Granarolo aumenta costo latte del 27% e riconosce agli allevatori lucani solo 5 centesimi in più/litro

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L’aumento del costo del latte crudo per i consumatori da oggi del 27% in più deciso dalla Granarolo – a cui una cinquantina di allevatori lucani (Marmo, Val d’Agri, Materano) conferiscono il latte prodotto – provoca le prime risentite reazioni dei nostri allevatori. A riferirlo è la Cia-Agricoltori PotenzaMatera denunciando che mentre l’aumento del prezzo del latte è salito al 27% agli allevatori lucani è riconosciuto un aumento del costo del latte conferito alla stalla di appena 5 centesimi al litro per un costo complessivo di 49 centesimi/litro. Come la Granarolo anche gli allevatori – sottolinea Michele Bove, allevatore e vice presidente Cia Potenza – subiscono i pesanti rincari di materie prime (mangime su tutti)  e di energia. Si pensi che prima della crisi internazionale con 1 litro di latte acquistavamo 2 litri di gasolio, oggi invece di vogliono 4 litri di latte per acquistare un litro di gasolio. Per non parlare delle bollette energetiche schizzate specie in questa caldissima estate che costringe gli allevatori a far ricorso maggiore all’energia per il benessere animale. Su tutto questo siamo sempre in attesa degli aiuti del Mipaaf e dei provvedimenti che saranno assunti al Tavolo Verde della Regione, ma intanto – dice Biove – sono già numerosi gli allevatori che abbattono una parte del bestiame per recuperare liquidità e perché non ce la fanno più. Vorremmo sapere sulla questione costi alla stalla e prezzi al supermercato – afferma il dirigente Cia – cosa stanno facendo l’Autorità Antitrust e le altre che hanno incarichi istituzionali di controllo.  

Gli allevamenti bovini da latte in Basilicata sono circa 400, con una produzione media di circa 3.500 q.li di latte giornaliero che ha diverse destinazioni e molteplici destinatari. Una parte di tali quantitativi vengono consegnati a importanti player, quali Granarolo e Parmalat. Una ulteriore quota è indirizzata a strutture di caseificazione di media dimensione campane e pugliesi. Un’altra parte viene trasformata da strutture casearie locali e una ulteriore e interessante quantità fa capo ai circa a 50 caseifici agricoli che lavorano esclusivamente latte di propria produzione.  Il resto della produzione (tra 800/1.000 q.li) è caratterizzato da una grande frammentazione basata su relazioni scarsamente strutturate ed ai limiti di una sostanziale precarietà.

Per la Cia urge mettere in campo efficaci azioni a partire da un costante confronto con tutti gli attori della filiera anche su base Regionale, serve un raccordo concreto con il mondo della trasformazione lattiero caseario, con quello del commercio e della distribuzione compreso la GDO oltre che quella locale.

In Basilicata urge aprire un dialogo con il sistema dei caseifici locali al fine di favorire cosi come già avviene a forme premiali di chi utilizza materie prime locali anche tramite accordi integrativi su base territoriale.

Infine è indispensabile esercitare un azione di monitoraggio e controllo complessivo sul sistema degli approvvigionamenti e delle produzioni tipiche e locali (richiamiamo l’esigenza di un marchio collettivo delle produzioni di qualità Lucane) come pure è assolutamente indispensabile contrastare con forza e con ogni mezzo le tante speculazioni e le varie turbative di mercato che oggi affliggono in particolare il comparto zootecnico che subisce il doppio danno aumento dei prezzi per produrre e mancato rispetto delle intese sulle quotazioni, basti pensare agli ingiustificati aumenti dei mezzi tecnici e dei servizi a cui ricorrono quotidianamente le oltre 2.000 aziende zootecniche professionali della nostra Regione, che sono altamente specializzate e producono materie prime di eccellenza e di grande qualità e come purtroppo registriamo non vengono ne valorizzate e ne adeguatamente quotate e remunerate.

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