo e all’armonia, all’anelito di pace delle genti.
Definiremo invece il Mediterraneo per ciò che ci fa sentire più vicini, per ciò che ci arricchisce l’un l’altro, un po’ come fece quasi mille anni fa un celebre geografo arabo, Muhammad Al-Idrisi, alla corte di re Ruggero II di Sicilia. Un uomo di scienza arabo, e un re normanno, venuto da un’altra parte dell’Europa.
Oggi, dopo quasi mille anni, sarà di nuovo l’Italia, il Mezzogiorno d’Italia, ad avvicinare l’Europa al Mediterraneo. Matera 2026 è un progetto aperto a tutti i cittadini, ai Comuni della Basilicata e del Mezzogiorno, alle Istituzioni nazionali e internazionali. Europa e Mediterraneo si incontrano oggi in un semplice e potentissimo punto focale, da cui scaturisce un’energia che ha trasformato il destino di una comunità, e che si staglia verso il cielo come messaggio di fiducia per molti. Questo punto focale coincide con il “campanile” di un Municipio italiano, quello della città di Matera, Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026.
Auguri Matera, e buon nuovo inizio a tutti noi!
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