Carmine Ferrone (Pd), ripartire dai successi del referendum e delle elezioni provinciali a Potenza

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Ci sono due punti di ripartenza per il Pd, il centrosinistra e il fronte progressista che in tanti vogliamo ricostruire per dare un presente e un futuro di speranza alla nostra comunità: il successo del No nel referendum sulla giustizia e quello alle elezioni provinciali di Potenza. Al referendum, prima di archiviare troppo in fretta il risultato, l’affluenza alle urna non è stato affatto un elemento scontato. La buona partecipazione anche dei lucani al voto è dunque una nuova testimonianza che i cittadini sui temi più importanti, come quelli costituzionali, non restano a casa e tanto meno vogliono concedere deleghe in bianco. Il no espresso “a valanga” dagli elettori  lucani è anche una domanda di giustizia sociale che va interpretata per dare una risposta che non si limiti a quella posta dal quesito referendario.
Alle provinciali – dove i candidati del Pd si sono presentati sotto il segno del rinnovamento con il pieno sostegno degli uscenti – il risultato è ancora più significativo. Siamo il primo partito, quello che ha eletto più consiglieri come prova del forte radicamento nei Comuni e nei territori. Un risultato che ha una forte impronta generazionale: come i giovani sono stati determinanti per la vittoria al referendum altrettanto si può dire per la generazione più giovane di amministratori locali.
Due punti che segnano il percorso del Pd e il dibattito interno da sottrarre a visioni di congressi formali o, peggio, per pesare i consensi personali.
Ho partecipato alla convention di Montepulciano (anche questa non è da archiviare così in fretta) che continua a rappresentare un punto di riferimento per chi dentro e fuori al partito crede nei valori del riformismo e del cambiamento anche generazionale. Il primo elemento sempre più attuale di Montepulciano è l’indicazione che per costruire un’alternativa di Governo del Paese e della nostra Regione non si può non partire dall’ascolto prima e dare voce poi  ai bisogni delle persone, e a partire delle piazze dei nostri paesi condividere un progetto contro le disuguaglianze sempre più marcate tra Nord e Sud e che dia valore al lavoro, difenda la sanità e la scuola pubblica, faccia politiche per le aree interne.  A Montepulciano lo sguardo è andato oltre i confini del partito, verso la coalizione progressista, coinvolgendo – come ha richiamato la segretaria Schlein  – giovani, volontariato, terzo settore, forze produttive, cultura, università e associazionismo laico e cattolico.  Soprattutto al Sud abbiamo energie e movimenti di impegno sociale, civile, forze giovanili che non possono restare in freezer e la primavera è la stagione migliore per scongelarli. Il presupposto è individuare un partito unito e compatto, sfruttando al meglio le potenzialità che la sua comunità ha, su un programma fatto di quanto la gente ci chiede.  Per questo la stagione dei congressi deve essere la più aperta possibile nel metodo di organizzazione come nel merito della discussione, per superare la fase del commissariamento, già durata a lungo e segnata dalle difficoltà di interpretare la comunità lucana del Pd. Per questo penso che vada celebrato subito il congresso regionale, prima dei provinciali e di quelli cittadini di Potenza e Matera. E penso che il metodo delle primarie sul segretario regionale aperte anche ai non iscritti possa raccogliere la domanda di partecipazione e coinvolgimento.
Per quanto mi riguarda, sono interessato ogni giorno ad innaffiare quel seme, insieme alla giovane classe politica e dirigente del partito e a quanti credono che a tre anni dall’elezione di Elly il tagliando fatto a Montepulciano è stato utile per rafforzare la sua leadership e riprendere ed innovare l’originario spirito di cambiamento che ha dato vigore soprattutto alla passione politica dei più giovani.    
E per avviare il percorso di ascolto e di mobilitazione indicato da Elly é sempre più necessaria un’iniziativa quotidiana del Partito che esca dai Palazzi istituzionali per coinvolgere le nostre comunità locali sul tema prioritario del lavoro dando sostegno ed efficacia  alle proposte di legge presentate dal gruppo consiliare Pd alla Regione in materia di salario minimo, sicurezza e contrasto ai contratti pirata .
Per il Pd e il centrosinistra si apre una nuova fase politica che deve tenere conto, innanzitutto, di come la società civile è più avanti del nostro modo di fare politica. Con la sonora sconfitta del Governo e il forte ridimensionamento del centrodestra soprattutto alle provinciali adesso bisogna lavorare per costruire un’alternativa insieme a tutte le forze di opposizione coinvolgendo il mondo associativo che si è mobilitato per il no al referendum e quelle persone che sono tornate a votare dopo aver disertato le urne alle ultime politiche. Da oggi dobbiamo farlo con ancora maggiore determinazione. Non si tratta semplicemente di intercettare il comune sentire delle nostre comunità e dei ceti sociali che non ce la fanno a vivere con pensioni al minimo e salari precari e che rivendicano giustizia sociale.  Si tratta di affermare il principio, per me da sempre alla base del mio operato, che la politica è servizio per territori e comunità e come tale non ammette nessun tipo di privilegio. La cosa giusta da fare è tenere conto dello stato di diffuso disagio socio-economico delle nostre famiglie (se necessario si “ripassino” i rapporti Istat, Censis, Caritas) e pertanto dare un segnale concreto di sensibilità sociale -come alcune Regioni hanno fatto – con iniziative legislative e provvedimenti di tutt’altro genere.  La solidarietà, in politica, è prima di tutto un gesto quotidiano da affermare con il proprio comportamento specie nelle istituzioni.

Carmine Ferrone (Pd)

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