IL NERO DI TROIA: dal mito alla scienza fra storia e racconti

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Presso l’Associazione Culturale Presenza Lucana, dopo la presentazione dello studio dal titolo “Si possono prevedere i terremoti?”, la cui risposta, a termine della conferenza, è stata NO, riprende, Venerdì 25 Novembre in Via Veneto 106/A, alle ore 18.00 con ingresso libero, la cartella di Enogastronomia con Giuseppe Baldassarre, medico geriatra, scrittore, sommelier e membro della Commissione Nazionale dell’AIS. L’autore dello studio, su “Il Nero di Troia”, torna, a distanza di un anno, nella programmazione dei Venerdì Culturali per chiudere il ciclo dei vini pugliesi iniziato con “Il Primitivo” e proseguito con “I Rosati” e il “Negroamaro”.

La storia di questo vino è racchiusa in un nuovo testo, di sicuro interesse, pubblicato da Giuseppe Baldassarre, nel 2016.

L’uva di Troia o nero di Troia compare nel 1875; prima di allora questa varietà si chiamava Uva di Canosa o vitigno di Canosa. Anche se quest’ultimo nome sembrerebbe voler legare l’origine di quest’uva all’Asia Minore e alle vicende dell’eroe greco Diomede, è più probabile che essa sia nata o si sia diffusa nell’agro canosino. Fra fine Ottocento e inizio Novecento l’uva era utilizzata per la produzione di robusti e apprezzatissimi vini da taglio, specie a Barletta e nell’agro di Cerignola; è una varietà oggi diffusa nel centro-nord della Puglia, e coltivata su una superficie di circa 2.500 ettari.

L’uva è’ dotata di enormi potenzialità sul piano enologico per l’ottima versatilità e per il grandissimo carattere che esprime specialmente nei vini rossi.

“Conquistano, del Nero di Troia, il colore intenso, l’elegante e inconfondibile corredo olfattivo e il gusto asciutto e corposo, sostenuto da una trama tannica d’incredibile personalità. Un altro aspetto di sicuro fascino è che le etichette migliori nelle annate più favorevoli manifestano una longevità davvero sorprendente”.(Baldassarre)

Rappresenta l’uva principale dei vini rossi e rosati di Castel del Monte e di Capitanata, ma può anche essere vinificata in bianco.

Le superfici dedicate a quest’uva sono destinate a crescere, in modo sensibile, nei prossimi anni, assicurando una massa critica di prodotto adeguata alle potenziali richieste di mercati non solo nazionali ma anche e soprattutto stranieri.

Di grande interesse sono stati i testi legati allo studio dei vitigni e vini pugliesi che il sommelier Baldassarre ha presentato a Presenza Lucana.

  • La riscoperta del Primitivo.
  • Il ritorno al Primitivo
  • Una terra vestita di rosa, un viaggio alla scoperta dei vini rosati pugliesi.
  • Negroamaro di Puglia: il gusto nascosto.

Nel 2011, in occasione dei centocinquant’anni dell’Unità d’Italia fu presentato dallo studioso Baldassarre, a Presenza Lucana, un saggio di grande interesse, dal titolo: “Il Risorgimento del Vino italiano: dal Barolo… al Primitivo”.

In apertura della serata di Venerdì, come programmato, Antonio Fornaro (Studioso e attento conoscitore di tradizioni popolari e storia di Taranto) presenterà “Pillole di Tarantinità” che, dalla scorsa settimana, sono legate alle festività natalizie.

Michele Santoro

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