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Oltre trenta scambi internazionali di studenti e docenti tra l’Università del Salento, la School of Management della Jinan University di Canton (Cina), la ‘Al-Farabi’ Kazak National University di Almaty (Kazakistan) e l’Università di Valona ‘Ismail Qemali’: è il bilancio del progetto di mobilità extra-UE “KA107-2019”, che si è concluso nei giorni scorsi con un incontro online.

«Possiamo definirlo una vera e propria “storia di resilienza”», dice il professor Claudio Petti, docente del Dipartimento di Ingegneria dell’innovazione UniSalento e responsabile scientifico del progetto assieme alle professoresse Valeria Specchia (DiSTeBA) e Monica Genesin (Studi Umanistici), «Più di due terzi del progetto si sono svolti, infatti, in piena pandemia, con le restrizioni alla mobilità internazionale che tutti conosciamo. Eppure la percentuale di completamento degli scambi del progetto è prossima al 100%, e questo non solo grazie all’utilizzo della possibilità di effettuare ‘scambi virtuali’, ma anche e soprattutto alla ‘mobilità tradizionale’ che ha comunque caratterizzato la maggior parte degli scambi del progetto, tutti svolti in quest’ultimo anno accademico. In particolare, tutti gli scambi con l’Albania sono stati svolti in presenza e sette studenti della Jinan hanno potuto passare lo scorso semestre presso UniSalento, l’unico programma di mobilità autorizzato nell’Ateneo cinese e tra i gruppi più nutriti usciti dall’intera Provincia del Guangdong».

I partner di progetto lavorano ora agli sviluppi di questa cooperazione: in programma ulteriori progetti di mobilità per estendere le opportunità di scambio a sempre più studenti, docenti e staff tecnico-amministrativo, una maggiore compenetrazione e qualificazione delle rispettive offerte formative attraverso le nuove modalità di collaborazione digitale sperimentate durante il progetto, la realizzazione di un “doppio titolo” per la laurea in “Scienze e tecniche della mediazione linguistica”.

«Le attività di progetti come questo hanno positive ricadute anche oltre il perimetro delle università coinvolte», aggiunge il professor Petti, «Come dimostrato dai risultati di un recentissimo studio curato dall’Università Ca’ Foscari in collaborazione con l’INDIRE, esiste infatti una significativa correlazione tra i flussi di studenti Erasmus, le esportazioni e i flussi turistici. In sintesi, i beneficiari di questi scambi divengono ‘ambasciatori’ della cultura e delle attività dei territori da cui partono e che visitano, di cui questi progetti e le collaborazioni universitarie su cui si imperniano sono il volano».

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