Tariiffe esami radiologici: Sanità Futura condivide laposizione di Andiar (Associazione Nazionale di Diagnostica per Immagini dell’Area Radiologica)

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Sanità Futura condivide la posizione di Andiar,  l’Associazione Nazionale di Diagnostica per Immagini dell’Area Radiologica a cui è federata, in merito all’aggiornamento dei Lea che – si sottolinea – “non può e non deve essere condizionato all’adozione del nuovo tariffario”. Il presidente di Sanità Futura Giuseppe Demarzio evidenzia il lavoro comune che i centri di radiologia per immagini lucani svolgono in sintonia con l’associazione.

Andiar  esprime “forti preoccupazioni” per le conseguenze negative che l’eventuale approvazione di tale documento (nella formulazione ad oggi proposta dal Ministero) porterà nella sanità a livello nazionale, su un comparto (quello dell’ambulatorietà radiologica) che eroga solo in ambito convenzionato circa 56 milioni di prestazioni radiodiagnostiche, impiegando circa 17 mila lavoratori.

Inoltre, quello della radiologia, è un ambito della sanità in forte evoluzione, grazie all’avanzamento tecnologico che consente di porre tale branca al centro dei percorsi sanitari di screening (soprattutto oncologici). Macchinari sempre più evoluti che permettono una prevenzione sempre più accurata. 

“L’aggiornamento tecnologico – spiega il presidente Andiar, Rocco Lovero – è così veloce che oggi un macchinario radiologico viene considerato obsoleto dopo 5 anni, a fronte del costo ingente che è necessario sostenere per l’acquisto (il costo di un macchinario di Risonanza Magnetica è di circa 1 milione di Euro la cui manutenzione annuale ammonta a circa 85.000,00 Euro, una TAC costa invece circa 400.000,00 Euro con una manutenzione annuale di circa 45.000,00 Euro) a fronte delle tariffe rimaste cristallizzate nel tempo, ormai anacronistiche e antieconomiche. A titolo esemplificativo, citiamo tre esami radiologici tra i più diffusi, nonché di estrema importanza sanitaria perché, alcuni, inseriti nei percorsi di screening oncologici”.

Oggi, spiega l’associazione, una “radiografia alla colonna cervicale” viene rimborsata alla struttura privata accreditata € 18,08, o la “radiografia toracica” viene rimborsata soli € 15,49, o ancora una “ecografia alla mammella” viene rimborsata € 21,17, tutti omnicomprensivi del costo del macchinario, del personale della manutenzione, dei locali, dell’energia elettrica e dell’operatore medico (senza contare tutti i costi dei professionisti che gravitano intorno all’attività della struttura: “Intendiamo i Tecnici radiologici, gli infermieri, ma anche i consulenti privacy, nonché il fisico necessario per il corretto funzionamento delle apparecchiature)”.

Costi che incidono fortemente nel bilancio aziendale. “Una struttura di medie dimensioni (che esegue circa 14.000 esami radiologici all’anno) – che costituisce l’esempio più comune di struttura radiologica presente in Italia – sostiene mediamente al mese costi per € 90.000,00; costi fissi, che prescindono dalla tariffa. Costi ingentissimi che le strutture radiologiche sostengono, la maggior parte dei quali imputabili alla manutenzione dei macchinari di radiologia e alle linee di credito che vengono accese con gli istituti finanziari per procedere all’acquisto degli stessi, oltreché al costo delle forniture di energia elettrica necessaria al loro funzionamento (oggi si raggiunge una spesa di energia elettrica pari ad € 12.000,00 mensili!) Ecco spiegato l’impatto negativo del mancato aggiornamento delle tariffe oggi in uso, che sarà ancor più dannoso ed evidente in caso di approvazione del nuovo schema contenente il nuovo tariffario il quale prevede – anzi – forti riduzioni”, aggiunge Lovero.

“L’eventuale approvazione dello Schema di decreto, contenente un ulteriore abbassamento delle tariffe renderebbe le stesse ancor più antieconomiche di quelle attuali, inducendo la maggior parte delle strutture ambulatoriali radiologiche a rimeditare il proprio accesso all’accreditamento, valutando quindi di operare solamente in ambito privato. Al fine di comprendere le riduzioni che il Governo intende operare basti pensare che oggi una <Risonanza alla colonna> viene remunerata € 345,00, remunerazione che verrà ridotta ad € 231,60; una <TAC> comprensiva delle sezioni dell’addome, torace, capo e collo ad oggi viene remunerata 476,00 Euro, verrà poi ridotta a soli € 280,00, ed infine una <radiografia al rachide cervicale> che ha già oggi una remunerazione al limite dell’antieconomicità, verrà ridotta a soli € 18,00. 

Si badi bene che non può cogliere nel segno quanto sostenuto dai soggetti promotori dello schema di Decreto, secondo cui, per attutire l’impatto della riduzione operata sulla singola tariffa, sia sufficiente aumentare il numero di prestazioni; infatti, occorre precisare che innanzitutto tali strutture sono sempre soggette ai limiti di budget (che soprattutto nelle Regioni appena uscite dai Piani di rientro sono contenuti) ed inoltre che i macchinari hanno un limite di tempistica di esecuzione del singolo esame  (ad esempio una risonanza magnetica senza contrasto comporta mezz’ora di esame, mentre con contrasto circa 1 ora, tempistiche che non possono essere compresse, anche volendo, in nome della quantità a scapito della qualità).Tale riduzione avrà inoltre un forte impatto negativo anche per il cittadino”, prosegue Andiar.

“Infatti, il tariffario che si dovesse approvare lascerebbe la stragrande maggioranza delle strutture ambulatoriali radiologiche operanti sul territorio con standard di qualità elevati (e valutati annualmente grazie all’istituto dell’accreditamento) in gravissima difficoltà, tale da metterne a rischio la sopravvivenza nel sistema. Un taglio così netto del tariffario – rappresenta l’avvocato Alessandro Capuano, referente Andiar – comporterebbe un forte ridimensionamento del numero di strutture accreditate, con conseguente relativo taglio di personale”. 

“Le strutture ambulatoriali radiologiche verranno così costrette a prendere atto dell’antieconomicità del sistema dell’accreditamento e si troveranno di fronte alla scelta di valutare l’uscita dal sistema dell’accreditamento, per dedicarsi alla sola attività privata. Ciò comporterebbe da un lato, che le strutture pubbliche – già oberate dalle infinite liste d’attesa – si troveranno a gestire un ulteriore aumento della domanda di prestazioni, con ulteriore allungamento dei tempi d’attesa, e dall’altro la scelta (forzata) per il cittadino di rivolgersi alla struttura privata per l’esecuzione dell’esame (costringendo quindi ad un maggiore esborso ai privati)”.

Andiar auspica allora un confronto “reale e costruttivo con i rappresentanti governativi, tale da contemplare una nuova metodologia di lavoro, questa sì basata sulla realtà delle strutture operanti oggi sul territorio nazionale, così da sostenere questo particolare settore della sanità – troppe volte dimenticato dalle azioni di Governo – che costituisce una delle colonne storiche del Sistema Sanitario italiano”.

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