DALLE CASETTE DI VIA RICCIOTTI ALLE “SEI CASETTE” DI OGGI: PISTICCI E UN’IDEA DI TURISMO DIFFUSO CHE VIENE DA LONTANO

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Imprenditoria locale, recupero del patrimonio, nuove professionalità e Zona Turistico-Collinare: una strategia di sviluppo da costruire nel Piano Strutturale Comunale

Il recente intervento di Marco Calciano, nel raccontare la storia di Silvia, cittadina italo-canadese che ha acquistato e valorizzato ben sei “casette bianche” a Pisticci, offre uno spunto che merita di essere approfondito ben oltre il singolo episodio.

Non siamo soltanto di fronte alla storia di una persona che riscopre le proprie radici e decide di investire nel paese d’origine. Il caso rappresenta un segnale concreto: Pisticci conserva una capacità di attrazione verso cittadini provenienti da altre regioni italiane e dall’estero che vedono nel nostro territorio non solo un luogo da visitare, ma un luogo nel quale investire, recuperare immobili, soggiornare e costruire un rapporto duraturo con la comunità locale.

Nel post emerge inoltre un secondo elemento che merita particolare attenzione: il ruolo dell’imprenditoria locale. L’attività svolta da un giovane imprenditore pisticcese come Antonio Laviola dimostra come un’attività economica possa diventare un vero fattore di promozione territoriale quando riesce a intercettare l’interesse proveniente dall’esterno e a indirizzarlo verso Pisticci. Accanto a ciò assumono crescente rilievo nuove figure professionali capaci di mettere in relazione persone, immobili, servizi e territorio, accompagnando chi arriva nella conoscenza delle opportunità locali, quale può essere la figura professionale indicate da Marco Calciano nella persona di Lia Laurenza

Un’idea che viene da lontano: il progetto del 2003 per Via Ricciotti

Il collegamento con le sei casette di oggi assume un significato ancora più interessante se si guarda a quanto era stato immaginato oltre vent’anni fa. Già nel 2003, nella mia qualità di dirigente del Comune di Pisticci, venne elaborato un progetto preliminare denominato “Recupero abitazioni per attività ricettiva-commerciale”, rivolto al recupero di un nucleo di circa venti caratteristiche casette del Centro storico, prevalentemente ubicate in Via Ricciotti nel Rione Dirupo; la scheda progettuale PIT individuava in particolare 17 immobili da sottoporre a restauro e risanamento conservativo e da destinare ad attività ricettiva associato ad altri 6 immobili, sempre sulla stessa via, già di proprietà del Comune.

L’impostazione non era quella di un semplice intervento edilizio. Il progetto prevedeva piccoli alloggi destinati a coppie e famiglie e, insieme, attività commerciali e artigianali, bar, pizzeria, pub, Pro Loco, presidio turistico, centro informazioni e agenzie di viaggio. A questi servizi si aggiungevano collegamenti con i lidi e i siti archeologici, ristorazione tipica, percorsi enogastronomici, escursioni e attività di intrattenimento. In altri termini, si immaginava già allora un sistema integrato di ospitalità diffusa che, nella sua logica, avrebbe potuto evolvere in un vero modello di albergo diffuso.

La Scheda Operazione PIT n. 10, inserita nell’ambito della riqualificazione del Centro storico e delle risorse storico-culturali, prevedeva un costo complessivo di 425.000 euro e indicava tra gli obiettivi la diversificazione dell’offerta turistica locale, la crescita delle imprese operanti nella valorizzazione del patrimonio storico-culturale, l’incremento delle presenze turistiche e la creazione di nuova occupazione, con particolare attenzione ai servizi turistici.

Un progetto non finanziato a causa del vincolo di trasferimento dell’abitato

Quel progetto, purtroppo, non poté essere finanziato. E non si tratta di una valutazione ricostruita oggi: esistono atti ufficiali dell’epoca che dichiarano espressamente l’impossibilità di procedere al finanziamento proprio per la presenza del vincolo derivante dal decreto di trasferimento dell’abitato che ancora interessava il Rione Dirupo.

La stessa relazione preliminare dava conto del fatto che l’intervento ricadeva nella zona soggetta a trasferimento dell’abitato e che era già stato avviato l’iter per la sua eliminazione già con atti dell’anno 2002. Il vincolo che allora impedì di portare a compimento quella proposta è stato poi revocato nel 2014. Oggi, pertanto, viene meno proprio l’ostacolo che oltre vent’anni fa aveva impedito di trasformare quella intuizione progettuale in un intervento concreto.

Per questo il caso delle sei casette acquistate e valorizzate oggi da un privato assume un valore quasi simbolico: ciò che nel 2003 era stato immaginato attraverso un’iniziativa pubblica di recupero del patrimonio edilizio storico sembra oggi riemergere, con forme diverse, attraverso l’iniziativa privata. Non significa che i due interventi siano sovrapponibili, ma dimostra che l’intuizione di fondo era e resta attuale: le piccole abitazioni caratteristiche di Pisticci possono essere, insieme, patrimonio da tutelare e risorsa economica da valorizzare.

