La “cittadinanza limitata” al Sud

Annalisa Percoco, Centro Studi Sociali del Lavoro
Vincenzo Tortorelli, Segretario Generale UIL Basilicata
La geografia che emerge dal 32° Rapporto “Qualità della vita” realizzato da Il Sole 24 ore
sembra essere un “diario di viaggio” nei divari di cittadinanza tra Nord e Sud Italia.
Un divario che, prima ancora che negli indicatori economici, è disuguaglianza nelle condizioni
di vita.
I dati ci dicono che si è interrotta la convergenza sugli indicatori sociali tra province del Nord
e quelle del Sud, a partire dell’istruzione e dalla sanità.
E’ proprio questa condizione che rende le regioni del Sud più vulnerabili e maggiormente
esposte ai rischi sociali derivanti dal fortissimo impatto economico della crisi da Covid 19.
L’indagine promossa annualmente dal Sole 24 ore descrive la qualità della vita delle province
italiane sulla base di 90 indicatori suddivisi in sei macro-categorie tematiche (ciascuna
composta da 15 indicatori): ricchezza e consumi; affari e lavoro; ambiente e servizi;
demografia e salute; giustizia e sicurezza; cultura e tempo libero.
Per ciascuno dei 90 indicatori, mille punti vengono dati alla provincia con il valore migliore e
zero punti a quella con il peggiore. Il punteggio per le altre province si distribuisce in funzione
della distanza rispetto agli estremi (1000 e 0).
La classifica 2021 premia le province del Nord, collocando Trieste, Milano e Trento
rispettivamente al primo, secondo e terzo posto.
Più in generale, il Nord-Est si ritrova nella top ten con sette province  (comprese Bolzano,
Pordenone, Verona, Udine e Treviso) mentre tra le grandi città in risalita ci sono Roma (dal
32esimo al 13esimo posto) e Firenze (dal 27esimo all’11esimo). Bari (71esima) guadagna una
posizione, Napoli (90sima) ne guadagna due.
Per la prima volta c’è anche l’indice di Qualità della vita delle donne, che misura la geografia
dei divari di genere, in cui eccelle Treviso.
Su novanta indicatori le ultime posizioni sono popolate in ben 57 casi da province del Sud o
delle Isole, con Crotone che si conferma ultima, preceduta da Foggia e Trapani.
In estrema sintesi, è la rappresentazione di una Italia da ricucire, espressione di nuove
povertà che nei territori meridionali ledono le legittime aspirazioni dei cittadini al ben vivere.
Le province lucane confermano una capacità di garantire una “cittadinanza limitata”: Matera
si conferma al 74° posto, mentre Potenza scivola all’85°, perdendo ben 14 postazioni.
In che cosa performano meglio e in cosa peggio le due province lucane?
Matera fa registrare le sue peggiori performances rispetto ad alcuni indicatori strategici
rispetto al tema del benessere: emigrazione ospedaliera (104°), nuove imprese iscritte (100°),
riciclaggio e impiego di denaro (97°), raccolta differenziata (97°), affollamento negli istituti di
pena (101°), qualità della vita dei bambini (102°), librerie (102°), indice di sportività (100°).
Fa molto bene sulla qualità delle strutture ricettive (17°) a conferma della straordinaria
stagione di sviluppo turistico in vista del 2019, produzione di energia da fonti rinnovabili (5°),
verde storico (3°), spesa dei Comuni per cultura (3°).
La provincia di Potenza fa peggio in termini di infortuni sul lavoro, suo peggior risultato,
(107°), reddito medio da pensione di vecchiaia (103°), numero di ore Cig autorizzate (101),
posti letto nelle strutture ricettive (104°), saldo migratorio totale (103°), emigrazione
ospedaliera (102°), tasso di motorizzazione (101°) e piste ciclabili (103°), qualità della vita
dei giovani (104°), ristoranti ogni 1000 abitanti (105°), patrimonio museale in termini di
densità e rilevanza per 100 km 2 (102°).
Va meglio per start up innovative (8°), rapine (3°), indice di criminalità (8°), numero di medici
di medicina generale ogni 10.000 abitanti (8°).

Più in generale, i dati statistici confermano le grandi priorità di intervento per la Basilicata:
povertà, lavoro, potenziamento della rete territoriale sanitaria.
“Questa nuova geografia del benessere può fungere da bussola per orientare investimenti e
progetti del PNRR nella nostra regione” suggerisce Tortorelli. “Una fotografia delle
disuguaglianze, accentuate dalla pandemia, da cui dobbiamo ripartire per attuare in modo
efficace le tre missioni trasversali del Piano: ridurre i divari territoriali e di genere e
aumentare le opportunità per i giovani. Il PNRR richiederà la capacità di fare delle scelte e di
darci delle priorità, non possiamo pensare di mettere risorse nuove su progetti obsoleti e
superati”, aggiunge il Segretario UIL Basilicata.
Lo sviluppo concreto dei diritti di cittadinanza è la chiave fondamentale per mobilitare
l’enorme patrimonio di risorse umane, ambientali, culturali ancora inutilizzate presenti nel
Mezzogiorno.
Per ridurre le disuguaglianze – a partire da quelle territoriali, di genere e generazionali
documentate da questa indagine – è indispensabile imparare a misurare i risultati, come è del
resto nello spirito del PNRR che condiziona le erogazioni dei fondi al tassativo
raggiungimento di traguardi intermedi.
E, con la spinta di obiettivi voluti dalla normativa, migliorare ogni volta un po’ di più la qualità
della vita per i cittadini.
“E’ l’ultima occasione preziosa che abbiamo per compiere uno straordinario investimento
sulle persone, da cui passa il futuro della nostra regione. La chiave di successo sta nella
capacità di aggregare le migliori energie e competenze perché i progetti colgano gli obiettivi
attesi”, conclude Tortorelli.

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