Sassi, residenti in fuga. I dati anagrafici non mentono

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Gli abitanti degli antichi rioni Sassi? Secondo il Comitato di quartiere sono “una specie in via d’estinzione”. Nefasta proiezione manifestata tramite un’intensa campagna di stampa che in questi giorni anima l’opinione pubblica locale.
La verità è che hanno ragione. Basta scattare un’istantanea sugli indici demografici. Il dato quantitativo non si discute ed è facilmente reperibile. Si tratta di informazioni pubbliche, a disposizione di tutti, anche del Comitato: nel 2013 i residenti erano 1624 e nel 2022, invece, sono scesi a 1285. Una perdita secca di 339 abitanti, con un andamento negativo che sta continuando nel 2022, anno ancora in corso i cui esiti anagrafici completi saranno disponibili all’inizio del 2023.

Senza entrare nelle problematiche segnalate dal Comitato, è emerso anche un invecchiamento della popolazione. Nel 2013 risiedevano 323 abitanti tra 0 e 19 anni, ma nel 2021 questa fascia d’età è scesa a quota 195, vale a dire che si è assottigliata di 128 unità. È stato inoltre calcolato che l’indice di vecchiaia, nel frattempo, è aumentato. Di pari passo, medesimo andamento ha fatto registrare l’indice di dipendenza, ovvero la percentuale di chi non è attivo, non lavora. In definitiva, meno abitanti, più vecchi ed economicamente più deboli.

Dati che evocano antichi fantasmi. Ma il decremento demografico attuale non è meno grave, per la ragione che l’intera comunità, con la legge speciale dello Stato numero 771, approvata nel 1986 per il recupero e la rivitalizzazione dei Sassi, ha scommesso soprattutto sulle proprie forze. Ha puntato le migliori carte su un patrimonio unico, tutelato dall’Unesco, la cui condivisione incarna, in una realtà priva di ferrovie degne di questo nome, la vera grande locomotiva della città. Bisognerebbe evitare, con tutte le forze, che questo motore primo non finisca per deragliare.

Come? Tanto per iniziare, onde scongiurare ulteriori esiti drammatici, è impossibile governare una vicenda così complessa e delicata, come quella che richiede interventi chirurgici al cuore antico della città, con uno staff di tecnici comunali ridotto ai minimi termini. È il caso dell’ufficio Sassi. Negli anni è lentamente precipitato da 17 a 3 unità. Con l’aggravante che da ottobre si ridurrà a due soli geometri impegnati su questo immenso fronte segnato da una millenaria eredità da non disperdere e doverosamente preservare per chi verrà dopo di noi.

Ma senza soldati, meglio quelli preparati e possibilmente appassionati di radici, non si scorge all’orizzonte quale civile battaglia possa essere mai affrontata, se non cadendo nell’errore che la prudenza sconsiglia e il dovere esorta umilmente a non ripetere.

Pasquale Doria
Matera Civica

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