Dalle casette del Centro storico alla Zona Turistico-Collinare

Questa stessa impostazione conduce direttamente ad un’altra questione che riguarda il futuro di Pisticci: la Zona Turistico-Collinare. Già nel 2024, dopo un attento studio dell’intera area estesa per circa 350 ettari, sono state presentate dal sottoscritto, specifiche osservazioni al Regolamento Urbanistico, basate su un’analisi puntuale della configurazione del territorio, della sua parcellizzazione e delle effettive possibilità di utilizzazione coerenti con le peculiari caratteristiche paesaggistiche e ambientali.

Parliamo di una parte significativa del territorio pisticcese caratterizzata dalle colline, dai calanchi, dalle masserie e dagli edifici rurali inseriti in un contesto di particolare pregio. Non si tratta, peraltro, di immaginare oggi per la prima volta una possibile vocazione turistico-ricettiva di queste aree.

Già nello Studio di Compatibilità Ambientale e nel successivo parere favorevole con prescrizioni espresso dalla Commissione Regionale per la Tutela del Paesaggio il 3 settembre 2008 era stata individuata una disciplina molto prudente sotto il profilo edilizio e paesaggistico, con parametri contenuti e con la possibilità di realizzare, a determinate condizioni, attività turistico-ricettive. Lo stesso studio contemplava agriturismo, turismo rurale, ristoranti, alberghi, residence e bed and breakfast, oltre ad attività ludico-ricreative, culturali e artigianali compatibili con il carattere dei luoghi.

La prospettiva non è quindi quella di una edificazione indiscriminata della collina pisticcese, ma di una normativa capace di coniugare tutela e sviluppo, facendo della qualità paesaggistica non un ostacolo, bensì il principale elemento di attrazione.

Una filiera turistica e nuove professionalità

Il caso raccontato da Marco Calciano dimostra che una domanda dall’esterno esiste già. Se adeguatamente accompagnata, essa può generare effetti che vanno ben oltre l’acquisto o il recupero di un immobile: lavoro per imprese edili, artigiani, tecnici, arredatori, manutentori, ristoratori, operatori commerciali e servizi di trasporto, ma anche una nuova filiera di professionalità specificamente turistiche.

Il turismo contemporaneo, e ancora di più il turismo delle radici, richiede figure capaci di assistere chi arriva nella ricerca e nel recupero di un immobile, nella conoscenza del territorio, nei rapporti con tecnici e imprese, nella gestione delle strutture ricettive, nella promozione digitale, nell’organizzazione di esperienze naturalistiche, culturali ed enogastronomiche e nella costruzione di un rapporto autentico con la comunità locale.

È significativo osservare come questa esigenza fosse già presente, in forma embrionale, nel progetto del 2003: accanto agli alloggi erano previsti presidio turistico, centro informazioni, agenzie di viaggio, collegamenti, escursioni, ristorazione e servizi. L’approvazione oggi di una normativa adeguata per la Zona Turistico-Collinare potrebbe ampliare enormemente quello stesso principio, aprendo uno scenario di sviluppo economico rilevante e creando nuove opportunità soprattutto per i giovani e per professionalità oggi ancora poco presenti sul territorio.

Ora la scelta passa attraverso il Piano Strutturale Comunale

Le osservazioni presentate nel 2024 sulla Zona Turistico-Collinare non sono state accolte nell’ambito del Regolamento Urbanistico non per una valutazione negativa nel merito, ma perché la regolamentazione di tale area dovrà trovare specifica definizione nel Piano Strutturale Comunale, attualmente in fase di redazione.

È quindi proprio in quella sede che si apre una nuova e importante possibilità. L’auspicio è che le osservazioni formulate, frutto dello studio dell’intera area, possano essere integralmente recepite, naturalmente all’interno di una disciplina rigorosa e rispettosa del paesaggio e recuperando i principi già individuati dalla Commissione Regionale per la Tutela del Paesaggio.

Dal progetto di Via Ricciotti del 2003, fermato da un vincolo poi superato, alle sei casette valorizzate oggi dall’iniziativa privata, fino alla futura disciplina della Zona Turistico-Collinare, emerge un filo conduttore che non dovrebbe essere disperso: Pisticci possiede un patrimonio edilizio, paesaggistico e identitario capace di generare economia, occupazione e nuove professionalità se accompagnato da una visione coerente e da strumenti urbanistici adeguati.

La vera sfida non è scegliere tra tutelare il territorio e sviluppare il territorio. La vera sfida è riuscire a fare della sua qualità, della sua identità e della sua bellezza la principale risorsa del futuro economico di Pisticci.

Ing. Antonio Grieco

già Dirigente del Settore Ambiente del Comune di Pisticci


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