Dopo lo straordinario successo di “Remigrazione unica soluzione”, Giulio Curatella annuncia il lancio del nuovo brano “L’aborto non è un diritto”, una canzone destinata ad affrontare, senza ipocrisie, uno dei temi etici più delicati e divisivi del nostro tempo. Il brano, interpretato da una voce femminile, non nasce per condannare le donne, ma per porre una domanda politica e sociale: quanto è veramente libera una scelta quando una donna affronta gravidanza, paura, precarietà e solitudine senza ricevere dalla società alternative e sostegno sufficienti? «Fare canzoni per me è un hobby. Non sono un cantante, non sono un musicista e non ho alcuna intenzione di atteggiarmi ad artista. Faccio politica e continuerò a farla attraverso presenza sul territorio, organizzazione, proposte e battaglie concrete. Ma la politica si fa anche attraverso la cultura, le emozioni e i nuovi linguaggi. Una canzone può portare un’idea a migliaia di persone che probabilmente non leggerebbero mai un comunicato stampa». Curatella sottolinea inoltre una caratteristica fondamentale del progetto: i brani vengono realizzati utilizzando anche strumenti di intelligenza artificiale. Una scelta che viene rivendicata apertamente e che si lega alla concezione futurista della politica e della società. «L’intelligenza artificiale è uno strumento. Niente di più e niente di meno. Non possiede le mie idee, non sceglie le mie battaglie e non decide ciò in cui credo. L’uomo indica la direzione, la tecnologia moltiplica le possibilità. È questo, per me, il rapporto corretto tra futurismo e intelligenza artificiale». Il futurismo, infatti, non può essere nostalgia del passato né semplice estetica. Significa guardare avanti senza rinnegare le proprie radici, accettare la sfida dell’innovazione e utilizzare gli strumenti del proprio tempo per difendere e trasmettere valori, identità e idee. «Sarebbe paradossale definirsi futuristi e avere paura del futuro. L’intelligenza artificiale sta cambiando comunicazione, lavoro, economia e produzione culturale. Possiamo subirla oppure imparare a governarla. Io preferisco la seconda strada. La tecnologia deve rimanere uno strumento nelle mani dell’uomo, mai l’uomo uno strumento nelle mani della tecnologia.» I risultati ottenuti dimostrano inoltre la capacità di questo nuovo linguaggio di raggiungere un pubblico enorme. “Remigrazione unica soluzione” ha superato i 203 mila ascolti su Spotify e ha generato oltre 25.500 post e utilizzi su TikTok, trasformandosi in un fenomeno musicale e comunicativo nato attorno a un tema politico. «Quei numeri mi hanno fatto capire qualcosa di importante: tre minuti di musica possono raggiungere persone alle quali la politica tradizionale non riesce più a parlare. Questo non diminuisce l’autorevolezza della politica. Al contrario, significa comprenderne l’evoluzione». “L’aborto non è un diritto” affronta ora una sfida differente e ancora più delicata: parlare della vita nascente senza trasformare il confronto in una guerra contro le donne. «Non voglio puntare il dito contro nessuna donna. Voglio chiedere alla politica di tenderle una mano. Se una donna pensa di non poter avere un figlio perché è sola, perché non ha un lavoro, una casa o sufficienti risorse economiche, la risposta di una comunità non può essere semplicemente lasciarla davanti alla propria disperazione. Bisogna costruire le condizioni affinché possa scegliere anche la vita». Il titolo è volutamente netto.
“L’aborto non è un diritto”.
«Farà discutere? Certamente. Dividerà? Probabilmente. Ma sui grandi temi etici la politica deve avere il coraggio di esprimere una posizione, rispettando chi pensa diversamente senza rinunciare alle proprie convinzioni». Il nuovo singolo sarà disponibile sui principali servizi di streaming musicale, dove è già possibile trovare l’intero catalogo dei brani pubblicati da Curatella, compreso “Remigrazione unica soluzione” e le altre produzioni realizzate nell’ambito di questo progetto di sperimentazione musicale e comunicativa. Spotify, Apple Music, YouTube Music e le altre piattaforme diventano così non soltanto luoghi di intrattenimento, ma nuovi spazi nei quali idee e messaggi possono incontrare pubblici completamente differenti da quelli della comunicazione politica tradizionale. «Le mie canzoni sono disponibili sulle piattaforme musicali esattamente come qualsiasi altra produzione. Chi vuole ascoltarle può trovarle tutte lì. Poi potrà amarle, criticarle, condividerle o contestarle. Va benissimo così. Il contrario della politica non è il dissenso. È l’indifferenza.»
Curatella conclude:
«Continuerò a fare politica nelle piazze, nei territori e tra la gente. Continuerò a occuparmi di Basilicata, sicurezza, lavoro, infrastrutture, famiglia e futuro. E nel tempo libero continuerò anche a sperimentare con la musica e con l’intelligenza artificiale.
Perché essere futuristi significa precisamente questo: avere radici abbastanza profonde da non avere paura del futuro.
L’intelligenza artificiale è lo strumento.
Le idee sono nostre.
I valori sono nostri.
E il futuro dobbiamo avere il coraggio di costruirlo noi».
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