Province ed Upi Basilicata protagoniste del Primo evento post Covid promosso dal Movimento Culturale “Lavoro e Sviluppo per la Basilicata” presieduto da Donato Covella.

L’occasione a San Fele per celebrare Pietro Fasanella docente in pensione e scrittore che ha raccontato con il suo libro “Cose di casa nostra” la storia della vita dei sanfelesi attraverso i racconti e il dialetto degli anziani. Uno spaccato di vita che ci riporta all’attualità e che fa riscoprire antichi valori di cui “sentiamo il bisogno nel ricostruire le comunità locali partendo dal basso” hanno evidenziato gli organizzatori dell’evento ed il Sindaco di San Fele, Donato Sperduto che ha fatto gli onori di casa nella Sala consiliare e sull’affaccio della porta del Vulture.
Il racconto di Fasanella, “come metafora della nostra storia di comunità solidale” ha spiegato Piero Marrese Presidente Upi Basilicata “in quella che è la nostra comune identità che dobbiamo esaltare attraverso i racconti del passato per proiettarci in un futuro di sviluppo condiviso di tutta la Regione, a dispetto di scelte che spesso non convincono le comunità locali e gli amministratori, come abbiamo spiegato proprio pochi giorni fa a Roma insieme ad altri 700 Sindaci italiani”.
Difendere ed esaltare le potenzialità del territorio, obiettivo del Movimento, come hanno spiegato Covella e Papaleo Antonio ma soprattutto guardare dentro l’anima dei lucani e raccoglierne i sentimenti che, come nel caso di Fasanella ben raccontato nel libro e nelle recensioni che sono state evidenziate, fanno capire che nonostante lo spopolamento c’è ancora una speranza di tenere viva questa regione, nonostante le “invasioni barbariche” e la “mortificazione continua delle nostre migliori menti come accade anche con la individuazione di professionalità esterne e lontane dalla nostra regione – è stato detto – che allontanano il Palazzo dalla sua gente e creano sfiducia in quelle strutture operative degli Enti che devono dare servizi efficienti. Se non conosci il territorio, come puoi rispondere ai bisogni veri dei Lucani”.
Il grido d’allarme del Movimento ha trovato nelle conclusioni del Presidente della Provincia di Potenza Rocco Guarino una qualche parola di speranza e di nuove riflessioni: “non possiamo rinunciare e subire passivamente ad una riduzione dei servizi essenziali per la tenuta dei nostri piccoli Comuni e bloccare così l’esodo. Ed ancora – ha aggiunto Guarino – non si può parlare di valutazione dei servizi solo in base ai costi. È mortificante della nostra intelligenza”. E poi l’affondo ed un messaggio forte alle politiche regionali da mettere in campo “la pandemia ci deve far affrontare con uno spirito nuovo e diverso i bisogni mutati delle nostre genti. Sostenere la cultura e chi la promuove, per esempio, ci rende liberi. Difendere le potenzialità del territorio esaltandole e non solo facendo calcoli economici sui costi (il caso del caro acqua ndr) significa ridisegnare il senso di appartenenza come è necessaria – ha sottolineato Guarino non senza mostrare preoccupazione – un’azione forte nelle politiche industriali. Il caso Stellantis e la scelta di fare lo stabilimento Gigafctory in Molise, ci fa molto preoccupare e noi amministratori locali, dobbiamo assumere iniziative forti per rivendicare il diritto alla tutela del lavoro e della tenuta del territorio lucano”.
Obiettivo questo che il Movimento Culturale pone al primo posto nel suo progetto di analisi dei fenomeni sociali ed economici Lucani.

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