Acque minerali, Uil e Uila: «La riforma è un passo avanti, ma ora serve un patto per lavoro, sviluppo e territori»

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POTENZA – «La riforma della disciplina regionale sulle acque minerali e termali rappresenta un aggiornamento atteso di una normativa che risaliva al 1996. Un intervento importante che, tuttavia, non può esaurirsi nella revisione dei canoni e delle royalty: occorre fare delle acque minerali una leva strategica di sviluppo industriale, occupazionale e territoriale della Basilicata».

È quanto affermano il segretario generale della Uil BasilicataVincenzo Tortorelli, e il segretario regionale della Uila BasilicataGerardo Nardiello, commentando l’approvazione da parte del Consiglio regionale della nuova legge sulla ricerca e la coltivazione delle acque minerali e termali.

La riforma supera un sistema che aveva mostrato evidenti criticità applicative. In particolare, il contributo relativo all’acqua emunta e non imbottigliata, previsto dalla legge regionale del 1996, secondo quanto riferito dalla stessa Regione non sarebbe mai stato effettivamente riscosso a causa delle difficoltà di misurazione e applicazione. La nuova disciplina introduce un criterio forfettario, stabilendo convenzionalmente che l’acqua emunta e non imbottigliata corrisponda al 20 per cento del volume imbottigliato, sul quale sarà applicato un contributo di 0,30 euro per metro cubo. Contestualmente vengono rafforzati gli obblighi di rendicontazione dei concessionari e incrementata la quota delle royalty destinata ai Comuni interessati e al Parco naturale regionale del Vulture.

Per Uil e Uila si tratta di un intervento positivo, ma che deve rappresentare soltanto il punto di partenza.

«Nel documento approvato dall’Esecutivo confederale della Uil Basilicata il 20 luglio – ricordano Tortorelli e Nardiello – abbiamo individuato tra le cinque priorità strategiche della regione la valorizzazione delle risorse naturali, a partire da boschi, acqua ed energia, per costruire il “dopo petrolio”. Le acque minerali sono parte integrante di questa strategia.»

Secondo i due segretari, il patrimonio idrico lucano non può essere considerato esclusivamente una risorsa ambientale da tutelare o una fonte di entrate per i bilanci pubblici.

«Parliamo di un comparto produttivo che genera occupazione qualificata, investimenti, innovazione e un indotto rilevante nella logistica, nei trasporti, nella manutenzione e nei servizi. I grandi gruppi industriali presenti nel Vulture e nel Pollino hanno contribuito negli anni a rilanciare stabilimenti storici e a portare i marchi delle acque lucane sui mercati nazionali e internazionali.»

Proprio per il valore economico e sociale del settore, Uil e Uila ritengono che la riforma avrebbe dovuto essere accompagnata da un confronto preventivo con le organizzazioni sindacali.

«La discussione sulle concessioni non può limitarsi alla determinazione dei canoni o alla ripartizione delle royalty tra Regione, Comuni ed enti territoriali. Occorre mettere al centro anche il lavoro: la tutela dell’occupazione, la sicurezza, le nuove assunzioni, la formazione continua, la crescita professionale e gli impegni industriali che i concessionari assumono nei confronti del territorio.»

I due dirigenti sindacali condividono il principio secondo cui una quota maggiore della ricchezza prodotta dall’utilizzo di una risorsa pubblica debba ritornare alle comunità locali, ma chiedono che tali risorse siano vincolate a obiettivi di sviluppo.

«Le entrate derivanti dai canoni e dalle royalty non devono disperdersi nella spesa corrente. Una quota certa dovrebbe essere destinata a finanziare occupazione stabile, formazione dei lavoratori, innovazione tecnologica, tutela delle sorgenti, sostenibilità ambientale, infrastrutture, servizi locali e crescita dell’indotto. È inoltre necessario incentivare modelli di economia circolare, favorendo il ricorso al vetro, al vuoto a rendere e una sempre più forte integrazione tra il settore delle acque minerali e il sistema turistico e produttivo della Basilicata.»

Per Tortorelli e Nardiello la sfida non è contrapporre imprese e comunità locali.

«Le aziende che hanno scelto di investire in Basilicata devono poter contare su regole certe, trasparenti e stabili. Allo stesso tempo è giusto chiedere impegni verificabili sul piano degli investimenti, della qualità del lavoro, della responsabilità sociale e della sostenibilità ambientale.»

Da qui la proposta conclusiva.

«Chiediamo alla Regione l’istituzione di un tavolo permanente sulle acque minerali che coinvolga Comuni, imprese e organizzazioni sindacali. L’acqua è un patrimonio pubblico e una risorsa strategica per il futuro della Basilicata. Il suo valore deve tradursi in lavoro di qualità, sviluppo industriale e benefici duraturi per le comunità locali, contribuendo concretamente alla costruzione di un nuovo modello di crescita per il “dopo petrolio”.»–

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