di Antonio Ing. Grieco
La vicenda della fermata del Frecciarossa a Metaponto apre una questione che va ben oltre il semplice collegamento ferroviario.
Essa pone un interrogativo di carattere nazionale: può una Regione contribuire in modo determinante agli interessi strategici dello Stato e, nello stesso tempo, essere costretta a pagare per ottenere servizi che dovrebbero essere garantiti dallo Stato stesso?
Da oltre vent’anni la Basilicata rappresenta il principale distretto petrolifero terrestre italiano. Ogni giorno contribuisce in maniera determinante alla sicurezza energetica nazionale, mette a disposizione il proprio territorio per pozzi, oleodotti, centrali e infrastrutture energetiche, sopporta gli impatti ambientali derivanti dalle attività estrattive e genera ingenti entrate pubbliche.
Eppure continua ad essere una delle Regioni con il reddito pro capite più basso del Paese, con gravi carenze infrastrutturali e con un progressivo spopolamento. A tutto questo si aggiunge oggi un’altra anomalia. Per mantenere un collegamento ferroviario nazionale di Alta Velocità, la Regione Basilicata si trova nella condizione di dover destinare risorse proprie sottratte al bilancio regionale, mentre la Regione Puglia ha sostenuto una posizione di principio: i collegamenti Frecciarossa sono servizi nazionali
“a mercato” e, come tali, devono essere garantiti e finanziati direttamente dallo Stato, senza sottrarre risorse al trasporto pubblico locale. È difficile non condividere questa impostazione. I fondi regionali destinati al trasporto pubblico locale devono servire a
migliorare autobus, ferrovie regionali e mobilità dei cittadini, non a sostituirsi allo Stato nel finanziamento di servizi ferroviari nazionali. La domanda che oggi rivolgiamo al Governo è semplice. Perché la Regione che contribuisce in misura determinante alla produzione energetica italiana deve anche pagare per ottenere un collegamento ferroviario nazionale?
Se il petrolio lucano è considerato una risorsa strategica dell’intero Paese, allora anche i collegamenti ferroviari strategici devono essere considerati un diritto dei cittadini lucani e non un servizio acquistabile soltanto se la Regione è disponibile a finanziarlo.
Questo principio rischia di creare un precedente gravissimo. Domani qualsiasi Regione potrebbe vedersi chiedere di pagare per mantenere un Frecciarossa, un Intercity o altri servizi nazionali, trasformando un diritto alla mobilità in una prestazione
subordinata alla capacità economica dei singoli territori. La Basilicata non chiede privilegi. Chiede che venga rispettato un principio costituzionale di uguaglianza tra cittadini e territori. Uno Stato che beneficia delle risorse naturali della Basilicata DEVE garantire alla Basilicata infrastrutture e servizi adeguati senza pretendere ulteriori sacrifici economici da una Regione
che ha già dato e sta ancora dando moltissimo al Paese. È giunto il momento che il Governo affronti complessivamente il tema del rapporto con la Basilicata: royalties, compensazioni ambientali, infrastrutture ferroviarie, viabilità, sanità e sviluppo
non possono più essere trattati come questioni separate. La Basilicata non può continuare ad essere la Regione che alimenta l’Italia e che, contemporaneamente, deve pagare per ottenere ciò che altrove è garantito come normale servizio dello Stato.

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