Questione Tecnoparco e podoliche sul Basento.

Mucche podoliche si abbeverano lungo il fiume Basento, in zona Ferrandina (MT), 2015. Nel 2013, i sindaci di Pisticci e Ferrandina, sollecitati dall’Asm (Dipartimento prevenzione collettiva della salute umana), hanno emesso con ordinanza che vieta “l’attingimento delle acque sotterranee e di falda e l’utilizzo delle stesse, per qualunque scopo, da parte d’insediamenti umani, produttivi e zootecnici presenti lungo la valle del Basento o in altre zone del territorio comunale”. © Vincenzo Montefinese

Con il seguente comunicato stampa, le
associazioni di tutela ambientale Cova Contro,
Movimento Tutela Valbasento, Medicina
Democratica e AIEA Valbasento esprimono le
loro osservazioni in merito all’Ordinanza n. 49
del 5 gennaio 2022 con cui il Sindaco di
Pisticci, dott. Domenico Albano, ha imposto
all’ASI di Matera e ad un proprietario terriero
locale di realizzare «manufatti idonei ad
impedire l’accesso di animali al pascolo
nell’area agricola attraversata dal canale di
scarico dell’impianto di smaltimento di rifiuti
liquidi dello stabilimento Tecnoparco Valbasento Spa». Tali considerazioni si estendono per
conoscenza anche alla Regione Basilicata, all’ARPAB e ai Carabinieri Forestali di Matera.
La prima osservazione riguarda il fatto che gli animali in questione continuano comunque ad
abbeverarsi lungo tutto il tratto del Fiume Basento, anche dopo che esso riceve le acque dello
scarico di Tecnoparco, con evidenti possibili ripercussioni sulla salute degli animali stessi e sulla
catena alimentare di filiera corta. Del resto, è noto a tutti che, da diversi anni a questa parte, non è
mai stata fatta rispettare neanche un’altra Ordinanza Sindacale (la n. 194 dell’11.12.2013) che
prevedeva il divieto di «attingimento delle acque sotterranee e di falda e l’utilizzo delle stesse, per
qualunque scopo, da parte di insediamenti umani, produttivi e zootecnici presenti lungo la valle del
Basento o in altre zone del territorio comunale», nonché la predisposizione da parte del Comune di
Pisticci di «un adeguato numero di cartelli informativi riportanti tale divieto nell’area interessata».
Viene spontaneo, perciò, porsi alcuni quesiti: l’attuale Ordinanza di Albano non si estende anche al
fiume Basento perché è ancora attiva quella dell’epoca Di Trani (che, invece, escludeva il canale di
Tecnoparco) o, nel frattempo, quell’Ordinanza è stata revocata e andrebbe pertanto rinnovata?
Inoltre, le associazioni scriventi chiedono con forza che il Sindaco o l’ARPAB rendano pubbliche le
analisi eseguite da quest’ultima nel 2020 e nel 2021, a cui si fa accenno nelle premesse
dell’Ordinanza 49/2022, e che attestano lo stato dello scarico di Tecnoparco e l’«anomala
colorazione scuro-rossastra» dell’acqua del Fiume Basento. Si chiede, inoltre, se i “manufatti”
imposti dal Sindaco, finalizzati a bloccare l’attingimento da parte degli animali, possano anche
inibire a cittadini e associazioni la possibilità di effettuare prelievi e analisi autonome da inviare ai
vari Enti di competenza.
Un’altra serie di osservazioni riguarda, invece, lo stato dell’arte burocratico della questione: se lo
stato di salute del Basento è così grave, come messo in luce dalla stessa Ordinanza, e se questo
è riconducibile allo scarico di Tecnoparco, è sufficiente inibirne l’accesso agli animali da
pascolo o andrebbero piuttosto intraprese azioni precauzionali più forti e risolutive, come
l’inibizione delle attività di smaltimento della stessa azienda? È giusto e normale che un
impianto con AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) scaduta da oltre 5 anni possa continuare
ad impattare in un’area ancora tutta da bonificare, come il SIN Val Basento? Esiste un parere
ministeriale positivo in tal senso (D.lgs. 152/2006, art. 252 c. 4-ter)?
Facciamo, inoltre, presente al Sindaco che manca anche il parere idro-ecologico regionale (D.lgs
152/2006, art. 101) sull’idoneità di Tecnoparco a scaricare nel Basento, soprattutto nei mesi di
magra fluviale quando lo scarico industriale, che toglie acqua agli agricoltori, supera per portata il
flusso minimo vitale del fiume stesso.

Riteniamo, poi, che non sia più procrastinabile per il
Sindaco, in quanto massima Autorità Sanitaria
presente sul territorio comunale, redigere e depositare,
in sede di Conferenza dei Servizi, un Parere Sanitario
Negativo (come disciplinato dal D.Lgs. 152/2006, art.
29-quater, c. 6), dato che questo è uno dei pochi
strumenti effettivi nelle sue mani per ostacolare il
rinnovo dell’AIA di Tecnoparco da parte della
Regione Basilicata.
Non possiamo che concludere questo comunicato in
modo provocatorio: dobbiamo recintare tutto il fiume Basento per evitare che pecore e cavalli, oltre
alle podoliche, si abbeverino qualche centinaio di metri più a valle rispetto allo scarico di
Tecnoparco o è il caso forse di iniziare a bonificare seriamente il fiume e punire gli inquinatori?
Oppure dobbiamo aspettare altri 12 mesi di screening comunale del Basento per ri-scoprire
anomalie evidenti da sempre? Ci rendiamo conto che, per il profitto di pochi privati e del Consorzio
Industriale di Matera, si avvelena da decenni un territorio e la sua immagine, in attesa che una
Regione in pieno conflitto di interessi possa migliorare i suoi controlli ambientali? Ma qualcuno a
Pisticci è ancora in grado di indignarsi davvero o le podoliche avvelenate sono le uniche innocenti
che meritano compassione?

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