CASTROVILLARI

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“Tu non smettere mai di far vibrare le corde di quella tua racchetta, non
smettere mai di pregare per quelli che sono qui, ora, in pena per la tua
partenza nel Regno dell’Altissimo.Io ti custodisco e ti accompagno, per sempre, nella preghiera”. Così il Vescovo Francesco Savini dinanzi a   migliaia di cittadini e al sindaco Mimmo Lo Polito presenti dentro e fuori la Parrocchia dei Sacri Cuori,  ai funerali di Christian Satriani 20 anni perito sabato notte in un terribile incidente stradale nei paraggi del camposanto di Francavilla Marittima, mentre a bordo  di una Renault Captur stava facendo ritorno a casa dopo aver trascorso qualche ora di relax in compagnia in riva allo Jonio. Palloncini bianchi, racchette da tennis, lacrime agli occhi e morte nel cuore. E il pensiero all’Annunziata di Cosenza dove sta combattendo per sopravvivere L. U. 20 anni sottoposta ad un delicato intervento chirurgico e ancora in prognosi riservata, che viaggiava al fianco del suo fidanzatino coetaneo G.D.O. che invece grazie al Cielo, non ha subìto danni importanti se non un problema allo sterno. A presiedere le sacre funzioni, il Vescovo di Cassano Francesco Savino che seppur impegnato alla Cec, ha voluto essere presente ai funerali affidandosi al silenzio e alla preghiera, per manifestare il proprio cordoglio e la propria vicinanza a mamma Rosanna Franco, a papà Marco, al fratellino Luca, ai nonni della vittima Rocco e Maria Francesca e agli zii, Ferdinando e Raffaele, Gabriella e Giacomo, al cugino Giovanni e ai familiari tutti. “Caro Christian, ha detto il Vescovo Savino nella sua omelia- sapessi quale profondo dolore mi attraversa mentre ti scrivo e penso ai tuoi vent’anni strappati alla vita in questa primavera così insolita che, oggi, si incupisce con la tua perdita”. Che cosa ne sarà dei tuoi sogni? Delle tue felicità? Dei tuoi amori? Dei tuoi vent’anni “portati così, come si porta un maglione sformato su un paio di jeans”, cantava Guccini. Sì, perché tu hai dato forma ai tuoi anni. Non ti ho conosciuto forse mai di persona- ha detto il vice presidente nazionale della Cei- e di questo mi rammarico perché a sentire il bene ed il buono che di te si dice, ho perso occasione di incrociare degli occhi belli, degli occhi che donavano amore, che donavano gioia. Al tie-break con la vita non hai perso Christian, tu che eri
un campione nel tennis lo sai bene. Non hai perso perché ti sei lasciato accogliere da Gesù con l’umiltà e la gentilezza che ti hanno reso un campione anche fuori dai campi di gioco. So bene quanto avresti desiderato fermare il tempo un istante prima,
congelarlo per sempre, per conservare l’eterno splendore della tua età e lo avresti fatto respirando ancora, a pieni polmoni, questa beffarda primavera che tradotta nei tuoi anni è già estate. So bene anche quali e quanti siano gli interrogativi che, adesso, attanagliano la mente della tua mamma, del tuo papà, del tuo fratellino e di tutti coloro che, in qualsiasi modo, ti hanno amato.
Vorrei dire loro di custodire il mistero della tua morte per custodire la verità
della tua vita che è stata un abbandonarsi alle braccia di Dio. Vorrei dir loro di non cadere nella tentazione di credere ad un Dio del silenzio, ad un Dio che tace di fronte ai grandi interrogativi, lasciandoci inascoltati e soli. Il
silenzio di Dio è solo il preludio della salvezza, l’ancoraggio alla fede è un desiderio, che sempre si rinnova, di speranza e consolazione. Gesù, il figlio amato, quando anche ha detto al Padre suo “perché mi hai abbandonato”, supportato dalla fede e
morente su una croce, ha saputo dar senso a quel silenzio, adagiandosi con fiducia all’abbraccio di Dio, suo Padre. Non potrò mai essere indifferente al dolore di quanti ti hanno amato ma so che il tuo vivere, così pieno di senso, darà loro il coraggio di farti rinascere, attraverso quella potentissima forma di incontro che è il ricordo e che è la preghiera. Quello stesso senso accompagnerà anche i tuoi cugini Giovanni e Lucrezia che con te hanno attraversato la paura della morte e che ora lottano cercando un nuovo
ancoraggio alla vita”, ha concluso monsignor Savino, donando parole di speranza, fratellanza e carità, seppur in un momento di estremo dolore.

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