La frazione di Gaudiano di Lavello abbandonata a se stessa 

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La viabilità provinciale è un problema sempre più grave. Sono stato di recente nella frazione Gaudiano di Lavello, non distante dalla mia città, Venosa.

Raggiungere Gaudiano, provenendo dalla città di Orazio, è un vero e proprio calvario. La SP 18, come più e più volte da me denunciato, è una vergogna tutta lucana. Alberi che si sviluppano e crescono dall’interno dei pochi guard-rail esistenti, cespugli che invadono le carreggiate, manto stradale ridotto ad una gruviera e in tantissimi punti caratterizzato da profonde buche, incroci stradali resi pericolosi dalla presenza di cumuli di terra che si sono depositati in anni e anni di incuria. Arrivati a Gaudiano, fa da padrone il degrado assoluto: segnaletica risalente a 40 anni fa, decine di cani randagi, immobili abbandonati, tombini saltati e pericolosissimi per pedoni ed automobilisti, erbacce ovunque, sciatteria dominante. Un simbolo fra tutti: un grosso albero bruciato che rappresenta un pericolo per l’incolumità delle persone pronto a crollare sulla strada e a trascinare con sé cavi elettrici penzolanti. Eppure, in questa piccola frazione, dove la laboriosità contadina ha contribuito allo sviluppo dell’area, si trovano gli uffici del Consorzio regionale di Bonifica. Paradossale assistere a questa situazione proprio davanti all’ingresso del Consorzio che dovrebbe rendere il verde e le campagne un piacere per il cuore e per la vista. Invece, il degrado sembra inghiottire tutto e tutti.Due gentili bariste, che con tenacia tengono aperto il “Bar Gaudiano”, unico esercizio presente nella piazzetta della frazione lavellese, mi hanno raccontato che la visita di qualche rappresentante delle istituzioni è una cosa più unica che rara. La politica è sempre più ripiegata su stessa, autoreferenziale, ipocrita ed incapace. A questa visione mi ribello. Ma la mia visita non finisce tra il pugno di abitazioni di Gaudiano. A poche centinaia di metri si trova un importante sito produttivo che trasforma il cosiddetto “oro rosso”. Anche qui l’intraprendenza e la passione degli operatori si scontra con tanta rabbia e sconforto. I circa 400 lavoratori che nel periodo di alta stagione raggiungono lo stabilimento di trasformazione dei pomodori (di proprietà della Regione ma gestito da un’azienda privata) mettono a repentaglio la loro vita per una strada – è un eufemismo chiamarla così – con crateri, senza segnaletica e senza alcuna manutenzione. Per non parlare delle centinaia di autotreni che fanno la spola tra Gaudiano e il resto d’Italia per distribuire un prodotto che si è fatto conoscere grazie al lavoro dei nostri agricoltori.A quanto pare, però, l’elenco dei fabbisogni delle strade provinciali non sta tenendo conto delle arterie dell’area nord della Basilicata, fondamentali per lo sviluppo economico e sociale. Venosa paga ingiustamente tanti anni di abbandono che hanno penalizzato e continuano a penalizzare, attività economiche e la crescita sociale di una Città che migliaia di persone proprio in questi giorni si accingono a visitare. A tutto ciò si aggiunge la beffa della SP “Oraziana” (costata oltre 100 milioni di euro e aperta dopo 40 anni di umiliante attesa) di recente chiusa per l’ennesimo cratere apertosi.Spero che il Presidente Bardi prenda in seria considerazione l’ennesimo grido di dolore che si alza da Venosa, da Gaudiano e dal Vulture Alto Bradano. Identico auspicio per il Presidente della Provincia di Potenza che non può ignorare quanto accade nell’ente dei cento Comuni.

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