Una riflessione di don Marcello Cozzi sulla Giornata del 25 novembre

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Penso a Faduma, a Rahama, a Nunzia, a Simona, alle tantissime donne accolte e accompagnate in più di venti anni nelle nostre strutture, alle violenze subite, ai loro corpi usati. 

Penso ad Angela, Elisa, Ottavia, Yara e a tante altre che invece  non ce l’hanno fatta, che hanno pagato con la vita e sulla pelle l’ingordigia del maschio, la bramosia del possesso.

E nel pensare a loro in questa giornata così speciale dedicata a questa piaga sempre più diffusa e mai sufficientemente raccontata il mio pensiero carico di dolore da un lato, ma nello stesso tempo di ammirazione dall’altro, va alle donne afghane e a quelle iraniane, in Paesi dove il possesso della donna e la violenza come arma di dominio sono cultura e sistema.

Dolore ma anche indignazione per l’annullamento totale della femminilità in Afghanistan e per una informazione internazionale che ormai ha spento i riflettori lasciando quelle donne alla loro triste solitudine così carica di violenza e morte.

Ma anche ammirazione per il coraggio e la passione delle donne iraniane che oggi sempre più ci stanno dicendo con la loro vita e con il loro metterci letteralmente la faccia che questo mondo non avrà futuro finchè continuerà ad avvallare quelle ideologie politiche o anche religiose che discriminano in base agli orientamenti sessuali, alle provenienze geografiche o alle appartenenze culturali.

Verrebbe da dire insomma che non solo la bellezza ma anche il coraggio delle donne salveranno il mondo.          

don Marcello Cozzi  Presidente Cestrim

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