A Sergio Mattarella – Presidente della Repubblica Italiana: La FRANA del DIRITTO

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MONTESCAGLIOSO 2013 ‐ La più GRANDE frana d’Europa ha seppellito sotto il fango dell’alluvione l’Articolo 3 della Costituzione Italiana.
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Egregio Presidente di tutti noi cittadini italiani,
ci sono dati che riferiscono che Lei riceve ogni anno circa 30mila lettere. Questa mia, di oggi 14 febbraio 2017, sarà una delle 100 lettere che si andrà ad aggiungere alle altre missive che quotidianamente giungono alla Sua attenzione. Chi la leggerà? Uno dei Suoi consiglieri? O altri collaboratori del Quirinale? Forse il Segretario generale?

Io vorrei che questo mio accorato appello giungesse nelle Sue proprie mani, direttamente a Lei, al mio Presidente. Vorrei che fossero i Suoi occhi a scorrere le parole del mio sentimento di indignazione ma anche della mia voglia di appartenenza alla Nostra amata “Famiglia Italia”. Vorrei arrivasse al suo cuore la frustrazione che provo nel ripercorrere le tappe della mia vita.

Se penso ai miei 40 anni di sacrifici e alla perdita TOTALE e ASSOLUTA dell’intero frutto del mio lavoro sono costretto a prendere atto che sulla bilancia della giustizia sociale, alla voce riferita al mio nome e al mio “conto” vedo solo la colonna dei tanti DOVERI assolti.
Dalla pagina della mia vita è tristemente scomparsa la parola DIRITTO.

Ecco il punto, ecco il motivo della mia richiesta di ascolto.

IN BREVE LA STORIA DELLA MIA VICENDA
Frana di Montescaglioso (MT) del 3 dicembre 2013

E’ stata definita da tecnici, studiosi e ricercatori come la “Frana più grande d’europa”.
L’evento franoso ha prodotto danni irreparabili ad abitazioni, imprese, aziende agricole. Sono state gravemente interrote strade collaterali di accesso alle proprietà e alla città sia provinciali che comunali. L’intera mia proprietà, (terreni, strutture ricettive e laboratoriali), è stata definitivamente compromessa. L’evento franoso ha cancellato una vita di lavoro e di importanti investimenti.
Alla data odierna, nonostante il riconoscimento emergenza, non ho ricevuto alcun riscontro istituzionale in merito:
1. alle valutazioni del danno subito;
2. al tipo di indennizzo;
3. ai tempi per la rilocazione della attività lavorativa.
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Alcuni dati tratti dalla
Relazione Finale
di cui all’art. 5 (b) della Convenzione Operativa tra il Commissario Delegato O.C.D.P.C. n. 151 del 21.2.2014 e l’istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ‐ ISPRA per monitoraggio e studi sulla frana.

“L’evento meteorico (30/11/2013 ‐ 2/12/2013), immediatamente precedente al fenomeno franoso, ha prodotto una pioggia cumulata di 157 mm a Matera e di 152 mm a Ginosa. Le analisi hanno mostrato che tali valori, in particolare quelli riferiti al 1/12/2013, sembrano rivestire dal punto di vista idrologico un carattere di eccezionalità, con tempi di ritorno calcolati sulla piovosità giornaliera oscillanti tra i 60 e i 140 anni.
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Le conclusioni di questo rapporto non lasciano dubbi:
L’intera mia proprietà, dotata di tutte le regolari concessioni tecnico_amministrative , edificata con immensi sacrifici è definitivamente compromessa. Oggi mi sento un uomo che ha perduto tutto ma che non ha ancora perduto la speranza. Da oggi, giorno dedicato all’amore, provo a vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo.
Solamente ora, ahimè, capisco che qui non mi è rimasto più niente, sento solo il lontano fragore della frana nelle orecchie, il freddo sulle gambe, il respiro dell’ingiustizia sociale nella mente e il peso del mio futuro e quello dei miei famigliari che grava sul cuore, e guardando come incantato il mondo intorno a me, per la prima volta nella mia vita, ho paura. Provo una INDIGNAZIONE che sale dall’intimo e riempie lo stomaco di una rabbia che non mi appartiene.
Qui la situazione è terribile, non posso più vivere un solo giorno in più in questa incertezza che sgretola il mondo intorno a me. Sto vivendo una “sfida” spietata sotto ogni aspetto: molti miei coetanei rimpiangono giorno e notte di essersi allontanati dalle loro radici. Io però non mi arrendo, spero ancora di farcela e di uscire a testa alta da questo inferno di melma.
Lei Presidente, non può nemmeno immaginare quanto io soffra ogni ora per quello che vedo e sento.
Ogni mattina mi alzo prestissimo al suono di una sveglia. E’ la campanella del mio giorno, so già che anche oggi non potrò fare nulla per cambiare lo stato delle cose.
Mi sento un uomo in trincea e come un buon soldato, dal fondo della mia buca, recupero carta e penna e scrivo alla persona più importante della mia famiglia.
Oggi giorno di San Valentino, affido questa mia lettera a Lei egregio Presidente, come ad un angelo custode.

Scrivo al mio Presidente, custode dei DIRITTI essenziali, chiedendo un incontro risolutore che faccia riaccendere la speranza.

Fiducioso e in attesa, cordiali saluti

Firma
Matteo Ditaranto

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