Ho spesso riflettuto, in questi anni di attesa, le ragioni di tanta sciatteria. Confesso di aver pensato al mancato senso di appartenenza alla comunità, l’incoscienza, la protervia, l’incapacità mista alla presunzione.
La questione Campo Sportivo di Marconia è l’emblema di un fallimento.
Non parliamo solo di spreco di denaro, di difficoltà immensa per le società sportive, di perdita di entusiasmo da parte dei tifosi. Qui si tratta dello spreco del bene più prezioso: il tempo.
La fine dei lavori è avvenuta almeno cento volte per bocca degli amministratori ma, paradossalmente, bisognerà attendere ancora molto tempo.
E quando, messi alle strette, hanno dovuto ammettere il disastro, la strategia è stata sempre la stessa: dare la colpa agli altri. Come se questo elevasse a ruolo di leader chi si discolpa e se ne lava le mani.
Per la consegna della struttura bisogna ancora completare i lavori appaltati oggetto di contributi statali, eseguire lavori di manutenzione straordinaria intorno al rettangolo di gioco, alle aree di ingresso, nei due settori dei tifosi e davanti gli spogliatoi.
Serve volontà e senso di responsabilità, sostantivi ormai cancellati dall’agenda politica locale. Ma anche collegialità e coordinamento, anch’essi fuori luogo tra le mura di Palazzo Giannantonio.
Personalmente ho fatto di tutto mettendo a disposizione le mie insignificanti competenze, mediando, provando a giustificare, a cercare le ragioni per continuare a sperare. Ho capito solo nel tempo che, invece di valorizzare una disponibilità disinteressata e collaborativa, questo abbia indispettito e irritato chi dall’alto del proprio scranno non tollera ingerenze o persone scomode tra i piedi.
Finitela di parlare di collaborazione per poi soffrire di orticaria nel momento in cui vi viene offerta!
Smettetela con questa pagliacciata. Terminate i lavori e chiedete pubblicamente scusa alla comunità evitando tagli di nastri e inaugurazioni che vi esporrebbero al ridicolo.
Al momento, che mi risulta, non è stata emessa nemmeno la determina a contrarre, primo atto formale che evidenzia la volontà politica di procedere ai lavori di manutenzione straordinaria.
Atto che, in caso di affidamento diretto, può comprendere anche l’impegno di spesa che vincola le somme nel bilancio e quindi senza attendere ulteriori successivi passaggi.
La politica torni a ricoprire il ruolo che gli compete e dimostri di esistere.
Rocco Caramuscio
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